Una nuova patrimoniale per uscire dalla crisi: a chi è destinata la tassa Covid di Fmi

Sugli interventi da programmare per far fronte all’emergenza Covid in Italia,  e nel mondo,  si è tanto discusso negli ultimi tempi: dal Recovery Fund ai decreti legge emanati in tempo record, le autorità italiane, europee e non solo sono a lavoro per trovare delle soluzioni valide, che siano in grado di rilanciare l’economia e recuperare le risorse andate perse in questo ultimo anno. In questo contesto si inserisce la “ricetta” anti crisi del Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha proposto l’introduzione di una nuova tassa: una patrimoniale che vada a colpire i redditi più alti, che in questo modo contribuiranno alla ripresa finanziaria dei Paesi più colpiti dalla pandemia.

Nel suo rapporto semestrale di monitoraggio fiscale, il Fmi ha chiesto modifiche fiscali nazionali e internazionali così da far aumentare la disponibilità di denaro da destinare ai servizi pubblici, garantendo in questo modo agli stati più possibilità di successo nel raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Disuguaglianze e disparità tra ricchi e poveri si sono notevolmente ampliate nell’ultimo anno. Da qui l’esigenza di programmare un intervento che in qualche modo permetta la redistribuzione delle risorse in maniera più equa.

“Per aiutare a soddisfare le esigenze di finanziamento legate alla pandemia, i rappresentanti politici potrebbero prendere in considerazione un contributo temporaneo di recupero, riscosso su redditi elevati o ricchezza”, ha affermato il Fondo monetario. Si tratta quindi di una vera e propria tassa Covid, che andrebbe a colpire – come già accennato – i redditi più alti.

Durante la conferenza stampa, per la presentazione del monitoraggio fiscale è stato inoltre chiarito che i Paesi, ad oggi, hanno la possibilità di individuare chi – nel concreto – può e deve contribuire alla ripresa post pandemia.

Nel mirino, in particolare, le aziende e le multinazionali che si sono arricchite nell’ultimo anno,  quelle che non solo non hanno accusato la crisi ma – al contrario – sono riuscite in qualche modo a trarne profitto.

Paolo Mauro, vicedirettore del dipartimento per gli affari fiscali del FMI, ha spiegato che, grazie all’introduzione di aiuti e agevolazioni approvati per far fronte all’emergenza Covid, c’è stata addirittura una “erosione” delle tasse pagate anche per i redditi più alti. Per questo motivo, ha aggiunto lo stesso, i governi dovrebbero prendere in considerazione “tasse più elevate su proprietà, plusvalenze ed eredità”, magari attraverso un “contributo di recupero Covid-19, un supplemento sull’imposta personale o sull’imposta sul reddito delle società”.

Il Fmi ha anche sostenuto pubblicamente l’appello del segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, per l’introduzione di un’aliquota fissa le società, imponendo il pagamento di una sorta tassa standard alle grandi multinazionali, senza ridurre al minimo i loro pagamenti fiscali.

La soluzione proposta dal Fondo monetario, nel concreto, esorta i paesi ricchi a utilizzare le proprie risorse per accelerare i programmi di ripresa interni ma anche per le campagne di vaccinazione, che rappresentano ormai un nodo cruciale per la ripresa.

Vitor Gaspar, direttore del dipartimento per gli affari fiscali del FMI, ha infatti affermato che: “Le disuguaglianze preesistenti hanno amplificato l’impatto negativo della pandemia. E, a sua volta, il Covid ha aggravato le disuguaglianze, dando vita ad un circolo vizioso che potrebbe trasformarsi in una crepa sismica sociale e politica”. È importante intervenire quindi, ed è importante fallo subito.

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