Via libera al nuovo Codice degli appalti, ma è allarme corruzione

Gli appalti potranno essere assegnati senza gara fino a 5,3 milioni di euro. Anticorruzione e sindacati sul piede di guerra.

Il nuovo codice degli appalti entrato nel decreto licenziato dal governo tenta di superare la burocrazia, anche rispondendo alle lungaggini degli iter autorizzativi presso le soprintendenze. Per i piccoli appalti viene disposto l’affidamento diretto e per le opere di medio valore la possibilità di scegliere. Fra le novità anche l’appalto integrato per i comuni non dotati di risorse umane negli uffici tecnici per gestire in proprio gli appalti.

Il decreto

Secondo quanto prevede il testo, gli appalti potranno essere assegnati senza gara fino a 5,3 milioni di euro, e potranno essere realizzati più in fretta (con un risparmio da sei mesi a un anno).

Il nuovo codice approvato dal Cdm ”significa appalti più rapidi, con un risparmio di tempo (solo per gli affidamenti senza gara si risparmiamo da sei mesi a un anno), più autonomia agli enti locali con particolare riferimento ai piccoli comuni, corsia preferenziale per le forniture italiane ed europee, digitalizzazione con risparmio di carta e incombenze burocratiche”.

”Per gli appalti fino a 500 mila euro le piccole stazioni appaltanti potranno procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate. Taglio dei tempi notevole soprattutto per quei piccoli comuni che debbano procedere a lavori di lieve entità che hanno tanta importanza per la vivibilità dei luoghi e il benessere delle proprie comunità” secondo la misura contenuta nel codice e illustrata dal Mit in una nota.

No di sindacati e anticorruzione

Mentre la Lega celebra il nuovo codice, i sindacati degli edili confermano lo sciopero generale del primo aprile contestando la liberalizzazione degli appalti a cascata. Dubbi esprime anche il presidente dell’Anticorruzione, Giuseppe Busia che apprezza “l’impulso alla digitalizzazione”; però, avverte, “attenzione a spostare l’attenzione solo sul ‘fare in fretta’, che non può mai perdere di vista il ‘fare bene’. Semplificazione e rapidità sono valori importanti – aggiunge – ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza, che nel nuovo Codice non hanno trovato tutta l’attenzione necessaria, specie in una fase del Paese in cui stanno affluendo ingenti risorse europee”.

La principale ‘ombra’ del nuovo codice – prosegue Busia – è che “sotto i 150.000 euro si dà mano libera, si dice non consultate il mercato, scegliete l’impresa che volete, il che vuol dire che si prenderà l’impresa più vicina, quella che conosco, non quella che si comporta meglio. Sotto i 150.000 euro va benissimo il cugino o anche chi mi ha votato e questo è un problema, soprattutto nei piccoli centri”, ha spiegato a Zapping su Radio Uno.

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