Giorgia Meloni e Pnrr: ‘Necessarie verifiche con l’Ue’

Il governo italiano, a inizio novembre, ha incassato il via libera dalla Commissione europea sulla seconda tranche da 21 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dopo la prima da 21 miliardi ad aprile, e il prefinanziamento di 24,9 miliardi di agosto 2021.

Per ricevere la terza tranche da 19 miliardi l’Italia è chiamata al completamento di 39 milestone e 16 obiettivi, tra cui, entro fine anno, l’approvazione della legge annuale sulla concorrenza e la riforma dei servizi pubblici locali, quella della giustizia e del mercato del lavoro.

Proprio in vista dei nuovi finanziamenti, una delegazione di tecnici della Commissione europea ha in programma di svolgere una missione in Italia, presumibilmente all’inizio di dicembre 2022, per uno scambio di vedute con il nuovo governo sulle possibili richieste di integrazione del Pnrr che potrebbero pervenire dall’esecutivo.

La premier ha  sottolineato che, l’Italia si trova nella fase in cui si è chiamati ad affrontare concretamente l’avvio dei cantieri per questo ovviamente è necessario accelerare “l’iter di approvazione dei progetti e rilascio dei pareri”, aggiungendo che “nel passaggio tra assegnazione e utilizzazione delle risorse ovviamente come era inevitabile emergono tutti i problemi di sistema di regole rigide frammentate e complesse”. Poi ha aggiunto: “Oggi siamo nella fase in cui siamo chiamati ad affrontare concretamente l’avvio dei cantieri per questo ovviamente è necessario accelerare l’iter di approvazione dei progetti e rilascio dei pareri, è un tema enorme: siamo assolutamente aperti a ogni contributo utile. Nel passaggio tra assegnazione e utilizzazione delle risorse ovviamente come era inevitabile emergono tutti i problemi di sistema di regole rigide frammentate e complesse. Servono norme certe, semplici, stabili“.

La presidente del Consiglio ha ricordato: “Come ha detto il presidente Mattarella, il Pnrr è un appuntamento che l’Italia non può eludere, una straordinaria opportunità per modernizzare l’Italia: perché le risorse non rimangano sulla carta sono importanti Comuni, Province e Regioni. Il Governo è pronto a fare tutto il possibile per consentire ai Comuni di svolgere il ruolo al meglio. Negli ultimi anni sono stati fondamentali per le opere pubbliche, senza più l’intermediazione delle Regioni: un’innovazione importante ma anche una sfida, e i Comuni hanno bisogno del sostegno dello Stato”.

Giorgia Meloni, dinanzi all’assemblea dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ha sottolineato la necessità di “verificare con l’Ue le misure più idonee ad aggiornare il Pnrr”.

Non si è fatta attendere la risposta della Commissione europea, che si attende “nei prossimi mesi diverse richieste di emendamenti dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, si prevede anche dell’Italia”. Le richieste di revisione – spiegano fonti dell’esecutivo europeo – arriveranno “nel primo trimestre dell’anno prossimo”.

L’Italia non ha ancora presentato una richiesta di revisione del Pnrr, mentre martedì scorso, in occasione della presentazione del pacchetto d’autunno, era emerso che al momento solo il Lussemburgo ha formalizzato una richiesta di revisione.

Non è la prima volta che Meloni solleva dubbi e critiche sul Pnrr. Lo aveva fatto in campagna elettorale, lo ha ribadito nelle ultime settimane tirando una stoccata al Governo Draghi, colpevole di aver convocato la cabina di regia solo due volte.

Un gran fiume di soldi sta arrivando e politici ed amministratori fanno a gara per prendersi il merito, facendo i conti con il pallottoliere sulla quantità di finanziamenti in arrivo. Il problema è che tutti stanno alla larga sull’altra domanda. Che non è quanti soldi arrivano. Ma, piuttosto, come vengono spesi.

Ed è su questo avverbio scivoloso, il “come”, che nascono le perplessità. Già i dati del Ministero della Cultura, a leggerli bene, raccontano una sproporzione: per il restauro delle chiese, si spende undici volte in più rispetto al recupero o alla costruzione dei teatri e dei musei. Come è possibile? È semplice. Gli edifici di culto appartengono al Fec, l’apposito fondo istituito presso il ministero dell’Interno. La gestione avviene a Roma. Da lì partono i progetti. Solo in provincia di Trapani verranno spesi ventidue milioni di euro per il restauro di ventuno chiese.

Teatri e musei, invece, appartengono a Comuni, Fondazioni, o alla Regione Siciliana. I progetti presentati sono stati pochi, e per lo più bocciati. E quello che sta mettendo in luce la complessa vicenda del Pnrr in questi mesi è proprio che a livello locale, nel profondo Sud, ci sono evidenti lacune nella capacità di progettazione. Tutti vogliono i soldi, nessuno sa come spenderli, alcuni si inventano le idee più strampalate. Gli esempi già sono tanti.

La piega che sta prendendo l’attuazione del Pnrr  è  questa: tanti soldi, poche idee, molta confusione. E i progetti che funzionano sono quelli che hanno una regia esterna. Ad esempio quelli gestiti, nei trasporti, da Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, che da un lato prevede l’interramento di passaggi a livello e il restauro delle stazioni, dall’altro l’ammodernamento della ferrovia, per un totale di 2,3 miliardi di euro.

E man mano che si passa all’incasso, fa capolino un’altra domanda, che presto prenderà il posto del “come”. E la domanda è: e ora? I sindaci sono i primi ad ammetterlo: molti di loro hanno dichiarato candidamente di non aver presentato, ad esempio, richieste di finanziamento per gli asili nido, perché nessuno gli ha spiegato chi e come li terrà poi aperti. Stessa cosa avviene con i finanziamenti per le politiche abitative.

Il tema è come trasformare le risorse uniche del Pnrr in risultati concreti. Ci vogliono capacità organizzative, e di programmazione, che da queste parti mancano. I cantieri meridionali sono ad alto rischio fallimento, come denuncia l’ultimo rapporto Svimez. Mentre in Italia per completare una infrastruttura occorrono in media mille giorni al sud ci vogliono 450 giorni in più.

L’Italia potrebbe seguire l’esempio del Lussemburgo e chiedere all’Europa una revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

 

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