Nicola Gratteri e le sue improprie dichiarazioni…

 Annunci minacciosi di denunce, di investire il Csm e di sollecitare un’azione disciplinare. Ma il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha il sorriso di sempre. E dice al Corriere: «Non mi stupisco. È l’anticipazione di quello che succederà con l’Alta Corte disciplinare. È tutto per intimorire. Non mi stupisco. Ma ovviamente non mi lascio intimorire».

Sbaglia chi pensa che il magistrato anticosche abbia sentore di aver esagerato per quelle parole che hanno scatenato un putiferio politico. «Voteranno No le persone per bene che credono in un cambiamento della Calabria e voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», aveva detto nell’ambito di un’intervista su ‘ndrine e dintorni al Corriere di Calabria

«Pentito di che? Io ho detto che la mafia, i centri di potere e la massoneria deviata votano Sì. Non ho detto che chi vota Sì fa parte della ‘ndrangheta di un centro di potere, della massoneria deviata. L’ho anche precisato. È lingua italiana. Basta leggerla in modo asettico e con la grammatica italiana davanti e si capisce», è convinto il magistrato. Anche se ieri erano ancora in molti nel centrodestra — proprio lo schieramento che ha ottenuto la sua nomina a procuratore di Napoli assieme ai voti del vicepresidente Pinelli e di Mi — a chiedere conto di quelle parole. Soprattutto nella Lega.

Il sottosegretario Andrea Ostellari lo accusava di «insinuare che il Sì fosse appannaggio di alcune categorie impure», i componenti leghisti della commissione giustizia lo chiamavano «Gratteri il censore» in una nota in cui lo sollecitavano a chiedere scusa. Via via fino a Matteo Salvini che insisteva nella richiesta: «Dica scusate mi sono espresso male».

Durissima anche Forza Italia con Tommaso Calderone che parla di «inaccettabili offese» e rinfaccia a Gratteri: «Ha fatto arrestare centinaia di persone poi rivelatesi innocenti». Mentre il laico di FI, Enrico Aimi, che ha chiesto l’apertura di una pratica per valutare il requisito dell’equilibrio insiste: «Non è intoccabile. Il fatto che sia sotto scorta e combatta battaglie rilevanti contro la criminalità organizzata, non gli attribuisce una sorta di ius primae noctis con licenza di offendere». Al di là della reazione contraria dei togati, l’iniziativa del consigliere forzista non avrà seguito visto che Gratteri ha già il massimo livello di avanzamento in carriera e quindi una pratica non avrebbe senso e che l’azione disciplinare il ministro Nordio non ha alcuna intenzione di aprirla e spetterebbe semmai al pg di Cassazione.

In ogni caso Gratteri non se ne cura. «Il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Non è con le minacce o con gli attacchi che mi si mette a tacere», ha detto a PiazzaPulita (La7) giovedì sera, ricordando di aver condotto indagini contro la ’ndrangheta, la camorra, i narcos e trafficanti internazionali in mezzo mondo, di aver sentito intercettazioni in cui criminali parlavano del tritolo preparato per farlo saltare in aria e di non aver mai potuto fare una vacanza con la famiglia.

«Io ho fatto un’affermazione i commenti successivi non centrano niente», spiega Gratteri. E ripete che lui ha precisato di aver pronunciato quel giudizio in un’intervista in cui si parlava dei suoi sette anni alla procura di Catanzaro in cui, con l’aiuto di colleghi e polizia giudiziaria straordinari ha «ridato speranza alla Calabria». Da subito schierato contro la riforma Nordio che ritiene «favorirà ricchi e potenti» e metterà a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura», stavolta però Gratteri ha generato imbarazzi o critiche anche tra i sostenitori del No. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No a Cinque Minuti ha parlato di «commento offensivo per gli elettori, sbagliato, che porterà più voti al Sì.

L’ex pm del pool di Mani Pulite si mette inevitabilmente a confronto con il procuratore di Napoli. Due magistrati per certi aspetti agli antipodi, con stili umani e professionali molto diversi. Le polemiche sul referendum che li vede contrapposti e le vere intenzioni di Gratteri secondo Di Pietro

Quando Nicola Gratteri dice qualcosa non lo fa mai a caso, parola di Antonio Di Pietro che, intervistato da Ginevra Leganza sul Foglio, mette di fatto a nudo il procuratore di Napoli e la sua “tecnica” dietro i polveroni che puntualmente solleva a ogni dichiarazione. Ultima solo in ordine cronologico, quella su chi vota Sì al referendum di marzo sulla Giustizia, che in soldoni non sarebbe una persona perbene. Parole fraintese le sue a un giornale calabrese, come si è difeso il magistrato il giorno dopo le polemiche. Niente di nuovo e improvvisato, secondo Di Pietro.

Su quelle parole, l’ex pm di Mani Pulite, oggi tra i testimonial del Comitato per il Sì al referendum, spiega che Gratteri in fondo parli alla «pancia dell’opinione pubblica. La sua logica è: purché se ne parli, a prescindere dal merito». Una tecnica che il solo obiettivo di scatenare reazioni tanto dure quanto le sue parole: «L’obiettivo è che sulle sue parole si ritorni, amplificandone l’effetto – spiega Di Pietro – È una tecnica. Ed è uno dei motivi per cui io non entro mai in conflitto con lui: non vedo perché raddoppiargli la visibilità. Meno che meno sul tema del referendum».

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