Meloni e Schlein, al Festival dell’Economia di Trento, mettono a confronto i loro temi sulle urgenze del Paese

Sia la premier che la segretaria del Pd parlano dal Teatro sociale di Trento ospiti del Festival dell’Economia organizzato dal Gruppo 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma dell’ Trento, con la collaborazione del Comune e dell’Università di Trento.

Là dove tutte le tv hanno fallito, il Festival dell’Economia è riuscito: mettere a confronto le due leader. Seppur a distanza di due ore, Meloni e Schlein si sono confrontate sugli stessi temi e le stesse urgenze del paese.

Maria Latella e Mariolina Sesto raccolgono le parole di Giorgia Meloni ed Elly Schlein  al Festival dell’economia di Trento.

Il premierato. Visti i precedenti, ma chi glielo fa fare? “Ne vale sempre la pena, è una riforma necessaria all’Italia, una misura democratica ed economica. Modificando 7 articoli della Costituzione facciamo una piccola grande rivoluzione perché rimettiamo e il boccino delle decisioni nelle mani dei cittadini. E garantiamo stabilità al governo scelto dal popolo”. Poi c’è un motivo personale, aggiunge strappando un lungo applauso. “La mia vita oggi, quello che sto facendo, ha un senso perché quando hai finito puoi guardarti allo specchio e dire ‘ne valeva la pena’. La mia risposta è o la va o la spacca. Non sto qui a scaldare la sedia. «Io non sono il tipo di persona che riesce a ripagare con la vanità le sue rinunce… Attualmente la mia vita si svolge così: mi alzo la mattina, cerco di risolvere problemi, vado a dormire. Mediamente sto un’ora al giorno con mia figlia. Qualcuno pensa davvero che io posso fare questo avendo come unico obiettivo quello di rimanere a fare questo?».

Ospite del Festival dell’economia di Trento Giorgia Meloni parla della sua vita ’sacrificata’ da premier, a metà tra lo sfogo e l’orgoglio per il ruolo ricoperto. Una vita da stacanovista e mister Wolf nello stesso tempo, ’’al servizio’’ dei cittadini. La premier rivendica quanto fatto dal suo governo fino ad ora e ribadisce che non arretrerà di un millimetro sul premierato. »Per me vale la pena di fare questo vita -assicura la leader di via della Scrofa- se quando hai finito puoi guardare l’Italia e dire che ne valeva la pena. Quindi, io voglio lasciare qualcosa, e o la va o la spacca: nessuno mi chieda di scaldare la sedia e stare qui a sopravvivere, perché non sarei la persona giusta per ricoprire questo incarico. Da qui la ’’necessità’’ di fare la riforma del premierato con la quale «rimettiamo il boccino delle decisioni in mano ai cittadini». Non solo, il premierato è una «misura democratica e pure economica perché garantisce la stabilità di un governo e la stabilità è una misura di rafforzamento delle opportunità di crescita della Nazione». Il governo, spiega, «’è arrivato con un racconto delle piaghe d’Egitto, è chiaro che se vieni presentato come Attila l’Unno e invece sei Giorgia Meloni, è possibile che tranquillizzi per il fatto stesso di essere Meloni». La premier spiega perché, nonostante i conti pubblici in affanno, le agenzie di rating non hanno declassato l’Italia: «La solidità della maggioranza è importante. Nessuno vuole investire in una Nazione nella quale tutto cambia ogni anno. Quando hai tempo, quando la tua maggioranza non è sempre in bilico, puoi anche costruire una strategia e questo fa la differenza anche agli occhi di chi investe. Noi stiamo cercando di costruire una strategia. Sul premierato Elly Schlein mi potrà rispondere e mi risponderà. E’ la sfida di Giorgia Meloni.

«Siamo andati al confronto col governo. Il primo, l’unico, a giugno 2023. E quando siamo andati abbiamo portato sei proposte per rafforzare la stabilità dell’esecutivo con la sfiducia costruttiva. Non l’hanno nemmeno considerata» è la risposta di Elly Schlein.

Sul redditometro è Schlein che sferra il colpo: «Sul redditometro abbiamo visto un governo confuso: prima lo hanno messo, poi hanno fatto marcia indietro. Ha dimostrato grande incoerenza anche Giorgia Meloni. Ma soprattutto mi preoccupa un governo che in 19 mesi ha fatto 19 condoni, strizzando l’occhio ai furbi, in barba agli imprenditori onesti, a pensionati e dipendenti, e ai tanti lavoratori autonomi che con sacrificio pagano le tasse».

La premier riavvolge il filo al governo Renzi che normò l’accertamento sintetico (redditometro), poi abolito da Conte provocando un vuoto legislativo. “Voglio vederci chiaro. Bisogna ragionare sulla norma migliore che sia efficace sulla grande evasione, sui fatti intollerabili, e garantisca il cittadino. Io non ho cambiato idea”, precisa Meloni. “Eravamo contrari e siamo contrari. Oggi l’Autorità può muoversi nell’ambito dell’accertamento sintetico con eccessiva discrezionalità, da questo parte il lavoro del viceministro Leo. Che dice: occorre fare una norma che, a garanzia dei contribuenti, non dia dei poteri illimitati rispetto a questo tipo di accertamenti. Una cosa è colpire chi gira col Ferrari e si dichiara nullatenente; altra cosa è infilare nell’ordinamento un’altra norma che vessa il cittadino comune”.

I riflettori si spostano poi sul Superbonus. Abolirlo è stata una misura impopolare, forse, “ma quanto arrivi al costo dell’intero Pnrr per ristrutturare meno del 4% del patrimonio edilizio, per di più seconde case, devi dare una stretta”. Dovete fare cassa, suggerisce la giornalista. «Io non ho bisogno di fare cassa sul superbonus ma di limitare l’emorragia perché i nostri conti non la reggono e non produce quanto promesso, a livello di Pil» dice la premier spiegando che «quello che stiamo facendo sul superbonus per molti è impopolare ma quando si viaggia a costi di 220 miliardi di euro, come il Pnrr, per ristrutturare il 4% degli immobili, una stretta la devi mettere altrimenti rischi di andare fuori controllo».

Quando la domanda sul superbonus viene rivolta a Schlein, dalla segreteria dem arriva una stilettata alla leader di Fdi: «È innegabile che la misura nel momento in cui è stata presa ha cercato di dare una spinta all’economia. Il rimbalzo c’è stato. La cosa che trovo molto ipocrita da parte di Meloni e il governo è che quando sono state votate le proroghe al Superbonus, loro le hanno votate. Loro nel gennaio 2023 hanno bloccato la cessione dei crediti e non hanno fatto nulla in questo anno se non dare la proroga alle villette su cui tanto si sono scagliati. Hanno sempre due facce».

«Schlein parla di lavoro povero? Grazie alla segretaria del Pd perché ci ricorda i disastri della sinistra al governo” incalza la premier Meloni al Festival di Economia a Trento. «Puo’ chiedere a Schlein cosa ne pensa dei risultati portati da loro quando erano al governo. Io sono fiera che in un anno e mezzo abbiamo fatto ricrescere i salari. Quando siamo arrivati al governo i lavoratori che attendevano il rinnovo del contratto erano il 54% oggi sono il 35%» suggerisce la premier. E aggiunge: «Noi cercheremo di fare meglio, però le lezioni da chi ha fatto calare dell’1,5% i salari quando era al governo no» rivendica la premier.

La parola a Schlein poche ore dopo. «Come rispondo? a Meloni sul tema lavoro? L’ho fatto più volte, se la sinistra avesse fatto tutto bene una come me non avrebbe mai vinto le primarie del Pd. Ma chiedo io a lei, dopo 19 mesi di governo, per quanto tempo intende scaricare le responsabilità sui governi precedenti anziché assumersi le sue?” risponde la segretaria Pd.

“Non accetto lezioni da chi quando era al governo ha fatto scendere i salari dell’1,9%”, ha detto ancora Meloni rispondendo alle critiche di Elly Schlein. “La ringrazio per ricordarci i disastri della sinistra nei suoi 10 anni di governo. È vero che oggi i salari crescono meno di quanto crescano in Francia ma negli anni precedenti al Covid i salari diminuivano dell’1,5% mentre in Germania aumentavano del 16% e in Francia del 9%. Può chiedere questo alla segretaria del Pd, cosa pensa dei risultati portati sui salari dalla sinistra al governo. Il debito pubblico è un peso enorme ma le agenzie di rating ci hanno risparmiato perché? “Per la stabilità e la solidità della maggioranza, nessuno vuole investire in una nazione dove tutto cambia ogni anno, se non sei in bilico riesci a costruire una strategia. La novità  è che abbiamo un’idea di Paese, ma può piacere o no, ma l’abbiamo”. TeleMeloni? La sinistra mastica amaro perché non c’è più TelePd. “Il problema della sinistra è che ritiene di avere più diritti degli altri. Quel mondo è finito, finito”, scandisce la premier. Che racconta di essersi imbattuta nel post di una candidata 5stelle che ha pubblicato la foto di lei a cena con Sigfrido Ranucci invitando a votare 5Selle e a esprimere la preferenza per lei. “Nulla di male, per carità. Provate a immaginare, però, cosa sarebbe successo se avessi fatto una foto con il direttore del Tg1 Gianmarco Chioccicon sotto scritto  ‘vota Fdi e scrivi Giorgia’. Si sarebbero chieste le dimissioni di Chiocci. Io non chiedo le dimissioni di nessuno ma non tollero due pesi e due misure”.

Stellantis irriconoscenti? «Sfonda una porta aperta, non è solo irriconoscenza, ma non è possibile che siamo un Paese dove il pubblico ha dato dato e dato e poi permette di spostarsi altrove. vedo anche le responsabilità di un pubblico che deve essere più forte con una chiara legge sulle delocalizzazioni” chiarisce il suo pensiero la segretaria Pd Elly Schlein. Dazi sulle auto elettriche cinesi? “Non sono aprioristicamente contraria, bisogna valutare pro e contro. Non possiamo immaginare una competizione sfrenata con prodotti che vengono da paesi con standard di tutela ambientale e sociale non rispettati. Il protezionismo tout court non è la strada, ma non siamo un’isola».

Capitolo europee. Cambi di equilibri, spostamenti a destra, che succede? “Penso che ci siano margini di cambiamento in Europa”, dice Meloni guardando al voto dell’8 e 9 giugno. “Con gli choc post pandemia e post aggressione in Ucraina, l’Europa ha dovuto piano piano rivedere le sue strategie, perché le maggioranze arcobaleno non funzionano in Italia e non potevano funzionare in Europa. Non hanno una visione, non hanno una strategia”. Su Marine Le Pen, che ha preso le distanze dalla destra estrema tedesca di Adf, nessun equivoco. “Abbiamo dei punti in comune con Rassemblement national. Penso al contrasto all’immigrazione illegale, all’approccio alla transizione verde, alla difesa della identità culturale europea”. Su alcuni temi si può collaborare, è già capitato, dice la premier che esclude un’unificazione tra i conservatori di Ecr e Id. ”Le Pen è in Id e non credo che cambi gruppo. Non c’è in vista alcuna forma di unificazione fra il partito dei Conservatori e Id. Ciò non toglie che su alcuni temi si possa collaborare come già avviene. In Ue capita che partiti provenienti da famiglie politiche diverse si ritrovino votare insieme sugli stessi dossier”.

“Ho seguito con grande attenzione l’intervista di Giorgia Meloni qui al Festival dell’Economia di Trento. Sono rimasta stupita che non cogliesse l’occasione per dire una parola sulla situazione della Liguria e sull’arresto di Giovanni Toti. È il silenzio degli indecenti, ormai subisce il diktat di Salvini che chiede a Toti di resistere, ma chi rischia di non resistere è la Regione Liguria che non merita di rimanere bloccata e di non poter voltare pagina e ripartire perché è appesa a un’indagine da cui emerge un quadro molto grave. Sulle responsabilità penali lavorerà la magistratura, ma c’è una questione di opportunità politica per cui non si capisce cosa aspetti il presidente Giovanni Toti a dare le dimissioni e a permettere alla Liguria di voltare pagina e di andare avanti“, afferma Elly Schlein.

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