‘Pensieri fumati’, ultima produzione letteraria della giornalista Simona Mazza

Preghiera e fede

La Donna che prega è una tela di Franco Battiato. ‘La preghiera non è un atto di sottomissione, ma un momento di intima connessione. Ecco perché necessita il silenzio della mente. Dervish rotanti: una preghiera danzata. Ti prego mio Signore, tienimi lontana dalla vanità! Tu non hai bisogno dei miei ringraziamenti, sono io che ho bisogno di ringraziarti. La fede è molto più del credo. Nel credo tu pensi di capire. Nella fede ti affidi perché hai compenetrato pienamente il mistero dell’inspiegabile e una volta che comprendi l’ingranaggio, tutta la nebbia si dirada. Quando sto nella fede mi sento la persona più ricca del mondo’.

Cantautore, compositore, regista e, tra le altre cose, anche pittore. Franco Battiato è stata una figura irripetibile della scena artistica e culturale italiana.  L’arte è prima di tutto un esercizio spirituale. Una via per giungere all’assoluto, come tanti filosofi hanno provato a teorizzare. Eppure, non di rado, essa si manifesta con maggiore intensità quando si presenta spontanea, priva di costrutti, libera di essere al di fuori di un sistema che la inquadri o legittimi. Semplicemente è, semplicemente ne godiamo. Se intesa quindi come una delle (poche) vie utili alla conoscenza di sé, non ci deve sorprendere che Franco Battiato l’abbia percorsa. ‘L’obiettivo ultimo della mia vita è conoscere me stesso‘.   É sulle basi di un dialogo – prima sofferto, poi molto sereno – con la propria individualità che il poliedrico artista ha intrapreso un cammino di ricerca pennello in mano. Aveva iniziato a dipingere nel ’93, non senza incontrare difficoltà: ‘Ho iniziato a dipingere vent’anni or sono, spinto dalla mia incapacità’ amava ripetere. Forse un mantra utile a ricordare che l’arte è tecnica, esercizio che si accompagna all’ispirazione. E il nodo per Battiato stava proprio qui. L’immagine, lo slancio del genio, l’intuizione folle, l’artista l’ha sempre avuta. Quel che mancava, a suo parere, era la capacità di metterla in pratica, di riportare sulla tela un’idea che nella sua mente appariva delineata: ‘qualsiasi cosa diventava una cosa diversa’.

Un anno di tanti sforzi e altrettanti delusioni, ma «un bel giorno all’improvviso la figura di un danzatore derviscio si materializzò sulla tela, nel modo giusto, nel modo che volevo. Fu una gioia immensa, anzi di più. Fu un orgasmo cosmico».

Da quel momento, a fasi alterne, Franco Battiato si è dedicato anche alla pittura. Una “terapia riabilitativa”, un ulteriore mezzo per migliorarsi artisticamente e personalmente. Le opere figurative prodotte sono circa 80, tra tele e tavole dorate. La miscela, tendenzialmente, ad olio. Süphan Barzani lo pseudonimo con cui firmava i suoi dipinti. Per intenzione e ispirazione intima Battiato ha riportato sulla tela un sentimento archetipale, intriso di spiritualità e bellezza. Difatti, al di là di ogni dimensione temporale, il colore oro è simbolo di purezza e ascensione spirituale. Da qui la sua presenza, quasi costante, nelle opere di Battiato.

Valori rovesciati

‘L’uomo con la testa rovesciata’ di Marc Chagall accompagna le considerazioni del paragrafo di ‘Pensieri fumati’: ‘In certi stadi di coscienza, l’abito fa davvero il monaco. Viviamo credendo in valori capovolti. Percepiamo gli animali e gli zulù delle tribù come degli esseri lontani, addormentati, incoscienti. Noi ci percepiamo come i “privilegiati” gli “illuminati”. Bisogna capovolgere quest’ordine. Gli animali e gli zulù sono i più vicini allo stato naturale. Non fanno altro che realizzare il loro compito, con uno stato di coscienza intuitivo. Noi invece, non solo non realizziamo alcun compito che sia compatibile con lo stato naturale delle cose, stiamo distruggendo quest’ordine e ci compiaciamo persino della nostra presunta superiorità’.

Mi trascino per le vie di Mosca. Né la Russia imperiale, né la Russia dei Soviet hanno bisogno di me. Io sono incomprensibile per loro, straniero… Sono certo che Rembrandt mi ama. Molti hanno fatto dell’umorismo sui miei dipinti, soprattutto sui miei quadri con le teste all’ingiù. Non ho fatto niente per evitare quelle critiche. Al contrario. Sorridevo – tristemente certo – della meschinità dei miei giudici. Ma avevo, malgrado tutto, dato un senso alla mia vita. Se sei pittore puoi avere la testa al posto dei piedi e resterai pittore’, l’amara considerazione di Marc Chagall.

Roberto Cristiano

(continua…)

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