Stop alle armi tra Siria-Turchia, ma tensione resta alta

Dopo 24 ore dagli scontri tra Siria e Turchia, sembra che la tensione sia un po’ diminuita. La Siria si è scusata per il colpo di mortaio che durante la giornata di ieri, ha ucciso 5 civili, tra essi 3 bambini nella cittadina turca di Akcakale e la capitale turca Ankara ha sospeso i bombardamenti di ritorsione, nei quali sono rimasti uccisi molti soldati siriani. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, afferma: “La Turchia non ha intenzione di iniziare la guerra”, ma ha avvertito, “la Turchia è capace di difendere le sue frontiere e i suoi cittadini. Nessuno deve sfidare la nostra determinazione”. La situazione rimane però pericolosa. Il Parlamento turco ha dato via libera per un anno, come richiesto dal premier, a possibili azioni militari in Siria se il governo lo riterrà necessario. Il paese è contro a una possibile guerra, ci sono state manifestazioni a Ankara e Istanbul, lo slogan “no alla guerra” è rapidamente diventato ieri il tema più gettonato su Twitter in turco. E i sondaggi mostrano che la maggioranza della popolazione è contro un conflitto con la Siria. La Turchia già ieri notte ha avuto il pieno appoggio della Nato. Dall’Ue, come da Berlino, Londra e Parigi, sono arrivati messaggi di solidarietà e di forte condanna della strage di civili di Akcakale. La condanna per il gesto, è stata espressa anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha chiesto a Damasco che “simili violazioni del diritto internazionale cessino subito e non si ripetano più”. Il ministro Giulio Terzi ha parlato di “solidarietà molto stretta e sentita” da parte dell’Italia. Ankara ha denunciato in una lettera al consiglio di sicurezza Onu che l’incidente di Akcakale “é una flagrante violazione del diritto internazionale” e chiesto “azioni necessarie”. Damasco ha risposto chiedendo ad Ankara “autocontrollo”, e di “porre fine alle infiltrazioni di terroristi armati” dal suo territorio verso la Siria.

 

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