Censis: occupazione in calo, mercato del falso in crescita

Occupazione giovanile in forte diminuzione: è questo il dato più allarmante che emerge dal 45esimo rapporto del Censis, che analizza la situazione socioeconomica del Paese.

Dunque l’anno che volge al termine, ha visto l’acuirsi della crisi, soprattutto tra la sfera degli italiani “giovani” ed in cerca di occupazione. “La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati”.

In tempi di crisi, gli italiani riscoprono il valore della responsabilità collettiva: il 57,3% é disponibile a fare sacrifici per l’interesse generale del Paese. Anche se il 46% di questi lo farebbe solo in casi eccezionali.

“Mentre l’occupazione ufficiale stenta a dare segnali di ripresa, quella sommersa sembra al contrario dare prova di tenuta e trarre semmai un nuovo stimolo di crescita dal difficile momento”, si legge ancora nel Rapporto del Censis, che evidenzia inoltre, a partire dal 2008, un calo generalizzato dell’occupazione regolare (-4,1%), ma un aumento dello 0,6% di quella informale, che contribuisce a portare il livello di irregolarità del lavoro nel 2010 alla soglia del 12,3% e lasciandosi alle spalle i positivi risultati di un decennio.

“I cittadini e le imprese si trovano a fare i conti con un sistema dei servizi che mostra evidenti segnali di criticità, la politica di riduzione della spesa pubblica che ha contrassegnato gli ultimi 3 anni, e che segnerà anche il biennio 2012-13, realizzata in molti casi attraverso tagli lineari, sta lasciando il segno”. In particolare il trasporto pubblico locale, già “inadeguato” è stato “drasticamente ridimensionato”.
Ma a risentire della criticità dell’instabilità politica, sociale ed economica, è anche la psiche degli italiani. Dal rapporto Censis emerge che la maggior parte della popolazione nazionale, si sente   “fragile, isolata”, “in affanno”.

 

La società prende atto “partim dolore, partim verecundia, cioè un po’ con dolore e un po’ con vergogna”, della “retrocessione” dellItalia dovuta “alla caduta del nostro peso economico e politico nelle vicende internazionali ed europee”.

“Abbiamo scontato certo una triplice e combinata insipienza”, continuna il Rapporto: ovvero, aver “accumulato per decenni un abnorme debito pubblico, che non ci permette più autonomia di sistema; esserci fatti trovare politicamente impreparati a un attacco speculativo che vedeva nella finanza pubblica italiana l’anello debole dell’incompiuto sistema europeo; aver

Crisi: famiglie non risparmiano. La crisi economica degli ultimi anni ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie e ha provocato conseguentemente una “caduta della propensione al risparmio” anche “a causa dell’irrigidimento” di alcuni consumi. In questo contesto la riduzione della quota di risparmi sembra però non avere colpito gli investimenti fissi, come le abitazioni.

In Italia in crescita il mercato del falso. Un quarto degli italiani non disdegna il mercato del falso, ma anzi dimostra di apprezzare la possibilità di acquistare prodotti di abbigliamento e oggetti sulle bancarelle. Lo evidenzia il rapporto del Censis, secondo il quale il 16% dei nostri connazionali non condanna l’acquisto di prodotti falsi, ritenendo anzi che “sia un diritto del consumatore poter scegliere cosa comprare e anche (per un altro 9%) acquistare e possedere prodotti “di marca” a costi contenuti. Nel nostro Paese, informa la fotografia scattata dal Censis, “la domanda di prodotti falsi si mantiene significativamente elevata nel tempo”, anche se prevale chi ritiene che comprare oggetti falsi sia un reato (40%) o una fregatura (35%). Ma un elemento importante che spinge il consumatore a preferire il contraffatto all’originale sono le modalità piuttosto semplici per fare l’acquisto, visto che nel 65,2% si effettua sulle bancarelle, ma anche in spiaggia (16,8%) o nei negozi (15,3%). Negli ultimi 3 anni sono stati più di 56 mila i sequestri effettuati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane. Quasi 175 milioni di pezzi, di cui il 57,6% ha riguardato accessori e capi d’abbigliamento; per la parte restante svettano calzature (14,5% del totale, con 11 milioni pezzi sequestrati), occhiali (6,2% e 2,5 milioni di prodotti), orologi e gioielli (5,9%) e apparecchiature elettriche (4,2%). I sequestri di giochi e giocattoli hanno riguardato solo l’1,7% del totale, per un numero però molto elevato di pezzi, circa 23 milioni; allo stesso modo dei cosmetici e profumi, oggetto di appena lo 0,3% dei sequestri che però hanno portato al ritiro di oltre 5 milioni di prodotti.
Italiani: no a sistemi previdenziali integrativi. Circa l’80% delle famiglie italiane non manifesta alcuna volontà di aderire a schemi previdenziali integrativi in futuro e addirittura in 1 caso su 10 ignora completamente il tema: lo rende noto il Rapporto Censis 2011, secondo il quale tra i capifamiglia occupati la remora principale avanzata, in special modo tra i più giovani, “é il costo in relazione allo stipendio disponibile”, mentre la necessità di integrare la propria contribuzione previdenziale viene più spesso rifiutata e considerata “iniqua” dai capofamiglia di età più avanzata. Ma la scarsa propensione a prendere in esame l’ipotesi di aderire a polizze previdenziali integrative, viene sottolineato, é propria anche di capofamiglia under 40 (il 40% contro una media del 20,4%). Alle difficoltà di tipo economico contribuiscono anche “grandi zone d’ombra e profonde lacune informative, che si aggiungono – sottolinea il Censis – alle difficoltà strutturali che la previdenza integrativa incontra nel suo diffondersi”, proprio in virtù del fatto che i lavoratori più giovani, principali destinatari di questi strumenti, “si trovano in buona parte a dover fronteggiare i rischi connessi all’instabilità lavorativa nel presente”. I capifamiglia fino a 40 anni giudicano “prematuro perché troppo giovane” l’adesione alla previdenza integrativa (per il 40%), o anche “troppo costoso per il mio stipendio” (per il 37,6%). Oltre la soglia dei 40 anni viene giudicato da un 36% “ingiusto pagarla se già pago i contributi” e “troppo costoso” da un altro 28,5%.(

Immigrati in Italia: i loro figli studieranno. Una buona parte degli stranieri immigrati nel nostro Paese dimostra ottimismo e fiducia verso il futuro, convinta di essere entrata “in un circuito di crescita, non facile né senza ostacoli, ma progressivo”. In quest’ottica, rivela il Rapporto del Censis, la formazione scolastica viene vista dagli immigrati come lo strumento più importante per garantire un percorso di crescita, tant’é che il 98,4% di questi farà studiare i propri figli, a fronte di un 20% che pensa che studieranno il minimo indispensabile (quota che per gli italiani si attesta al 29,5%). E’ forte quindi negli immigrati la certezza che il grado di conoscenza possa migliorare nel complesso la qualità della vita dei propri figli, rappresentando uno strumento di riscatto sociale. Dato che viene confermato da un 75,8% che sogna un traguardo finale con il conseguimento della laurea (contro un 64,5% dei nostri connazionali). In ogni caso, rileva ancora lo studio, ben il 74,2% dei genitori immigrati (contro un 40,6% dei genitori italiani) è convinto che i figli riusciranno a trovare la propria strada e conquistare condizioni di vita migliori rispetto a quelle da loro vissute, soprattutto nell’ambito del lavoro dipendente (71,7%), in quello autonomo (53,2%), nello sport (75%) e, parzialmente, nella politica (45,7%).

C.I.

 

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