‘Non una di meno’ e Giorgia Meloni sulla devastazione della sede romana di ‘Pro vita e famiglia’

 

 

 

“Io non so come si pensi di combattere la violenza contro le donne rendendosi protagonisti di intollerabili atti di violenza e intimidazione. Come quelli avvenuti sabato a danno dell’associazione Pro Vita e Famiglia”. In un lungo post su Facebook  Giorgia Meloni commenta le violenze, con lancio di bottiglie, che hanno accompagnato il corteo (l’onda fucsia) di sabato a Roma promosso dall’associazione ‘Non una di meno’.

“Voglio interrogare tutti su una questione banale, la violenza va condannata sempre o solamente quando si rivolge a qualcuno di cui condividiamo le idee? È questa la domanda sulla quale, da parte di certa sinistra, non abbiamo mai avuto una risposta chiara.  Una risposta spero che stavolta arrivi, da Elly Schlein, da Giuseppe Conte, da Maurizio Landini e dalla Cgil, ai quali tutti manifestammo la nostra solidarietà in occasione del vergognoso assalto alla sede del sindacato. Una sede devastata è inaccettabile sempre. Particolarmente se la si devasta nel nome delle donne violentate, picchiate o uccise”.

Per ora dal Nazareno e dalla Cgil nessun commento.

Pro Vita e Famiglia è una Onlus fondata nel 2012 da Toni Brandi, un imprenditore operante nel campo del turismo che in precedenza è stato a capo della Fondazione Italiana di Ricerca sui Laogai, i campi di lavoro forzato presenti in Cina.

 

Vicepresidente e portavoce invece è Jacopo Coghe – imprenditore del design classe 1984 e padre di ben sei figli – che nel 2013 ha fondato Generazione Famiglia poi confluita nel 2019 in Pro Vita e Famiglia.

 

Nel sito ufficiale si legge che l’associazione – di carattere apartitico – è attiva in tutta Italia con 110 circoli territoriali, impegnandosi per costruire “una società fondata sui valori della vita e della famiglia, contro la cultura della morte”.

 

Questi sono gli obiettivi di Pro Vita e Famiglia.

 

Difendere la dignità della vita umana e dell’insostituibile ruolo della famiglia, ispirandosi a principi cristiani, basandosi sulla ragione, sulla legge morale naturale accessibile a ogni persona e sui risultati della migliore ricerca scientifica.

Promuovere la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Sostenere la libertà e priorità educativa dei genitori.

In sostanza Pro Vita e Famiglia è una onlus che difende la famiglia “tradizionale”, antiabortista in quanto a difesa dei bambini e della vita dal concepimento alla morte. Di recente l’associazione si è detta contraria alla teoria gender, all’utero in affitto e a una legge sull’omotransfobia.

 

Le critiche e l’assalto di Roma

 

Da anni l’associazione Pro Vita e Famiglia è accusata di avere degli stretti rapporti con i movimenti di estrema destra. Il legale della Onlus è Alessandro Fiore, figlio del neofascista Roberto leader di Forza Nuova ora a rischio di dieci anni e mezzo di carcere per l’assalto alla sede della Cgil.

 

Anche nel 2022 durante la manifestazione Non una di meno di Roma la sede di Pro Vita e Famiglia è stata vandalizzata con scritte “aborto libero” fatte con vernice rossa; per l’associazione “i collettivi fascio-femministi” difendono “un aborto libero che non è libero ma anzi strumento di oppressione sessista”.

 

Così il ricercatore dell’Università di Verona e studioso dei movimenti anti-gender Massimo Prearo ha descritto, in una intervista a Il Manifesto, l’associazione Pro Vita e Famiglia.

 

Il centro di questa galassia oggi in Italia è Pro Vita & Famiglia. Questo gruppo si ispira all’esperienza francese di Manif pour tous. Il principio di fondo che muove la loro azione è il mimetismo. Questi gruppi si presentano come «semplici cittadini», si dichiarano apolitici e aconfessionali e i loro discorsi sono intrisi di richiami al «buon senso», «l’evidenza», «la scienza».

Sono discorsi a circuito chiuso che puntano a bombardare il dibattito con storie estreme. Puntano a creare allarmismo verso il futuro: «ecco verso dove andiamo», «ecco quello che succederebbe se…».

Si presentano come un movimento popolare e civico. In realtà sono sorretti da un gruppo ristretto di persone che svolge una sorta di attivismo imprenditoriale, facendo lobbying fuori e dentro le istituzioni e i partiti. La mobilitazione è gestita interamente dall’alto. La verità è che esistono soprattutto in rete e sui social. Hanno anche dei gruppi locali ma sono spesso composti da poche persone. Si evince anche dal fatto che da diversi anni non organizzano grandi manifestazioni di piazza, al di fuori degli eventi tradizionali identitari dell’associazionismo ultracattolico.

 

Da tempo Pro Vita e Famiglia è finita nel mirino di diversi collettivi femministi, con l’Onlus accusata di fare “terrorismo antiabortista” fino ai fatti di Roma che sono stati duramente condannati anche dalla premier Giorgia Meloni.

 

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