Congresso Forza Italia, Tajani eletto segretario nel segno di Berlusconi: ‘Chi combatte per la libertà non è mai solo’

«Chi combatte per la libertà non è mai solo» : le parole di Silvio Berlusconi risuonano al Palacongressi di Roma. La stereofonia propone il jingle che accompagnò la discesa in campo del Cavaliere, nel 1994. E le centinaia di bandiere, di spillette, di badge ricordano come in questi 30 anni il partito ideato da Berlusconi sia ancora lo stesso. Faremmo però un torto alla realtà se raccontassimo il congresso degli azzurri, terza gamba della coalizione di centrodestra e unica espressione italiana del PPE, come un’operazione nostalgica. Non lo consentono i volti dei militanti – 100.000 sono gli iscritti ufficiali, qui in 3000, trecento i giovani – chiamati a rieleggere il segretario, Antonio Tajani. Il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ha avuto partita facile: non c’erano altri candidati. Una dialettica c’è stata  per la conta per i Vicesegretari. Dai congressi locali sono arrivati a Roma 1309 delegati. Saranno la platea congressuale i quattro vice-segretari: Roberto Occhiuto, Deborah Bergamini, Alberto Cirio e Stefano Benigni.

Antonio Tajani è stato eletto per acclamazione e all’unanimità segretario di Forza Italia. Al termine del voto la platea del congresso azzurro, riunito all’Eur, ha scandito il coro “Antonio, Antonio”. “Grazie di cuore, anche per lo striscione, per la fiducia concessa, per la stima e l’amicizia”, sono state le prima parola pronunciate da Tajani, che ha riferito di aver ricevuto come primo messaggio di congratulazioni quello di Marina e Pier Silvio Berlusconi.  “Augurano buon lavoro anche in vista delle prossime elezioni europee, continuano a seguire con affetto quella che secondo noi la più bella creatura di Berlusconi”, ha detto il segretario, ringraziando poi la moglie e i figli: “La famiglia è sacra”. Oltre a Tajani sono stati eletti anche quattro vicesegretari: Roberto Occhiuto, Alberto Cirio, Deborah Bergamini e Stefano Benigni. Benigni però non è amato dalla base: era perfino uscito da Fi e sondato altri partiti, ma tant’è. In un frangente in cui tutti manifestano compattezza, i due gruppi dei «romani» e dei «lombardi» si contano dietro le quinte.

Tajani ha ammesso che “non sarà facile indossare fascia di capitano di Berlusconi”, ma “ce la metterò tutta. Sono felice, ma sento una grande responsabilità sulle spalle”. L’obiettivo è “coinvolgere il maggior numero di persone”, nella consapevolezza che “non si è buoni generali se non si è buoni soldati”. “Non sarò mai Maradona, cercherò di far sì che questo movimento coinvolga il maggior numero di persone, conterò molto sugli amministratori locali, dando vita a una sorta di consulta dei sindaci”, ha detto ancora il neosegretario nel suo discorso di investitura, aggiungendo che “qui non c’è un segretario, non ci sono 4 vice, non ci sono 3 capigruppo… C’è una classe dirigente nazionale che è in grado di essere punto di riferimento, da Milano a Roma a Pantelleria. Che è in grado di assumersi la responsabilità di guidare il Paese”.

“Non possiamo permetterci di avere un postificio, non possiamo permetterci di dividerci per piccole questioni, lo dobbiamo per rispetto a Berlusconi, non possiamo dividerci per piccoli interessi particolari”, ha detto ancora. Tajani, quindi, guardando anche alle europee, si è rivolto agli azzurri affermando che “c’è una fetta importante del Paese che guarda a noi con straordinaria attenzione”. “Lavoriamo inseguendo la vittoria, perseguendo un risultato, il regalo che possiamo fare a Berlusconi, dobbiamo dimostrare che siamo in grado di camminare con le nostre gambe”, ha proseguito, annunciando che “le cose dal punto di vista finanziario in Forza Italia vanno molto meglio, stanno crescendo i contributi spontanei, questo significa nel rispetto della legalità, che la situazione va meglio. Ringraziamo Fabio Roscioli, (tesoriere del partito, ndr) per aver messo a posto i nostri conti”.

E’ romano il leader, romano il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, e romano quello del Senato, Maurizio Gasparri. Arrivano le delegazioni degli altri partiti. C’è il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Peppe Provenzano per il Pd, Michele Gubitosa per M5S, Raffaella Paita per Iv. L’area azzurra degli ex socialisti, capitanata da Stefania Craxi, ha preparato ordine del giorno ‘riformista’ forte di 300 firme.

C’è Letizia Moratti che guida la Consulta delle imprese, e Eugenio Filograna per gli Autonomi e partite Iva. Paolo Berlusconi, dalla prima fila, saluta tutti. Davanti a lui interviene Tajani. «Non è facile. Mi trovo come un giocatore della squadra di Maradona che deve giocare la finale della champions ma Maradona non c’è più. La squadra siamo noi, la curva sono gli elettori, Maradona è Berlusconi», ha detto poi il segretario di FI Antonio Tajani. « Non c’è nessuna crisi nel centrodestra. Però non siamo uguali, siamo forze politiche diverse e se FI è al governo dobbiamo dire grazie al nostro Maradona che ha creato il sistema dell’alternanza e fermato la gioiosa macchina da guerra. Rivendichiamo il nostro ruolo». Eccolo, il senso del congresso: definire meglio una identità liberale per gli Azzurri, ancorarli all’Europa, distinguerli dai toni poco garantisti di Fdi e della Lega. Sfide aperte. Deborah Bergamini – che di Berlusconi era stata la portavoce – galvanizza la platea: «Da Silvio ho avuto tanti insegnamenti e ce ne sono due in particolare che mi porto piu’ stretti: il primo è il magnifico rapporto che lui aveva sempre con l’altro, la sua incrollabile fiducia nell’essere umano e nelle sue capacità. Questo principio è alla base di Forza Italia, un movimento liberale e molto solidale. Il secondo riguarda direttamente me: le volte in cui magari non sapevo cosa fare ed ero indecisa, mi rivolgevo a lui che mi consigliava: ‘imbocca sempre a grande velocita’ la strada che tutti ti sconsigliano’».

Giorgia Meloni fa capolino  con un videomessaggio: «Berlusconi è stato un uomo straordinario che ha segnato la storia recente. Il centrodestra non è un incidente della storia, una coalizione che sta insieme per impedire agli altri di andare al governo». Per tutti, da Von der Leyen a Weber, sarà Tajani a proseguire il lavoro iniziato da Silvio Berlusconi. Vedremo con quali numeri.

Al voto si proce per alzata di mano. Dopo le procedure di voto  l’intervento di Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, poi la proclamazione degli eletti, segretario e vice e infine, alle 18, l’intervento del neoeletto segretario nazionale.

Letizia Moratti, presidente della Consulta azzurra, si commuove al congresso di Forza Italia ricordando la figura di Silvio Berlusconi: “Chi cerca la libertà non è mai solo, diceva il nostro presidente Berlusconi. E noi siamo tanti, siamo tantissimi”, ha detto l’ex sindaca di Milano concludendo il suo intervento, con la voce rotta dall’emozione.

“La presenza numerosa di Forza Italia siciliana a questo congresso nazionale è motivo di grande soddisfazione per tutti noi che abbiamo lavorato in questi mesi per riorganizzarne la presenza e per confermare la sua vitalità ed il suo radicamento in un territorio storicamente importante per Forza Italia. Il nostro partito si conferma in Sicilia e in Italia il punto di riferimento per quanto, moderati, liberali e garantisti si riconoscono nei valori dell’europeismo. Con circa 120 delegati, Forza Italia siciliana è l’espressione di migliaia di militanti, simpatizzanti, amministratori locali che nel nome dei valori trasmessici da Silvio Berlusconi hanno sempre rappresentato un’asse portante del centrodestra. Con il rinnovato impegno e il rinnovato slancio dato da Antonio Tajani nel dare continuità a tutto il partito a livello nazionale, e col grande lavoro amministrativo portato avanti dal Presidente Schifani col suo governo, anche queste migliaia di militanti e simpatizzanti continueranno con passione ed entusiasmo a battersi per dare voce e risposte ai bisogni delle nostre comunità, delle nostre famiglie e delle nostre imprese, nel nome delle libertà di cui siamo sempre alfieri.”, dichiara Marcello Caruso, coordinatore siciliano di Forza Italia,  presente a Roma al congresso nazionale del partito.

La Sicilia che conta in Forza Italia, Schifani Presidente del Consiglio nazionale, Caruso nella segreteria di Antonio Tajani.

Antonio Tajani confermato all’unanimità segretario nazionale di Forza Italia. E’ l’esito del congresso nazionale di un partito vivo e vitale. Passa in pieno anche la linea politica di Renato Schifani con grande spazio alla Sicilia nell’ambito di un partito azzurro che è lanciato nell’agone politico.

Il dopo Berlusconi vede Forza Italia ancora protagonista. se quello del cavaliere fu un miracolo, questo è il secondo  miracolo italiano, sottolinea il Presidente della Regione Renato Schifani nel suo intervento al congresso “In questi due giorni stiamo assistendo a un secondo miracolo italiano: Forza Italia c’è ancora dopo che Berlusconi ci ha lasciato. Ognuno di noi ce la sta mettendo tutta, nella consapevolezza che Silvio Berlusconi è con noi in quelle battaglie che sono state le sue. Perché, non dimentichiamolo mai, Forza Italia era Berlusconi e Berlusconi era Forza Italia” ha detto il presidente della regione Siciliana intervenendo al congresso di Forza Italia in corso a Roma.

“A proposito di legalità, se c’è un partito che ha veramente combattuto la criminalità organizzata, l’ha combattuta a viso aperto, quello è Forza Italia. Lo abbiamo fatto attraverso le leggi sul carcere duro e sui sequestri, grazie a Silvio Berlusconi che le ha volute. Altri si sono riempiti la bocca, hanno fatto sfilate e marce, ma noi ci abbiamo messo la faccia, per non dire a volte anche le incolumità” ha aggiunto Schifani dal palco rivendicando anni di battaglie.

“Per le prossime elezioni europee direi, con una battuta, che nel partito c’è un derby tra regioni del Sud. Anche la Sicilia si iscrive a questo derby, poi vedremo i numeri. L’importante è lavorare tutti assieme. Un partito unito che ti garantisce, Antonio, lealtà, collaborazione, fraternità ed amicizia”, ha concluso.

E proprio la Sicilia è un pezzo importante del partito. Renato Schifani va a presiedere il Consiglio nazionale del partito ma la rappresentanza nazionale della Sicilia è ancora più solida contando anche su altri membri. C’è anche il coordinatore regionale di Forza Italia, Marcello Caruso a  rappresentare l’isola nella segreteria nazionale azzurra. A far parte del Consiglio nazionale anche il capogruppo di Forza Italia al Comune di Palermo, Gianluca Inzerillo,

“La scelta del nostro segretario di inserirmi tra gli organi di vertice di Forza Italia mi onora, ritengo che sia l’affermazione del mio percorso personale partito da lontano che trova oggi in questo momento di prestigio per me il riconoscimento alla coerenza e all’attività che ho svolto e che svolgo come consigliere e capogruppo di Forza Italia a Palermo, un riconoscimento che assume ancora più valore essendo l’unico siciliano componente del consiglio nazionale” ha commentato Inzerillo: “Accetto con spirito di servizio questo incarico e rimarrò a disposizione non solo dei Palermitani, ma di tutti Siciliani che attraverso me vorranno far arrivare le istanze della nostra isola al consiglio nazionale di Forza Italia presieduto autorevolmente da Renato Schifani. Insieme con il governatore, il coordinatore regionale Marcello Caruso nominato nella segreteria nazionale rappresenterò la voce di Forza Italia che trova in Giorgio Mulè, deputato eletto a Palermo e vicepresidente della Camera, un saldo punto di riferimento”.

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