Da Strasburgo gli uscenti del Pd avvertono la Schlein sulle liste per le europee: ‘Valorizzare gli uscenti, non le candidature civili’

“Non sappiano nulla su liste e candidati, lavora la segretaria…”.  La delegazione degli eurodeputati Pd uscenti,  che sono quindici, dal capogruppo Benifei al dottor Bartolo, dalla vicepresidente Pina Picierno alla presidente della Commissione economica Irene Tinagli, dall’ex sindaco Variati, campione di preferenze, alla politologa Elisabetta Gualmini, sono insoddisfatti della linea politica di Elly Schlein sulle candidature Pd per le europee.

A giugno, se le cose vanno come devono, ne dovrebbero entrare altrettanti e forse scattare anche un paio in più. Il punto è che la segretaria vuole un “profondo ricambio”. E agli uscenti non piacciono i criteri adottati per selezionare i nomi nuovi. Nel partito è iniziata la più classica delle guerre tra correnti, proprio quelle che la segretaria era convinta di aver sotterrato per sempre. I 15 eurodeputati  hanno pensato di battere un colpo.

Si sono riuniti a Strasburgo,  qualcuno era collegato, senza la segretaria, e hanno “affrontato il tema del programma, degli obiettivi raggiunti e ciò su cui vogliamo impegnarci per il futuro”. Soprattutto, si spiega, “abbiamo posto il tema della valorizzazione degli uscenti nella posizione della lista per il lavoro svolto, per le battaglie portate avanti e per dare continuità” al lavoro impostato in Europa. Non farlo “suonerebbe come una bocciatura”. Tradotto e semplificato, non pensate di farci fuori perché non ve lo permetteremo. Non è una dichiarazione di guerra ma un avvertimento in piena regola.

Che prende le mosse dal fatto che, pur senza ufficialità, stanno girando nomi e candidature di esterni e “civici” che, se fossero confermati, nei fatti cancellerebbero due terzi dell’attuale squadra di eurodeputati. Il tutto, per altro, come dice uno di loro “senza aver neppure chiarito se la segretaria sarà candidata oppure no. Anche questa incertezza non è un bel segnale”. Così come non è un bel segnale aspettare e vedere cosa fa la premier. “Schlein decida cosa fare e il resto, anche, viene di conseguenza”.

Giovedì il presidente del partito Stefano Bonaccini, che guida la corrente dei riformisti del partito, quella che guarda alla primaria missione del Pd, essere un partito a vocazione maggioritaria e di governo, ha incontrato la segretaria e insieme hanno voluto firmare un comunicato che parla di “sintesi” e “soluzioni”. Si spera che  la Pasqua porti consiglio.  Le liste vanno chiuse entro fine aprile e, nei limiti del possibile, sarebbe utile consentire ai candidati qualche vantaggio sulla campagna elettorale che sarà durissima.

Da Strasburgo al Nazareno il messaggio è molto chiaro ed esplicito: Schlein deve valorizzare gli uscenti, il mix con le candidature della società civile – giornalisti pluridecorati come Lucia Annunziata e Marco Tarquinio o anche punti di riferimento internazionali nel mondo del volontariato come Cecilia Strada – può andare bene ma con giudizio e, soprattutto, se in linea con il programma del partito. E francamente, come hanno fatto più volte notare  deputati come Lia Quartapelle ed ex ministri come Lorenzo Guerini, cosa hanno in comune la linea di Tarquinio o di Cecilia Strada con la posizione del Pd sull’Ucraina? E anche su Israele? E sull’immigrazione? Il capodelegazione a Bruxelles Brando Benifei riferirà nei prossimi giorni al responsabile Organizzazione dem Igor Taruffi quanto venuto fuori dalla riunione.

Sarebbe emersa anche la contrarietà alla formula del “panino”: una candidatura civica femminile alla guida delle liste, un uomo al secondo posto e la segretaria al terzo. “Questo schema penalizzerebbe sia le candidature civiche che le donne uscenti ma anche la stessa Schlein che non farebbe il pieno di voti”. Molto più utile – e sicuro per qualcuno – un “mix tra candidature civiche e dirigenti di partito sia nuovi che uscenti”. Se qualcuno dei quindici uscenti fosse candidato in posizione “troppo sfavorevole”, valuterebbe l’ipotesi di una rinuncia in chiave molto polemica.

Il problema Schlein lo ha un po’ in tutte e cinque le circoscrizioni. Nel nord est ci sono alcuni nomi che dovrebbero essere bloccati, cioè sicuri, come Bonaccini (il suo mandato come governatore dell’Emilia Romagna scade a gennaio). Puntano alla conferma anche Elisabetta Gualmini, Irene Tinagli e Alessandra Moretti. Il caos è soprattutto nella circoscrizione centro dove si registra un vero e proprio affollamento. C’è il sindaco uscente di Firenze Dario Nardella (candidato di Franceschini),  al centro di una polemica perché l’università Luiss ha cancellato un evento previsto il 4 aprile giudicandolo “campagna elettorale”. Ma c’è anche un altro sindaco molto popolare come Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro che punta all’Europa. E però Schlein deve piazzare anche Nicola Zingaretti, l’amica Bonafoni e qualche uscente come Brando Benifei. Affollata anche la situazione al sud. Meno nelle isole.  Urge parlare chiaro e fare scelte altrettanto chiare. Il tempo è quasi scaduto.

La partita a scacchi verso il voto di giugno, quindi, si gioca sui nomi decisi dalla segretaria. Le perplessità, se non veri e propri mal di pancia, aumentano giorno dopo giorno. Il metodo-Schlein è contestato sia dalla parte riformista – o quel poco che ne rimane – del Pd, sia dall’ala più massimalista vicina alla segretaria.

I dossier sul tavolo dei vertici democratici sono fondamentalmente tre. La prima questione, sollevata dalle stesse parlamentari del Pd, riguarda la riconferma delle eurodeputate dem a caccia sia di un posto favorevole nelle liste sia di un seggio sicuro a Bruxelles. Il problema di fondo? È presto detto: la scelta di Schlein di puntare tutto, o quasi, su candidature “esterne” potrebbe penalizzare l’intero reparto femminile del Nazareno. Una sorta di commissariamento dall’alto che non convince affatto la dirigenza dem.

La seconda questione è  nella  candidatura dell’ex direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ennesimo cortocircuito della sinistra. Una personalità esterna al partito, contrario agli aiuti militari all’Ucraina e fieramente contrario all’aborto. L’esatto contrario del Pd a trazione Alessandro Zan sui diritti civili. E dal fronte riformista provocano: ‘Tarquinio è contrario all’aborto, cosa ne pensa Alessandro Zan?’. La deputata Lia Quartapelle, vicina all’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, pressa: ‘Se si vuole imporre un cambiamento di rotta politica, lo si faccia apertamente, con una discussione esplicita negli organismi di partito deputati, non con le candidature’.

La terza questione è, allo stesso tempo,  tragica e involontariamente comica. La rivolta rosa contro la segretaria e le candidature civiche – spesso contradditorie – in casa dem, hanno distolto l’attenzione dal vero nodo politico dell’intero panorama del Partito democratico: la mancanza totale di una rappresentanza solida del mondo del lavoro e dei ceti meno abbienti della società. Il nuovo Pd della Ztl, intento a discutere di posizioni strategiche in lista e personalità di spicco esterne, si è dimentica della sua vecchia natura, ormai  dimenticata.

Andrea Orlando ha  sollevato un dubbio: ‘Mi auguro che nelle liste – ha detto l’ex ministro della Giustizia – ci sia anche qualche rappresentante dei ceti meno abbienti, dei precari, del mondo del lavoro’.

Il Pd che piace ad Elly Schlein è sicuramente quello che Fortebraccio definiva ‘radical chic’.

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