Il baciamano fatto in piazza a Cateno De Luca anticipa forse un bacia-anello da fare a Papa Cateno? La pavidità e cortigianeria restano sempre, e vicendevolmente, in agguato…

Uno scatto pubblicato  su Facebook dalla coordinatrice regionale siciliana di +Europa, Palmira Mancuso, ritrae un consigliere comunale di Messina mentre in piazza, nella città dello Stretto, fa il baciamano a Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord e federatore della lista Libertà per le europee dell’8 e 9 giugno.

L’immagine è accompagnata da alcune righe di commento, che iniziano: “Da siciliana mi vergogno”.

Nel corso di un incontro elettorale, successivo alla pubblicazione del post, De Luca ha replicato alla giornalista e scherzando ha detto: “Stamattina siamo finiti sul New York Times”. E ha aggiunto che la persona ritratta mentre fa il baciamano, era soltanto “un amico, Ciccio Cipolla, che nel tentativo di salutarmi, tra tanta gente, ha finito per baciarmi la mano”.

Per la giornalista, invece, si è trattato di “un gesto di sottomissione. Chiedo a Ismaele La Vardera (vicepresidente della Commissione regionale antimafia ed esponente di ScN, ndr), se non ha nulla da dire sul baciamano”.

“Stiamo presentando una querela presso la Procura della Repubblica competente per diffamazione nei confronti di Palmira Mancuso. Il messaggio, accompagnato da una relativa foto, diffusa da lei attraverso l’uso di Facebook e ripreso da testate giornalistiche locali e nazionali, è altamente diffamatorio in quanto riporta valutazioni lesive della reputazione, coinvolgendo anche la parte politica rappresentata dall’On. Cateno De Luca” replica l’ufficio stampa di Sud chiama Nord (ScN). “Il contenuto del messaggio, legato alla foto postata, è penalmente rilevante ed aggravato in quanto proviene da un soggetto politico e giornalista – prosegue la nota – Il riferimento poi all’ On. Ismaele La Vardera, componente commissione Antimafia, è intenzionale ed è chiaramente mirato ad accostare un gesto goliardico ad un gesto che rientra nella tradizione mafiosa. Il messaggio, infatti, per come volontariamente distorto vuol rappresentare un parallelismo con il film il Padrino. Al contempo, stiamo procedendo a fare segnalazione all’Ordine dei Giornalisti e al competente comitato di disciplina territoriale per palese violazione del codice deontologico e comportamento scorretto”, prosegue la nota.

Antonio Gava, “o viceré”, che trattò con Br e camorra per liberare il suo fedelissimo Ciro Cirillo,  divenne ministro dell’Interno, disse che finalmente la camorra sarebbe stata combattuta con una cura omeopatica. Lui, Gava, non si curava delle malelingue e riceveva in vestaglia rossa gli elettori nel suo salotto napoletano, facendo loro baciare ‘u ciciniello, l’anello che solitamente sta al dito dei boss. Per camorra fu arrestato, processato e infine assolto. Chiese e ottenne anche un risarcimento di 140 mila euro.

L’uomo ha sempre espresso l’interiore tramite l’esteriore. Così anche il bacio dell’anello – e non della mano! – rifiutato dal Papa a Loreto, esprime il segno sponsale del vescovo per la Chiesa e la comunione dei fedeli nei confronti del Papa. Non è deferenza alla persona, ma adesione alla Chiesa. E per disposizione dell’ex Sant’Uffizio, il bacio ottiene al fedele anche l’indulgenza parziale. Non si sa se si sia trattato di un problema di detergente o di crema per le mani, fatto sta che quando gli sventurati fedeli presenti a Loreto hanno provato a baciare l’anello a papa Francesco, la sua mano si è defilata come un’anguilla. Il video sta girando un po’ dappertutto e, sinceramente, non è un bel vedere. Fanno pure pena queste persone che cercano di manifestare il loro attaccamento alla Sede di Pietro, attraverso questo gesto tanto semplice quanto espressivo, e che si ritrovano invece a inseguire la mano del papa o a baciare l’aria. 

I cerimoniali possono cambiare, ci mancherebbe. E di fatto sono stati cambiati. Però occorre prestare attenzione al tipo di cambiamento, perché abolire il bacio dell’anello episcopale – come de facto ha fatto l’attuale Arcivescovo di Bologna – o dell’anello pontificale, non è la stessa cosa che abolire i flabelli o i caudatari o ancora, per restare alle mani, le chiroteche. Cancellato questo gesto, quel che resta è una bella stretta di mano o magari una pacca sulla spalla; gesti che non esprimono più quello che il bacio all’anello è capace di comunicare.

Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di esprimere qualcosa di interiore tramite gesti esteriori, perché l’uomo è fatto così: di materia e di spirito, di interno ed esterno. Segno esterno ed interiorità sono profondamente legati e si influenzano reciprocamente: il segno esterno richiama, esorta, corregge la nostra interiorità e quest’ultima dà sostanza al segno e lo richiede, come esigenza di straripare all’esterno la propria pienezza.

Nel suo ultimo libro Alzatevi, andiamo! (2004), San Giovanni Paolo II rifletteva sul simbolismo dell’anello episcopale: “L’anello, posto al dito del vescovo, significa che egli ha contratto un sacro sposalizio con la Chiesa: «Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo». Quest’anello, simbolo nuziale, è espressione del particolare legame del vescovo con la Chiesa”. L’anello episcopale esprime dunque innanzitutto lo sposalizio tra il Vescovo e la Chiesa, nella porzione di gregge che gli viene affidata. Esso indica anche il suo inserimento nella catena dei suoi predecessori: “L’anello mi ricorda anche la necessità di essere una robusta «maglia» nella catena di successione che mi unisce agli apostoli”. In entrambi i casi l’anello esprime un legame, una fedeltà: anello sponsale per “custodire illibata la santa Chiesa”, come afferma il Pontificale; anello che congiunge ai Dodici Apostoli e ai loro legittimi successori. Ecco: quando un fedele bacia l’anello episcopale, esprime comunione con la Chiesa (perché il bacio indica comunione), comunione con la catena ininterrotta dei successori degli Apostoli. Quando poi si tratta dell’anello del Sommo Pontefice, si capisce che si intende sottolineare la propria adesione alla Roccia su cui Cristo ha edificato la Chiesa.

Non si tratta di esprimere deferenza alla persona in sé, né di fare i baciapile e nemmeno – come hanno titolato ridicolmente alcuni giornali – di fare il baciamano galante, come se il Papa fosse una signora dell’alta nobilità da omaggiare a un pranzo di gala. Si bacia l’anello, non la mano.

Baciare l’anello indica non un riguardo umano, ma una volontà di comunione con quello che il Vescovo ed il Papa sono nel mistero della Chiesa. Ecco perché una disposizione del 1909 del Sant’Uffizio concedeva un’indulgenza parziale a quanti baciano l’anello episcopale. Ottimo antidoto al narcisismo: non è per quello che sei in quanto Tizio o Caio, ma per l’onere, prima che onore, che hai ricevuto senza alcun merito. Ed ottimo antidoto anche alla mania dei piani pastorali: la Chiesa concede la remissione delle pene solo per un gesto che esprime una convinzione di fede, e non per quello che tu, vescovo o papa, ti sei ingegnato a fare. Ci vuole tanta umiltà ad accettare che una, dieci, cento persone ricordino che non a te è data riverenza, ma a Dio che ha posto te, vaso di creta, a servizio del suo popolo.

“Va bè, è solo un segno”, penserà qualcuno. E’ vero. Ma attenzione: l’eccessiva rimozioni di segni, lascia il re nudo; e chi ha letto la storia di Andersen sa che a volere il re nudo è la disonestà di qualche farabutto e  a permetterla è la pavidità e cortigianeria di molti.

Pertanto il baciamano fatto a  Cateno De Luca non anticipa forse il bacio-anello da fare al futuro Papa Cateno….

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