Vino italiano, il “bollino nero” diventa un caso

Il settore del vino italiano è preoccupato per il caso del “bollino nero“: la possibilità di utilizzare anche per le bevande alcoliche il già discusso e criticato Nutriscore alla francese che serve per indicare con etichette a “semaforo” la salubrità degli alimenti in base al loro contenuto e non alla quantità consigliata per il consumo.

Se approvato, il Nutriscore porterebbe all’applicazione di una “F” nera a tutte le bevande che contengono anche una quantità minima di alcol e di conseguenza anche su quelle di vino. Il 14 febbraio del 2022 l’Unione Europea dovrà esprimersi sulla risoluzione della Commissione Beca sul Beating Cancer Plan che in un passaggio equipara consumo e abuso di alcol senza alcuna distinzione.

L’euro deputato Paolo De Castro, in un’intervista rilasciata a Wine News, ha spiegato la volontà di far almeno introdurre il concetto di consumo dannoso dell’alcol, per distinguerlo da quello di abuso: “Alla plenaria di febbraio presenteremo un emendamento sostenuto dai tre gruppi principali Ppe, S&D e Renew sperando che possa trovare ampia convergenza a Strasburgo, con cui vorremmo introdurre il concetto di harmful consumption, consumo dannoso, che distingue l’uso dall’abuso.

Sul tavolo ci sono quattro dossier legislativi più urgenti della Commissione Beca, le cui raccomandazioni, che comunque hanno fatto un certo scalpore, non sono vincolanti – ha dichiarato De Castro – Stiamo comunque lavorando affinché non ci sia quell’intollerabile unificazione tra uso ed abuso di alcol, una differenza, quella tra consumo consapevole ed eccesso, che invece va evidenziata”.

Sul fronte Nutriscore, è molto dura la posizione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti che si è espresso così dopo l’ultima presa di posizione di Serge Hercberg, uno degli ideatori del sistema di etichettatura Nutriscore, che ha proposto di etichettare come pericolose per la salute tutte le bevande alcooliche anche se la presenza di alcool è ridotta:

“Serve un chiarimento a livello politico considerato che il logo Nutriscore è nella titolarità dell’Agenzia nazionale della Sanità pubblica francese – le parole di Giansanti riportate dal sito ufficiale di Confagricoltura – Il limite più evidente del sistema Nutriscore è quello di classificare gli alimenti sulla base di un algoritmo che ignora completamente le quantità che sono normalmente consumate.

Nel caso specifico dei vini non si fa alcun riferimento alla differenza che passa tra abuso e consumo moderato. La contrapposizione tra Nutriscore e Dieta Mediterranea è evidente e insanabile. Non a caso la nostra posizione è pienamente condivisa dai produttori di olio d’oliva in Spagna e da quelli di formaggi in Francia”.

Sulla stessa linea di pensiero c’è anche Coldiretti che bocca il bollino nero sulle bottiglie di vino e la proposta di Serge Hercberg di aggiungere alla serie di colori e lettere una “F” nera su tutte le bevande alcoliche, indipendentemente dalla gradazione. La proposta, secondo l’organizzazione agricola che ha da poco lanciato l’allarme sul pane3 italiano, colpito da un aumento dei prezzi legato alle speculazioni delle importazioni dall’estero, mette in pericolo anche il sistema produttivo di qualità del Made in Italy, con l’Italia che è il principale produttore ed esportatore mondiale.

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