È possibile tracciare un primo, provvisorio, bilancio della visita del presidente Usa, Donald Trump in Cina? Oltre la cornice sfarzosa – dai sontuosi ricevimenti fino alla visita al giardino di Zhongnanhai a Pechino – e sotto il velo della retorica entusiasta su cui ha indugiato soprattutto il tycoon, il “raccolto” della due giorni appare piuttosto limitato.
Come scrive la Reuters, “il principale risultato del vertice potrebbe essere il mantenimento della fragile tregua commerciale raggiunta durante l’ultimo incontro tra i leader a ottobre, quando Trump ha sospeso i dazi a tre cifre sulle merci cinesi, mentre Xi ha rinunciato a bloccare le forniture di terre rare, elementi vitali per la sicurezza alimentare”. Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer, presente a Pechino nella delegazione Usa che ha accompagnato l’inquilino della Casa Bianca, ha però fatto sapere a Bloomberg TV che non è stato ancora deciso se prorogare la tregua oltre la sua scadenza prevista per la fine dell’anno.
C’è ancora molta diffidenza e poca limpidità tra Usa e Cina dopo gli incontri avvenuti a Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump. La diplomazia del dragone ha sviato dalle domande dei giornalisti sugli «accordi commerciali fantastici» menzionati dal presidente americano a Fox News. Tra questi ci sarebbe anche l’acquisto di 200 Boeing da parte di Pechino, ma un portavoce del ministero degli Esteri cinese, senza smentire né confermare la notizia, ha preferito parlare con la Bbc del «consenso importante» raggiunto durante la visita. Per lui, «l’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Usa è nel vantaggio reciproco e nella cooperazione vantaggiosa per entrambi i Paesi».
Trump, dopo l’ultimo round di colloqui avuti oggi con il suo omologo cinese e prima di ripartire da Pechino, ha inneggiato al raggiungimento di “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i Paesi”. Ma quale è il reale perimetro di queste intese? Funzionari statunitensi hanno parlato di accordi per la vendita di prodotti agricoli e di aver compiuto progressi nella creazione di meccanismi per gestire gli scambi commerciali futuri, con entrambe le parti che dovrebbero individuare beni non sensibili per un valore di 30 miliardi di dollari. I dettagli trapelati, sottolinea la Reuters, “sono scarsi e non si sono visti segnali di una svolta nella vendita dei chip AI avanzati H200 di Nvidia alla Cina, nonostante l’aggiunta a sorpresa all’ultimo minuto dell’amministratore delegato Jensen Huang al viaggio”.
Dopo i colloqui di giovedì, il leader cinese ha avuto un’altra breve conversazione con Trump nella sua casa di Zhongnanhai. «Abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili – ha spiegato Xi in una nota -, sull’ampliamento della cooperazione concreta in vari settori e sulla gestione adeguata delle preoccupazioni reciproche».
Rapporti tra Usa e Cina tra accordi commerciali e sospetti sull’intelligence
La delegazione americana ha raccolto e buttato tutto il materiale che le era stato fornito dalle autorità cinesi, tra cui badge, telefoni “usa e getta” e altri dispositivi, prima di salire sull’Air force one. Sull’aereo non è stato portato alcun oggetto proveniente dalla Repubblica popolare per consuetudini legate alla sicurezza. A darne notizia su X è stata Emily Goodin, corrispondente del New York Post. In base a quanto riportato dal giornale, i membri dello staff hanno riposto i telefoni nelle apposite ‘Faraday bags’, capaci di schermare le emissioni elettromagnetiche. Anche questa è una procedura in linea con le disposizioni di sicurezza locali e per diminuire il pericolo di eventuali intrusioni informatiche.
Inoltre, le autorità americane hanno preso altre misure di protezione, come l’utilizzo delle custodie schermate per telefoni e dispositivi elettronici, affinché potessero bloccare segnali e connessioni. Il dipartimento di Stato aveva ricordato che in Cina «non esiste alcuna aspettativa di privacy sulle reti mobili». Per questo motivo la delegazione ha organizzato un vero e proprio “blocco digitale” fino al rientro sull’Air Force One. Quest’ultimo è considerato come territorio statunitense e comprende anche sistemi di sicurezza all’avanguardia per tutelare comunicazioni.
Trump ha dichiarato a Fox News che la Cina aveva accettato di ordinare 200 aerei Boeing, il suo primo acquisto di aerei commerciali di fabbricazione statunitense in quasi un decennio, ma la cifra era ben lontana dai circa 500 previsti dai mercati e le azioni Boeing sono crollate di oltre il 4%. “Per il mercato, il vertice può essere strategicamente rassicurante, ma deludente nella sostanza”, ha affermato Chim Lee, analista senior per la Cina presso l’Economist Intelligence Unit.
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