Reddito di cittadinanza, tra sanzioni e assegno di inclusione

Con il Decreto Lavoro il Governo dirà definitivamente addio al Reddito di Cittadinanza che sarà sostituito da due strumenti alternativi. Uno, l’assegno di inclusione partirà dal primo gennaio 2024, come misura di contrasto alla povertà. L’altro, lo strumento di attivazione prenderà forma il primo settembre 2023 come misura di avviamento al lavoro in cui la formazione diventerà vincolante.

Oltre a questa novità, con il Decreto Lavoro l’esecutivo reintroduce anche la norma che puniva i cosiddetti furbetti del Reddito, ovvero coloro che percepivano il sussidio pur non avendone diritto spacciando una povertà «fittizia». Quando lo scorso dicembre l’esecutivo in legge di Bilancio ha cancellato frettolosamente il Reddito, ha abrogato anche l’obbligo di esercitare l’azione penale per i furbetti. Un errore grave che ha spianato la strada all’impunità di coloro che si sono appropriati del sussidio senza averne i requisiti. Ora, dopo 4 mesi, la norma viene ripristinata ma ormai il danno è stato fatto e le conseguenze irreparabili.

I giuristi e le opposizioni hanno denunciato da subito l’abrogazione della norma anti furbetti del Reddito ma l’esecutivo ha atteso 4 mesi per risolvere il problema. Quattro mesi in cui i magistrati non sapevano come comportarsi per l’assenza della norma. Ora tutto è stato ripristinato. «Al beneficio di cui all’articolo 1 del decreto legge 28 gennaio 2019 numero 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 7 del medesimo decreto legge, vigenti alla data in cui il beneficio è stato concesso, per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023» – si legge nella bozza del Decreto Lavoro.

Come spiegato dal giurista Gian Luigi Gatta a Repubblica, si tratta di una norma transitoria che rende applicabile quella abrogata ai fatti commessi fino alla fine dell’anno. Intanto però sono passati 4 mesi dove la norma non era più applicabile e le conseguenze sono diventate irreparabili.

L’abrogazione della norma anti furbetti del Reddito ha scatenato il caos nei palazzi di giustizia. In attesa di vedere se e cosa avrebbe fatto il Governo, numerosi processi sono stati rinviati al prossimo anno con la conseguenza di rendere il reato prescritto, In alcuni casi il Gip ha rimandato al Pm gli atti per l’assenza della norma. Addirittura ci sono stati casi di sentenze di non luogo a procedere per difetto di una ragionevole previsione di condanna, visto che la norma era stata abrogata.

Adesso che la norma è tornata cosa succederà? Succederà che ci saranno molte impugnazioni da parte di procure con la conseguenza di avere molti più processi che finiranno per ingolfare la macchina giuridica contrariamente a quanto previsto dal Pnrr che ne chiedeva uno snellimento. Molti processi rinviati al prossimo anno rientreranno nel periodo di prescrizione con la conseguenza che molti furbetti resteranno impuniti prendendosi di fatto gioco dello Stato.

Il governo oggi al posto del Reddito di cittadinanza introduce il cosiddetto Assegno d’inclusione, misura riservata alle sole famiglie in cui è presente almeno un minore, un disabile o un over 60, che di fatto richiama per molti aspetti tanto il Reddito quanto la Pensione di cittadinanza.

Per i cosiddetti occupabili, ossia per quelle persone che non facendo parte di un nucleo che soddisfa i suddetti requisiti perderanno il Rdc già nel 2023 (allo scattare dei 7 mesi), vi sarà invece lo Strumento di attivazione.

Qui vogliamo concentrarci su quello che di fatto è il vero e proprio sostituto del Reddito di cittadinanza: dimenticate le sigle circolate nei giorni scorsi – Mia, Pal, Gil e Gal – da gennaio 2024 partirà l’Assegno d’inclusione, misura a cui potranno accedere molti degli attuali percettori di Rdc e Pdc con qualche differenza sul lato importi.

Assegno d’inclusione

Cos’è

A chi spetta

Parametro di scala di equivalenza

Limite di reddito

Limite patrimoni

Gli altri requisiti

Importo

Durata

Le altre condizioni

Cos’è

L’Assegno d’inclusione è una misura per il sostegno al reddito di quelle famiglie che, come anticipato, hanno al loro interno almeno uno dei seguenti componenti:

minorenne;

disabile o comunque invalido percettore di assegno Inps;

over 60.

Nuclei familiari che non sono interessati dalla stretta attuata dalla legge di Bilancio, con la quale è stato stabilito che il Rdc quest’anno potrà essere percepito per sole 7 mensilità. Questi, quindi, continueranno a godere del Reddito (o della Pensione) di cittadinanza fino alla fine dell’anno (sempre nel rispetto dei requisiti e delle scadenze) dopodiché potranno accedere a un’altra misura con nome differente – Assegno d’inclusione appunto – ma con tante similitudini.

A chi spetta

Possono richiedere l’Assegno d’inclusione i cittadini Ue, o un suo familiare titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, come pure i cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, ovvero titolare dello status di protezione internazionale.

È poi necessario essere residenti in Italia per almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 anni in modo continuativo.

La buona notizia è che non c’è alcuna stretta Isee come invece era circolato nei giorni scorsi: il limite per accedere alla nuova misura sarà quindi sempre di 9.360 euro.

Parametro di scala di equivalenza

Un capitolo a parte lo merita il parametro di scala di equivalenza, ossia quel valore che tiene conto della composizione del nucleo familiare sia per definire il requisito reddituale che per l’importo spettante.

Nel dettaglio, il parametro di scala verrà così calcolato:

valore pari a 1 per il richiedente;

+0,5 per ogni componente con disabilità;

+0,4 per ogni componente over 60;

+0,15 per minori fino a 2 anni di età;

+0,10 per altri minori.

Il valore massimo può arrivare a 2,2, 2,3 in caso di disabili gravi nel nucleo familiare.

Di fatto ci sono molte differenze rispetto all’attuale Reddito di cittadinanza con il quale invece viene assegnato un +0,4 a tutti i maggiorenni e un +0,2 a tutti i minorenni. Ad esempio, una famiglia composta da due genitori under 60 e due figli, di cui un minore di 10 anni e un maggiorenne di 19, anziché un parametro di equivalenza di 2,0 ne avrà uno di 1,10, con tutte le conseguenze del caso per requisiti e importo spettante.

Limite di reddito

Il limite di reddito da non superare per avere diritto all’Assegno d’inclusione è uguale a quello del Rdc, in quanto pari a 6.000 euro per la persona sola da moltiplicare per il parametro di scala di equivalenza.

Nel caso dell’esempio di cui sopra, quindi, il limite di reddito sarebbe di 6.600 euro: una grande differenza rispetto ai 12.000 attuali del Rdc (6.000 moltiplicati per il parametro di scala pari a 2,0).

Limite patrimoni

Per quanto riguarda i patrimoni viene stabilito che quello immobiliare non deve superare i 30 mila euro: in questo non è compresa la prima casa di proprietà, ma solo quando ha un valore ai fini Imu superiore a 15.000 euro.

Il patrimonio immobiliare, invece, ha un limite di 6.000 euro, la cui soglia viene accresciuta di 2.000 euro per ogni componente del nucleo successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro, con l’aggiunta di altri 1.000 euro per ogni minorenne successivo al secondo.

Gli altri requisiti

Dopodiché viene ripreso lo stesso schema del Reddito di cittadinanza, escludendo ad esempio dai nuclei beneficiari quelli in cui risultano proprietari di autoveicoli di cilindrata superiore a 1600 cc. – o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc. – immatricolati la prima volta nei 36 mesi antecedenti la richiesta. Da tale limite sono escluse auto e moto per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità.

L’accesso all’Assegno d’inclusione è precluso anche ai componenti intestatari di navi e imbarcazioni da diporto o di aeromobili di ogni genere.

Inoltre, non può presentare richiesta dell’Assegno d’inclusione chi nei 10 anni precedenti alla richiesta è stato sottoposto a misura cautelare personale. Vengono esclusi anche i nuclei in cui il componente risulta ave rassegnato le dimissioni nei 12 mesi successivi alla data delle dimissioni (eccetto il caso delle dimissioni per giusta causa).

Importo

L’Assegno d’inclusione ha un importo base di 500 euro al mese, con l’aggiunta del rimborso per la componente affitto fino a un massimo di 280 euro.

E fin qui non ci sono differenze con il Rdc, compreso il fatto che il beneficio sarà solamente un’integrazione del reddito familiare. Ciò significa, che per calcolare l’importo dell’Assegno d’inclusione bisognerà utilizzare la seguente formula:

6.000 euro * parametro di scala di equivalenza) – Reddito familiare

/12

Riprendiamo l’esempio di cui sopra, con parametro di scala di 1,1, e consideriamo che il reddito del nucleo familiare sia pari a 2.000 euro.

Ne risulterà un Assegno d’inclusione così calcolato:

6.000 euro * 1,1) – 2.000

/12

[6.600 – 2.000]/12

4.600/12

L’importo spettante sarà quindi pari a 383,33 euro, rispetto agli attuali 833,33 euro riconosciuti con il Reddito di cittadinanza. C’è però il vantaggio, almeno per i nuclei con figli minori, che l’Assegno d’inclusione è pienamente compatibile con l’Assegno unico universale (Auu), mentre oggi per chi prende il Reddito di cittadinanza ne viene riconosciuta solamente un’integrazione.

Cambiamo le regole per il calcolo dell’importo per le famiglie in cui sono presenti esclusivamente componenti over 67, o comunque un componente over 67 e altri disabili gravi o non autosufficienti, ossia per gli attuali percettori di Pensione di cittadinanza. Per questi, infatti, la soglia base di reddito è pari a 7.560 euro, da moltiplicare per il relativo parametro di scala: di fatto, si tratta dello stesso importo riconosciuto con la Pensione di cittadinanza.

Durata

La durata è simile a quella del Rdc: 18 mesi nel primo periodo di fruizione, rinnovabile – previo un mese di sospensione – per altri 12 mesi. Non dovrebbero esserci limiti al rinnovo: chi ne soddisfa i requisiti, quindi, vi potrà accedere infinite volte.

Le altre condizioni

Laddove nel nucleo familiare siano presenti persone occupabili, bisognerà prendere parte a un percorso di orientamento e ricerca del lavoro che obbliga il beneficiario ad accettare qualsiasi offerta di lavoro che verrà presentata dai servizi per il lavoro.

Nel dettaglio, si partirà dall’iscrizione al sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) dopodiché si verrà contattati dagli uffici territoriali di servizi sociali e centri per l’impiego per una valutazione multidimensionale dei bisogni del nucleo.

Chi è nella condizione di poter lavorare andrà a sottoscrivere il patto per il lavoro, come oggi per il Rdc, e dovrà impegnarsi nel frequentare corsi di formazione e prendere parte a iniziative di orientamento. Per chi non lo fa scatta la decadenza della misura.

Il vantaggio è che, oltre agli sgravi assunzione già in essere, le aziende che assumeranno un percettore di Assegno d’inclusione potranno godere di un esonero del 100% dei contributi previdenziali dovuti fino a un massimo di 8.000 euro l’anno.

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