Superbonus addio: le ragioni dei pro e quelle dei contro. Cosa succede ora ai crediti degli italiani?

Sono tante le domande che frullano nella testa dei condomini e dei proprietari di immobili il giorno dopo la frenata sul superbonus decisa dal governo.
Che cosa succede per chi ha avviato i lavori? E che cosa rischia chi ha già deliberato gli interventi di ristrutturazione? Si potranno recuperare i soldi già investiti?
Non dovrebbe esserci una variazione significativa delle condizioni di mercato. Le banche avevano già impegnato tutta la loro tax capacity. Difatti il blocco delle cessioni riguarda gli interventi futuri. Nei prossimi mesi potrebbe invece aprirsi un dibattito serio sulla riforma dei bonus fiscali e sulla possibilità di poter utilizzare gli strumenti dello sconto in fattura e della cessione del credito (indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi che verranno imposti dalla direttiva europea sulle case green).
Per i soggetti che hanno depositato il titolo abilitativo entro il 16 febbraio nulla cambia. Potranno esercitare l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura. Per chi non ha ancora presentato la Cilas non ci sarà la possibilità di cedere il credito. Chi non ha depositato il titolo abilitativo entro il 16 febbraio, potrà detrarre le spese sostenute per l’intervento ma non optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura.
La limitazione della responsabilità in solido ai casi di dolo o colpa grave era già presente prima della pubblicazione del Decreto legge. Si è solo definito un set documentale che, se presente, garantisce il cessionario dalla contestazione dell’Agenzia delle Entrate, cosa che andava fatta nel 2020 non a fine incentivo. In ogni caso la legge non protegge dai sequestri dei crediti da parte dell’autorità giudiziaria in caso di frode. Quindi ad oggi solo le banche che hanno potenziato i loro sistemi di controllo integrativi rispetto a quanto previsto dalla norma e dall’Agenzia delle entrate (come ad esempio registrazioni video, foto geolocalizzate e ispezioni in cantiere), finalizzati alla verifica della realizzazione delle opere edilizie, non corrono il rischio di un sequestro impeditivo.
Sicuramente è difficile ipotizzare un calo dei prezzi delle materie prime nel breve termine. Come anticipato, il blocco delle cessioni riguarda gli interventi futuri. Ci sono ancora tutti gli interventi con Cilas depositata da portare a termine.
QUALI BONUS RIMANGONO PER RISTRUTTURARE CASA?
Per il momento restano validi tutti i bonus presenti ad oggi, con la differenza che non si potrà optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito. Resta il bonus ristrutturazioni del 50% per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, per un importo fino a 96mila euro di spesa per ogni immobile, da detrarre in dichiarazione Irpef in 10 anni. In alternativa, fino al 31 Dicembre 2024 si potrà usufruire della cessione del credito o dello sconto in fattura. Confermato anche l’ecobonus e il bonus facciate con sconti che oscillano dal 50% sino all’85% e con tetti di spesa diversi in base alla tipologia di intervento. Chi deve ristrutturare casa potrà anche utilizzare il bonus mobili ed elettrodomestici. Resta infine in vigore fino al 2024 il bonus verde.
Si può sostenere che il Superbonus 110 per cento sia stata una misura rovinosa, per le ragioni spiegate tante volte da Mario Draghi, e si può sostenere al contrario che sia stata una scelta giusta, con gli argomenti usati tante volte da Giuseppe Conte: nella libertà di espressione rientra a pieno titolo il diritto di avere torto, nonché quello di scegliersi i propri punti di riferimento come meglio si crede. Tanto è vero che sia tra i partiti sia tra gli opinionisti non sono mancati i sostenitori di entrambe le tesi, con tutte le possibili sfumature intermedie.
C’è però un solo partito in Italia che abbia tentato di dare ragione, contemporaneamente, sia a Draghi sia a Conte – come del resto ha cercato di fare anche su tutto il resto – ed è, ovviamente, il Partito democratico. Stefano Bonaccini è stato criticato dai suoi avversari interni per avere definito «capace» Giorgia Meloni, forse anche a causa dell’accostamento ai giudizi assai più impegnativi espressi lo stesso giorno da Enrico Letta in alcune dichiarazioni al New York Times (in cui il segretario uscente aveva detto tra l’altro che sul terreno economico Meloni sta governando «meglio di quanto ci si aspettasse», aggiungendo pure che nel rapporto con l’Europa aveva deciso di «seguire le regole» ed «evitato di commettere errori»).
La parte più interessante del ragionamento di Bonaccini non era nel giudizio su Meloni, ma nella conclusione, laddove invitava i suoi compagni a «usare misura» anche nelle critiche. Parole di cui non solo non ha motivo di vergognarsi, ma che dovrebbe far scolpire all’ingresso della direzione. Così da ricordarsele anche lui, ad esempio, quando attacca il governo sul Superbonus, senza accompagnare alla legittima critica una doverosa autocritica, da parte del Pd.
Il problema sono le scelte. Il punto è che quello che vale per il Superbonus vale per i decreti sicurezza (vecchi e nuovi) e prima ancora per gli accordi con la Libia. Ogni scelta, in politica, può essere rivendicata come giusta, può essere difesa come un male necessario e può essere criticata come nefasta. L’unica cosa che non si può fare, se non si vuole perdere la faccia, è passare da un estremo all’altro a seconda delle convenienze e del nome del presidente del Consiglio, del ministro dell’Interno o del ministro dell’Economia. Cosa che il Pd ha fatto in questi anni sistematicamente, non solo sulle questioni appena citate, ma praticamente su tutte le questioni oggetto di dibattito, dalla prescrizione all’Ilva, dal reddito di cittadinanza al taglio dei parlamentari.
Per quanto riguarda il Superbonus c’è però un’ulteriore aggravante, date le cifre spropositate in ballo. Ed è che il principale e pressoché unico risultato costantemente rivendicato dai dirigenti del centrosinistra a merito storico dei governi dell’Ulivo, da trent’anni a questa parte, era proprio il rigore nella difesa dei conti pubblici.
Alle primarie del Pd mancano ormai pochi giorni, e ci si augura che siano l’occasione di un rinnovamento e di un rilancio del partito, ma senza il coraggio di fare un po’ di chiarezza, fissare alcuni principi e tenerli fermi indipendentemente dai governi, dagli alleati e dalle convenienze, non c’è bonus facciate che basterà a coprire le crepe.
Cosa verrà bloccato concretamente in termini di crediti, in seguito alla decisione del governo sul Superbonus 110? E chi ha già dei crediti in essere, come potrà recuperare quanto gli spetta? Quante persone riguarderà, in sostanza, il nuovo stop in Gazzetta Ufficiale? E che cosa succederà con la direttiva Green in arrivo, con i conseguenti obblighi di (costosi) ammodernamenti?
I bonus fiscali per le nuove richieste di aiuti economici alle costruzioni, e per le quali non potrà essere attivato il meccanismo della cessione del credito in vigore fino ad ora, potranno in ogni caso essere portati nella dichiarazione dei redditi dei proprietari di immobili in diminuzione delle imposte da versare. Si tratta di un meccanismo di sicuro meno immediato rispetto a quello già sperimentato della cessione del credito ma che consente, in ogni caso, di recuperare buona parte dell’investimento effettuato versando all’erario meno imposte, sia pure diluite nel tempo a seconda dell’incentivo che è stato scelto.
I volumi di credito generato soprattutto dal bonus centodieci per cento sono difficilmente sostenibili. La misura ideata in piena pandemia è stata innovativa ed ha contributo alla crescita del Paese in un momento di estrema difficoltà. Probabilmente, con una migliore programmazione e regolamentazione si sarebbe potuto gestire diversamente questo meccanismo di grande impatto sulla vita delle persone ma anche sulle finanze dello stato. È vero però che il 110% (utile in piena pandemia) andava meglio graduato in base alle classi di reddito. Vero anche che il blocco della cessione del credito e dello sconto in fattura per il bonus 50% non trova supporto nell’analisi costi benefici. Infatti da un lato il fatto che il contribuente paghi di tasca propria il cinquanta per cento garantisce che l’intervento è necessario e il prezzo negoziato.
Dopo il decreto varato dal governo saranno bloccate le operazioni con titolo abilitativo non presentato alla data del 16 febbraio. In ogni caso, avendo esaurito la tax capacity le banche e le assicurazioni non sarebbero state in grado di assorbire nuovi crediti, se non ricorrendo a ri-cessioni dei crediti da loro precedentemente acquistati. Probabilmente in ogni caso occorrerà inserire nel decreto un correttivo per quanto riguarda il Sismabonus Acquisti, prevedendo di non bloccare la cessione del credito per le società che hanno richiesto il titolo edilizio alla data del 16 febbraio e dare un perimetro al significato di “lavori avviati” perlomeno per quanto riguarda i lavori in edilizia libera.
È difficile, obiettivamente, fare una stima delle persone che rischiano di essere bloccate con il nuovo meccanismo sul super-bonus. Sappiamo, però, che nelle ultime settimane, c’era stata una forte crescita delle prenotazioni. Il Paese oggi si trova moltissime aziende che hanno potenziato la loro capacità produttiva e assunto e formato nuove risorse: con l’avvento della Direttiva Green tale filiera rappresenta un asset importante per l’efficientamento energetico delle abitazioni sia in Italia sia nei Paesi europei. L’impatto della misura, se non rimodulato, per il bonus 50% rischia di avere quindi un effetto boomerang sui conti pubblici, non solo in termini di mancata crescita negli anni futuri, ma anche nell’immediato in termini di aumento della spesa per la cassa integrazione che supererà decisamente l’importo del bonus 50%. Questa sarà la prossima grande sfida per l’attuale Governo.

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