Cambia il calendario della tregua fiscale: le nuove date

Nuove date in arrivo nel calendario della tregua fiscale, con le scadenze che potrebbero essere posticipate: si attende la decisione ufficiale dal prossimo Cdm

Dal prossimo Consiglio dei ministri, calendarizzato per martedì 28 marzo 2023, potrebbero arrivare importanti novità sulla tregua fiscale e sulle nuove date che gli italiani dovranno prendere in considerazione. All’ordine del giorno, infatti, ci sono anche le modifiche al pacchetto del nuovo Pnrr che potrebbe far slittare alcune scadenze anche di tre mesi.

Il calendario, quindi, potrebbe avere nuove date importanti, novità che potrebbe anche essere seguita dall’introduzione di una tredicesima sanatoria che estende la possibilità di chiudere i conti con il Fisco anche per gli atti di sole sanzioni. Ma cosa potrebbe cambiare? Ecco il piano del Governo.

Come cambia il calendario fiscale

Dal Cdm potrebbe emergere un nuovo calendario di scadenze, ma il tempo stringe. Le tempistiche, infatti, sono ridotte soprattutto per le due sanatorie in scadenza il 31 marzo. Si tratta di quella riguardante gli errori formali, che prevede un termine strettissimo per aderire, e quella sul ravvedimento speciale per tutti i tributi amministrati dalle Entrate e che riguardano le dichiarazioni 2022 relative ai redditi del 2021 e ad anni d’imposta precedenti.

Per quanto riguarda gli errori formali, la definizione con il pagamento di 200 euro riguarda le violazioni commesse fino al 31 ottobre 2022 ma va effettuata in due rate dello stesso importo in scadenza, rispettivamente, al 31 marzo 2023 e al 31 marzo 2024. La sanatoria si completerebbe poi con la rimozione di irregolarità, omissioni o infrazioni entro il 31 marzo 2024 e l’obiettivo, dato che la sanatoria ha un impatto molto ampio e c’è la possibilità di farvi rientrare anche il tardivo invio delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, sarebbe quello di far slittare la scadenza (qui vi avevamo parlato di alcuni chiarimenti sulla tregua fiscale).

Al momento sul tavolo ci sono due ipotesi, entrambe oltre l’estate. Si parla del 30 settembre o del 31 ottobre 2023, con il conseguente rinvio anche della seconda rata all’anno successivo (sempre a settembre o ottobre 2024).

Per quanto riguarda il ravvedimento speciale riguardante tutti i tributi amministrati dalle Entrate e che riguardano le dichiarazioni 2022 relative ai redditi del 2021 e ad anni d’imposta precedenti, l’idea sarebbe quella di spostare tutto sei mesi più avanti. La scadenza al 31 marzo, infatti potrebbe essere posticipata al 30 settembre 2023. Ma di che cosa si tratta? Con questa sanatoria in deroga al ravvedimento ordinario si versa un diciottesimo del minimo edittale delle sanzioni irrogabili previsto dalla legge, oltre all’imposta e agli interessi dovuti, col pagamento che si può rateizzare in otto appuntamenti trimestrali di pari importo con scadenza della prima rata fissata appunto al 31 marzo 2023.

Non solo scadenze brevi

Le nuove date che potrebbero uscire dal Cdm di martedì 28 marzo non riguardano però solo questioni a breve scadenza. Nel nuovo calendario potrebbero infatti esserci novità sulle liti, ma tutto ruoterà intorno alla prime scadenze. Al momento il termine per aderire alle tre sanatorie, quella sulla definizione delle liti, la conciliazione agevolata e la rinuncia in Cassazione, va in scadenza il 30 giugno 2023 (ecco i codici tributo per far pace col Fisco).

In questa data andrebbe presentata sia la richiesta sia il versamento della prima o unica rata. L’idea allo studio del ministero dell’Economia è però di rinviare tutto al post estate, riscrivendo poi anche le scadenze successive. Di conseguenza andrebbe a slittare dal 31 luglio al 31 ottobre anche la comunicazione degli esiti sulle rinunce presso la Suprema corte.

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