l Mit un incontro tra Matteo Salvini e i presidenti di Calabria e Sicilia, Roberto Occhiuto e Renato Schifani. Sul tavolo c'è il dossier Ponte sullo Stretto, Roma, 16 Marzo 2023. ANSA/US MIT

Ponte sullo Stretto: ok dal governo al progetto salvo intese

Rieccolo il Ponte sullo Stretto, l’argomento più gettonato in tempi elettorali, anche se adesso non siamo in campagna elettorale. Ma per Matteo Salvini è sempre il tempo giusto per fare propaganda.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per la ricostituzione della società Stretto di Messina SPA, primo passo per riprendere il percorso di progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera pubblica complessa e costosa di cui si parla da decenni e che ciclicamente torna al centro del dibattito pubblico.

Il consiglio dei ministri ha approvato un primo schema di decreto che riporta indietro il tempo fino al 2012, quando la realizzazione era stato fermato e la società messa in liquidazione.

Tuttavia, il decreto,  il cui testo è ancora stato per i necessari approfondimenti tecnici, è stato approvato “salvo intese”, una formula utilizzata per sottolineare che non c’è ancora nulla di definitivo, anche se il ministro alle Infrastrutture, manifesta trionfalismi.

Ed è proprio la formula “salvo intese” che sottolinea la volatilità del di un progetto che, già in passato, al di là delle posizioni politiche, ha sempre fatto evidenziare le difficoltà di realizzazione per le ben note problematiche di natura ambientale, tecnica e finanziaria.

Ma Salvini ha puntato sulla mega opera, investendo la maggior parte dei suoi sforzi sia per ottenere il dicastero che per portarlo avanti.

Insomma, il leader della Lega si può dire che è soprattutto il ministro del Ponte, ovvero lui vorrebbe passare alla storia per questo, almeno nelle intenzioni.

Con la riesumazione della Stretto di Messina, società mai chiusa bensì in liquidazione, riecco nel frattempo una nuova emorragia di fondi pubblici che, in realtà, non si è mai fermata.

Nel via libera, il governo usa la formula precauzionale “salvo intese” e ancora sono in via di definizione gli aspetti tecnici. Si riparte comunque dal progetto definitivo approvato 11 anni fa, quello del ponte sospeso strallato più lungo al mondo, 3,2 chilometri. Andrà ora aggiornato per adattarlo alle ultime normative in materia tecnica, ambientale e di sicurezza. Il vicepremier e ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, ha dichiarato che “sarà il ponte a campata unica più bello, più green e più sicuro del mondo”, certificato dai “più grandi ingegneri delle migliori università” e he parlato di “giornata storica” per tutta Italia. Mentre il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha promesso: “questa volta non ci fermeranno” ricordando che “già 20 anni fa” con il suo governo avevano pronto il progetto.

L’obiettivo ora è quello di arrivare a un nuovo progetto esecutivo entro il 31 luglio 2024 per poi avviare i lavori per la fine di quell’anno. Il decreto, secondo la bozza circolata nei giorni scorsi, resuscita anche i vecchi contratti di appalto cancellati dal governo Monti, a partire da quello con Eurolink, il consorzio guidato da Salini (oggi Webuild) che vinse la gara internazionale d’appalto. Al ministero delle Infrastrutture c’è un modellino del ponte e Salvini vi ha posato davanti per una foto con i presidenti delle Regioni sulle due sponde, Roberto Occhiuto della Calabria e Renato Schifani della Sicilia, al termine di un incontro sulle esigenze infrastrutturali dei due territori e sulla nuova partenza del progetto. Per Occhiuto “il Ponte sullo Stretto sarà una grande occasione per il Sud, ma occorrerà parallelamente lavorare per sviluppare al meglio le opere complementari indispensabili”. La realizzazione tecnica richiederà 5 anni e si ripartirà dalle autorizzazioni già ottenute nel 2012 per i raccordi ferroviari e stradali, ha spiegato il viceministro Edoardo Rixi. “Ci vuole un moto d’orgoglio come c’è stato sul ponte a Genova”, ha aggiunto chiedendo al Paese di credere nel progetto.

Ammonta a ben 1,2 Miliardi di Euro la cifra sborsata dal 1981  anno di nascita della Spa – per il Ponte senza essere stato realizzato.

E non è finita qui, perché lo stillicidio continua, con 1500 Euro al giorno bruciati dal 2012, da quando, cioè, la Stretto di Messina è stata messa in liquidazione. Il commissario liquidatore, l’avvocato Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto del ministro Giulio Tremonti nel secondo Governo Berlusconi, e poi dei Governi Prodi e Monti, intasca un compenso da 120mila euro l’anno come parte fissa, più 40mila di parte variabile. I tre commercialisti del Collegio dei revisori la parcella è di 9mila Euro l’anno per il presidente e 6mila per gli altri due componenti.

Da rilevare che la società non è stata chiusa a causa del contenzioso con Eurolink, che oggi vale 700 milioni di Euro, oltre le cause con i proprietari dei terreni espropriati in cui sarebbero dovuti sorgere i piloni del Ponte.

La storia del progetto del Ponte dello Stretto di Messina è segnata da una serie di tentativi falliti, aperti e chiusi dai politici al Governo di turno, oltre che bloccati dalle difficoltà tecniche e dagli ostacoli burocratici.

Il ponte sullo Stretto di Messina è una storia infinita che torna ad ogni cambio di governo e di epoca e  l’idea di collegare Calabria e Sicilia è più vecchia dell’Italia stessa.

I primi tentativi di unire le due sponde risalgono ai tempi delle Guerre Puniche, poi un pensierino ce lo fece anche Carlo Magno mentre nel 1840 il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, fece realizzare uno studio di fattibilità, come avremmo detto oggi, per la costruzione del Ponte ma visti i costi troppo alti dell’opera rinunciò come molti altri dopo di lui.

Dopo l’Unità d’Italia il progetto del ponte torna alla ribalta. Nel 1866 il ministro dei Lavori Pubblici, Stefano Jacini, commissiona un altro studio per verificare la possibilità di collegare Scilla e Cariddi con una costruzione in metallo ma poi niente. Seguiranno altri progetti ed idee che non porteranno a modificare la situazione quindi nel 1908 il devastante terremoto di Messina, che distruggerà la città mette in evidenza l’alto rischio sismico dell’area e così per moltissimo tempo il progetto del ponte viene accantonato. A resuscitare l’idea è l’Italia fascista. Ma anche in questo caso i piani proposti finiranno nel cassetto.

Finita la Seconda Guerra mondiale, inizia la ricostruzione del Paese e l’idea del ponte sullo Stretto affascina anche la neo nata Repubblica. Nel 1969 viene bandito un “Concorso internazionale di idee” per un progetto di attraversamento stradale e ferroviario dello Stretto. Furono presentati 143 progetti. Per gli studi preliminari verranno stanziati 3,2 miliardi di lire, che rappresentano anche i primi costi dello Stato e degli italiani per finanziare un’opera finora apparsa solo nelle carte di architetti e tecnici. Tra i progetti vincitori c’era anche quello di un tunnel a mezz’acqua ancorato al fondo mediante cavi in acciaio, e ancora un ponte strallato a tre campate, uno sospeso a campata unica, e anche alcune versioni di ponte sospeso a tre o più campate.

Nel 1981 viene costituita la società Stretto di Messina, che diventa responsabile per la progettazione dell’opera. Dopo vari studi di fattibilità, appunto, viene approvata la soluzione del ponte sospeso ad unica campata. Nel 1985 l’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, annuncia che il ponte si farà. La progettazione però anche stavolta non decolla e nel 1992 con lo scoppio di Tangentopoli l’opera viene messa in soffitta.

Ma dieci anni dopo il nuovo premier, Silvio Berlusconi, rilancia il progetto. Nel 2005, con un’offerta di 3,88 miliardi di euro, Impregilo vince la gara per la realizzazione del ponte.

Nel 2006 la società firma il contratto. Ma quando sembra tutto pronto per avviare i lavori, Berlusconi perde le elezioni e con l’arrivo del secondo governo Prodi, che considera il ponte “inutile e dannoso”, tutto si blocca. L’esecutivo cade dopo soli due anni e il Cavaliere rientra a Palazzo Chigi e ritorna sulla costruzione del ponte. Stavolta a far archiviare ogni tentativo sarà la crisi dei debiti sovrani.

Il governo tecnico di Mario Monti tra salva Italia e tante spese da tagliare mette la parola fine alla costruzione del ponte, annunciando che non si farà e la società Stretto di Messina viene messa in liquidazione. Ma ora il governo Meloni ne prevede la riattivazione sin da subito e a cinque mesi dal giuramento il consiglio dei ministri approva l’opera: “giornata storica non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta l’Italia dopo 50 anni di chiacchiere”, dichiara il ministro Matteo Salvini.

La realizzazione del Ponte sulloStretto “significa decine di migliaia di posti di lavoro diretti, ma soprattutto significa in qualche misura anche la rinascita della siderurgia e dell’acciaieria italiana”, afferma il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso a Napoli per Feuromed.

“Per questo – ha detto il ministro – stiamo realizzando un piano siderurgico nazionale che parte dai fabbisogni del Paese, mi riferisco a quelli della cantieristica, della nautica, dell’automotive, l’elettrodomestico, ovviamente il settore delle costruzione, e il ponte è un altro esempio eclatante.

“Sto sbloccando cantieri in tutta Italia, – ha ribadito il vicepremier e ministro Matteo Salvini – il ponte sullo Stretto costa di più non farlo che farlo, gli italiani hanno già speso centinaia di milioni di euro senza che si sia ancora posata una pietra”. “In poco tempo si ripagherà e da tutto il mondo – ha aggiunto – verranno ad ammirare l’ingegneria italiana”.

Tra chi proprio non vuole crederci c’è l’Alleanza Verdi e Sinistra che ha organizzato un flash mob di protesta contro il Ponte davanti a Montecitorio. I manifestanti portavano cartelli con su scritto: “uno spreco di risorse da 10 miliardi di euro” e indicavano come con questi soldi si potrebbero acquistare, per esempio, 175 treni intercity e 500 regionali. “Serve a fare il poltronificio”, ha detto il deputato Angelo Bonelli contestando la norma nella bozza che sottrae i compensi dell’amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa, al limite massimo di 240 mila euro annui previsto per i manager di Stato. Ha bocciato il ponte per gli “elevatissimi e insostenibili costi ambientali, sociali ed economico-finanziari” anche il Wwf che ricorda come l’area dello Stretto sia ricompresa in due “importantissime Zone di Protezione Speciale”.

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