Prosegue la mobilitazione di Rifondazione Comunista a difesa delle condizioni di vita dei ceti popolari

Prosegue la mobilitazione di Rifondazione Comunista a difesa delle condizioni di vita dei ceti popolari.

Prosegue la mobilitazione di Rifondazione Comunista a difesa delle condizioni di vita dei ceti popolari. Continuiamo cosí la raccolta delle firme e la distribuzione dei volantini di sensibilizzazione in tutta la Sicilia.

Sabato 15 gennaio saremo a Castelvetrano, in piazza G. Matteotti dalle ore 16:00, a Catania in piazza Stesicoro dalle ore 16:30

Domenica 16 gennaio saremo a Siracusa, in piazza Santa Lucia dalle ore 10:30,

Sabato 22 gennaio saremo a Palermo, in piazza Verdi dalle ore 10:00.

La campagna nazionale è iniziata il 2 dicembre e si concentra su due misure emblema del carattere antipopolare del governo Draghi: l’aumento delle bollette e il ripristino della legge Fornero sulle pensioni con l’abolizione immediata di quota cento.

Con l’aumento delle bollette si colpiscono duramente i redditi di lavoratrici e lavoratori e  ceti popolari già impoveriti da decenni  di riduzione generalizzata di salari e stipendi per tutti, lavori precari, part time obbligati, mancati rinnovi contrattuali, disoccupazione e contratti pirata.

Sulle pensioni il governo Draghi  continua  sulla linea seguita da decenni dai governi che l’hanno preceduto: pur di  non colpire le rendite e le grandi ricchezze , si bastonano i pensionati con allungamento continuo  della vita lavorativa, pensioni bassissime, tasse anche dieci volte superiori ad altri paesi europei e, per moltissimi, adeguamento solo parziale  all’inflazione.

Dopo le iniziative già intraprese dal partito in diverse città, saremo anche nelle piazze della Sicilia per dire “Basta rapine su salari, stipendi e pensioni!”

Nei nostri presidi, gazebo, banchetti raccoglieremo le firme delle cittadine e dei cittadini, da inviare al governo attraverso le prefetture, sulle nostre proposte:

contro gli aumenti delle bollette si taglino i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l’energia elettrica come è stato fatto in Spagna; si eliminino oneri di sistema obsoleti, si dia finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all’iva, tasse pagate in prevalenza dai ceti popolari;

per le pensioni proponiamo di cassare l’imbroglio di quota 102; per gli uomini la pensione a 60 anni o con 40 di contributi; per le donne la pensione a 55 anni o 35 di contributi; che si metta fine alle pensioni sotto i mille euro e l’adeguamento integrale delle pensioni all’inflazione.

Dopo le grandi promesse del governo arrivano i fatti. Nell’anno 2022 gli aumenti della luce e del gas peseranno su circa 25 milioni di famiglie di lavoratori, pensionati e disoccupati per un totale di 30 miliardi di euro di incremento sulle bollette.

Gli aiuti del governo stabiliti dalla Legge di bilancio sono completamente insufficienti.

Questi aumenti si cumuleranno ai tanti già in corso sulla benzina, sui generi alimentari e di prima necessità. Sarà un salasso insostenibile su salari e pensioni che già ora sono tra i più bassi in Europa.

DRAGHI VUOI FARCI PAGARE ANCHE L’ARIA CHE RESPIRIAMO?

Mimmo Cosentino Segretario Regionale RPC

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