Fisco, entro marzo la riforma in CdM: come può cambiare

Il viceministro all’Economia con delega al fisco Maurizio Leo anticipa i punti cardine del testo che sarà portato all’attenzione del governo in primavera

Il testo della riforma fiscale sarà pronto per essere presentato in Consiglio dei Ministri entro marzo. Lo ha assicurato il viceministro all’Economia con delega al fisco Maurizio Leo durante un convegno promosso dall’Associazione nazionale commercialisti.

“Un testo sul quale ci confronteremo preventivamente con l’amministrazione finanziaria, l’Agenzia delle Entrate, i professionisti e le forze politiche in modo da poter recepire i suggerimenti necessari a una riforma complessiva ed efficace – ha spiegato il viceministro –. Sarà una legge delega che terrà ovviamente conto delle regole UE e di quelle generali e tra i punti fondamentali inseriremo una semplificazione del calendario degli adempimenti e del meccanismo dei versamenti oltre a una revisione del sistema sanzionatorio”.

I punti cardine della riforma

Il viceministro Leo ha anticipato che la legge delega sarà strutturata in quattro parti. Una prima parte “riguarderà i principi“, con un armonizzazione dei principi Ue, internazionali e lo Statuto dei contribuenti. In questa parte sarà prevista una “razionalizzazione degli interpelli”, mentre una seconda parte riguarderà i tributi.

Il cuore della riforma sarà rappresentato dai procedimenti. Il ministro Leo ha fatto sapere che ne saranno previsti quattro: il primo è il procedimento dichiarativo, per il quale prevedo una semplificazione del calendario degli adempimenti e del meccanismo dei versamenti. Il secondo procedimento riguarda l’accertamento che cambierà con la riforma. In particolare il viceministro prevede per le imprese di minori dimensioni un “concordato preventivo biennale”. Il terzo procedimento sul quale la riforma interverrà sarà quella della riscossione. Infine l’ultimo procedimento sarà il contenzioso tributario.

Il Codice tributario

Un’ulteriore parte della riforma riguarderà i Testi unici per arrivare poi alla stesura del Codice tributario. Il viceministro Leo in più di un’occasione ha già fornito altri elementi dell’impostazione generale della riforma.

Per quel che riguarda l’Irpef, ad esempio, dovrebbe essere confermato il ‘modello duale già discusso e in parte attuato, distinguendo i redditi da lavoro, soggetti a una progressività, da quelli da investimento in capitale e immobili, per i quali varrà un’imposta proporzionale.

Per le aliquote si è parlato di un “addolcimento”. Con la prospettiva di ridurle anche a tre, “ferma restando la necessità di individuare le dovute coperture, senza scostamenti di bilancio”. Un altro caposaldo sarà l’introduzione del quoziente familiare, richiamato dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni a fine anno.

L’obiettivo della riforma

“L’ultima vera riforma in questo settore risale agli anni ’70 dopo di che abbiamo subito un diluvio di norme e provvedimenti tampone. Ciò ha fatto del nostro sistema fiscale – ha spiegato Leo – uno dei più complessi e insostenibili al mondo. Dobbiamo dunque procedere a una riforma che riequilibri il rapporto tra fisco e contribuente”.

“In quest’ottica – ha aggiunto il viceministro – ci siamo già mossi approvando una tregua fiscale, che sfido chiunque a chiamare condono, per venire in soccorso a cittadini e imprese che non erano in grado di pagare in unica soluzione la massa di cartelle ricevute. Partendo dagli omessi versamenti abbiamo scelto di applicare la sanzione più bassa e concedere 5 anni di dilazione. Abbiamo favorito i ravvedimenti operosi con un lasso temporale biennale così come per gli avvisi di accertamento e altre misure”. “L’obiettivo è rendere sostenibile il pagamento, risalendo tutta la filiera del rapporto fisco – contribuente”, ha concluso.

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