Renzi a Calenda: “Meglio perdere il seggio che faccia e dignità”

In vista delle elezioni politiche del 25 settembre a sinistra la tensione è già altissima. Il Pd vuole un accordo con Sinistra Italiana e Verdi, ma loro non ci stanno, almeno per ora. Dopo aver sfidato Giorgia Meloni a un confronto tv, il segretario del Partito democratico Enrico Letta deve guardare prima e soprattutto dalla sua parte.

L’alleanza Sinistra-Verdi ha fatto saltare l’incontro previsto ieri con il Pd, alla luce delle “novità politiche” emerse, spiegano Nicola Fratoianni, leader di SI, e Angelo Bonelli dei Verdi. “Registriamo comunemente un profondo disagio nel Paese e in particolare nel complesso dell’elettorato di centrosinistra che ha a cuore la difesa della democrazia, la giustizia climatica e sociale. Essendo cambiate le condizioni su cui abbiamo lavorato in questi giorni, sono in corso riflessioni e valutazioni che necessitano di un tempo ulteriore”, scrivono i due in un comunicato congiunto.

Letta ha firmato un vero e proprio patto elettorale con Carlo Calenda, durante un incontro alla Camera chiesto proprio da Fratoianni e Bonelli per verificare se ci fossero ancora le condizioni di un’intesa elettorale che coinvolga l’alleanza tra Verdi e Sinistra. Alla “firma” c’erano anche Benedetto Della Vedova ed alcuni esponenti di Pd, Azione e Più Europa. “Prendiamo atto dell’accordo bilaterale tra Partito democratico e Azione +Europa”. Lo definiscono “un accordo che non ci riguarda”, di cui peraltro non condividono molti punti.

«Noi coraggiosi e liberi contro le grandi ammucchiate. A cuor leggero ma sempre controcorrente». Un tweet per annunciare che Italia Viva ballerà da sola, la sua E-news per smontare l’accordo tra Calenda e il Pd. Matteo Renzi non si perde d’animo, ostenta ottimismo e rivendica la coerenza sua e di Iv anche nell’appoggio a Draghi. Ma nel mirino, come detto, finisce soprattutto il leader di Azione e il suo accordo elettorale con Letta. Nemmeno due mesi fa, dopo le comunali, proprio Calenda si era sbilanciato in vaticini che oggi suonano stonati, immaginando la corsa alle urne di «tre poli: il polo con Pd-5Stelle», Azione e + Europa e «la destra sovranista». Quanto a Renzi, «penso che farà un accordo con il Pd, non farà parte di questa nostra area», aveva chiosato il leader di Azione, avvertendo poi Letta: «Fare da argine alle destre non è un programma». Martedì la giravolta, con tanto di precisazione: «Senza l’accordo di oggi con Letta, avrei favorito le destre». Praticamente un assist per Renzi.

«Calenda poteva costruire un polo riformista che puntasse al 10%. Ha preferito trattare una percentuale di posti sicuri con il Pd», sospira l’ex premier, ricordando come per lui la politica sia «prima di tutto coraggio e libertà. C’era una possibilità storica afferma ancora Renzi – di mandare il terzo polo in doppia cifra: Calenda ha preferito giocare un’altra partita alleandosi con chi ha votato contro Draghi e con Di Maio. Rispetto questa scelta, ma non la condivido». Così il leader di Iv corre da solo, ricordando che le altrui scelte «ci regalano uno spazio politico incredibile» perché «siamo gli unici coerenti su Draghi» e «siamo gli unici che mettono le idee davanti ai seggi, la politica davanti alla convenienza». C’è spazio anche per l’ottimismo. Renzi infatti ricorda che «ci basta il 3% per entrare in Parlamento e giocare lo stesso ruolo, decisivo, della scorsa legislatura», quando «col 3% abbiamo portato Draghi». Ma l’ex sindaco di Firenze punta più in alto: «Vogliamo il 5% – chiosa – e dopo quello che è successo ieri, possiamo farlo».

L’ex premier ironizza pure sul «diritto di tribuna» offerto da Letta ai leader alleati, quel «posto garantito come capolista del Pd» che avrebbe già accettato Di Maio, «Amici miei, ma la dignità dov’è?», conclude sarcastico il leader Iv: «Meglio rischiare di perdere il seggio che avere la certezza di perdere la faccia».

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