Manovre forziste tese ad indebolire la figura politica di Giorgia Meloni

Per tre giorni di seguito, parlando del ritorno di Gentiloni in Italia per sfilare la sedia di segretario del Pd a Elly Schlein, Maurizio Belpietro, su “La Verità”, ha scritto di possibili manovre in fase di costruzione per mandare a casa Giorgia Meloni.

Per Elly Schlein questo 2024 la vede in  calo nei sondaggi e attaccata da diversi esponenti del suo partito, con molti esponenti di spicco del Partito Democratico contrari ad una sua eventuale candidatura alle elezioni Europee.

Nella lunga lista di persone che hanno sconsigliato a Schlein di candidarsi come capolista in tutte le circoscrizioni alle elezioni europee si è aggiunto da poco anche Romano Prodi, il rispettato leader del Partito Democratico. L’ex presidente del Consiglio e attuale presidente emerito della Commissione Europea evita di menzionare direttamente la segretaria del Pd, affermando che il suo intervento è di carattere generale e si applica a tutti. Tuttavia, in occasione di un significativo evento legato al futuro del Pd nell’ambito europeo e durante la giornata di commemorazione di David Sassoli, Prodi sottolinea che se “metti cinque candidature e ne scegli una vuole dire che alle altre quattro non ci vai. In alcuni casi non ci vai proprio”, se sei già eletto in Parlamento e non intendi lasciare Roma per Bruxelles.

Le parole di Romano Prodi giungono a seguito della pressione esercitata da Stefano Bonaccini sulla segretaria, il quale sostiene che non ci sia necessità di candidature fittizie. Inoltre, riflettono le prese di posizione di Giuseppe Conte, che condanna coloro che “ingannano gli elettori con candidature fittizie” e non rispettano il mandato parlamentare ricevuto.

“Non puoi dire ai cittadini: datemi il voto, trovate Conte su tutte le liste quando già sai che al Parlamento europeo non ci andrai. Sono deputato, presidente del Movimento 5 Stelle, quello di parlamentare europeo è un compito che non posso assolvere. Gli altri leader – insiste l’ex premier – dovrebbero avere l’accortezza di fare altrettanto, la politica dovrebbe imparare una volte per tutte a non prendere in giro i cittadini”. Anche una parte della sinistra dem mostra una certa freddezza, come evidenziato da Peppe Provenzano, il quale afferma che le elezioni europee sono troppo cruciali per essere ridotte a una contesa personale tra leader.

Parole che arrivano dopo che Paolo Gentiloni ha confermato che non si ricandiderà alle Europee. Il commissario Ue per gli affari economici dopo la scadenza del suo mandato tornerà in Italia; una notizia che non sorprende nessuno, visto che da mesi circola l’idea, all’interno di una parte del Partito democratico, di puntare proprio su Gentiloni come segretario della sinistra, dando il benservito ad Elly Schlein in caso di risultato flop alle elezioni Europee.

In sintesi, sembra che ci sia un’operazione a tenaglia per impedire a Elly Schlein di candidarsi alle elezioni europee. Tuttavia, dietro le diverse prese di posizione emergono ragioni divergenti. Romano Prodi ritiene che le pluricandidature costituiscano una minaccia per la democrazia, sottolineando l’importanza di preservare i principi democratici per evitare il rischio di una dittatura.

Schlein, d’altra parte, mira a polarizzare lo scontro con Giorgia Meloni, cercando di consolidare la leadership nel Partito Democratico e tagliando fuori altri leader come Giuseppe Conte. Alcuni esponenti del Pd, che potrebbero essere costretti a gareggiare come secondi in lista, sollevano obiezioni a questa linea, preoccupati per la visibilità e per il fatto che una candidatura di Schlein brucerebbe le possibilità di candidature femminili, a causa della regola dell’alternanza uomo-donna.

Il tema delle candidature per le Europee è caldissimo. Nel centrodestra ha rotto gli indugi Matteo Salvini annunciando che non sarà in lista. Giorgia Meloni resta tentata, ben sapendo che il suo nome servirebbe a dare spinta alla lista FdI e a creare intoppi nelle aspirazioni degli alleati. Antonio Tajani ha preso tempo, rinviando la decisione dopo il congresso di Forza Italia in programma a febbraio

Considerato che allo stato attuale dei fatti la maggioranza che sostiene il Governo sembra compatta, è evidente che Belpietro, che se scrive non scrive a vanvera, sta avvertendo chi di dovere che le manovre sono in atto e che si sa anche chi le sta mettendo in atto.

Facile pensare al solito schieramento prodiano, al contempo erede della sinistra democristiana e della finanza cattolica, in stretto rapporto con quello che resta del Pci, che pensa di avere il diritto divino di governare e anche di stabilire il perimetro della democrazia.

‘In maggioranza ci aiutiamo tra di noi continuamento. Questa è una coalizione che governa il Paese e deve concentrarsi su questo. Le opinioni talvolta possono essere divergenti, altrimenti saremmo un’unico partito e non tre partiti. Poi ci si confronta e come sempre si trova le soluzioni’,  ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera Paolo Barelli

Sicuramente la squadra prodiana democristiana farà di tutto per mettere in crisi la maggioranza di centro destra ed evitare che passino leggi come quelle del premierato, ma la questione sembra essere più ampia e riguarda, con tutta probabilità, Forza Italia, non solo per i suoi interessi italiani, ma anche per il fatto di essere componente importante del PPE.

Antonio Tajani è vicepresidente del PPE, partito nel quale è in atto un confronto relativo alle future alleanza nel Parlamento Europeo e per la nomina della Commissione.

Giorgia Meloni è la presidente del Partito dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr Party) che, ragionevolmente, se le elezioni segneranno uno spostamento a destra, potrebbe sostituire i Socialisti & Democratici nell’alleanza con il PPE, cambiando la postura politica dell’Unione Europea.

Per capire la posta in gioco guardiamo alcuni dati, in quanto solo i dati ci consentono di fare dei ragionamenti.

Partiamo dai dati aggiornati a novembre dell’anno scorso.

Il gruppo più numeroso è il Partito popolare europeo di centrodestra (PPE), che ha guadagnato due seggi a novembre, portando il totale a 175.

Segue l’Alleanza progressista di socialisti e democratici (S&D) con 142 seggi più di 3.

Il terzo gruppo centrista, il liberale Renew Europe (RE) [leggi Macron, ndr], è sotto di tre seggi ed è ora a 89.

Questi tre partiti – che formano una coalizione informale al Parlamento europeo – hanno ora 406 seggi su 705.

Il secondo gruppo più numeroso è ora quello di destra Identità e Democrazia (ID), che ha undici seggi in più rispetto al mese precedente, il che significa che ora sono previsti a 87 seggi.

ID ha superato l’altro gruppo di destra, i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), diventando il quarto gruppo più grande.

l gruppo nazional-conservatore ECR guadagna tre seggi, per un totale di 83.

A sinistra, si prevede che i Verdi/Alleanza libera europea (G/ALE) otterranno 51 seggi, senza alcuna variazione rispetto al mese scorso.

Il gruppo della sinistra al Parlamento europeo – GUE/NGL (SINISTRA) perde otto seggi scendendo a soli 37 e avere un altro minimo record dopo agosto.

I Non-Inscrits (NI) avrebbero un seggio in meno e sono ora a 52, mentre i partiti non (ancora) affiliati avrebbero quattro seggi, sette in meno.

Da qui alle elezioni europee del 6-9 giugno ci saranno molti appuntamenti elettorali che potranno dare indicazioni di come si posizionano i partiti.

2024
Finlandia – Presidenziale (primo turno) 28 gennaio
Portogallo – Parlamento regionale delle Azzorre 4 febbraio
Finlandia – Presidenziale (potenziale secondo turno) 11 febbraio
Germania – Elezioni del Parlamento nazionale in alcune parti di Berlino 11 febbraio
Spagna – Parlamento regionale della Galizia 18 febbraio
Italia -Elezioni regionali Sardegna (parlamento+presidente) 25 febbraio
Italia – Elezioni regionali Basilicata (parlamento+presidente) ~Febbraio
Irlanda – Referendum nazionale sull’emendamento sulla cura
Referendum nazionale sull’emendamento sulla famiglia 8 marzo
Italia – Elezioni regionali Abruzzo (parlamento+presidente) 10 marzo
Portogallo – Parlamento nazionale 10 marzo
Slovacchia – Presidente (primo turno) 23 marzo
Slovacchia – Presidente (secondo turno) 6 aprile
Malta – Presidenziale (indiretto) ~Aprile
UK – Locale (incl. sindaco di Londra) 2 maggio
Lituania – Referendum presidenziale (primo turno) sulla doppia cittadinanza 12 maggio
Lituania – Presidenziale (potenziale secondo turno) 26 maggio
Italia – Elezioni regionali Piemonte (parlamento+presidente) ~Maggio
Islanda -Presidenziale 1 giugno
Unione Europea – Parlamento europeo 6-9 giugno

proiezione seggi 2024

proiezione percentuale

Veniamo ora ai sondaggi e alle previsioni.

Secondo un sondaggio di novembre di Europe Elects visionato da Euractiv prima della sua pubblicazione, le forze politiche europee di estrema destra hanno raggiunto un livello record di consensi.

Se oggi si tenessero le elezioni europee, i partiti politici di estrema destra anti-UE, che si sono uniti sotto l’egida del gruppo “Identità e Democrazia” (ID) al Parlamento europeo, otterrebbero 87 seggi su 705 (attualmente controllano 60 seggi).

L’ID è composto da alcuni attori politici come il partito nazionalista Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen, che guida i sondaggi in Francia; il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), che è al secondo posto nei sondaggi tedesche, così come la Lega di Matteo Salvini, che è già partner di coalizione in Italia del governo guidato da Giorgia Meloni (FdI/ECR).

Secondo Europe Elects, i guadagni più recenti del gruppo ID sono stati in parte guidati dalla sorprendente vittoria del PVV di estrema destra di Geert Wilders alle elezioni olandesi.
Una situazione simile esiste per l’estrema destra austriaca conosciuta come FPÖ, che è stabilmente in testa alle urne a Vienna.

Secondo l’indagine, la spinta elettorale dovrebbe vedere ID superare il gruppo conservatore dei Conservatori e Riformisti europei (ECR, presieduto da Giorgia Meloni).

I sondaggi suggeriscono che i Verdi sono al collasso elettorale, destinati a scendere da 72 a 52 seggi.
Simile è la situazione per il gruppo liberale Renew, che attualmente detiene 101 seggi e dovrebbe scendere a 89.

Il Partito popolare europeo (PPE), di centrodestra, rimane la principale forza politica nell’UE, destinato a conquistare 175 seggi, appena tre in meno di quelli che detiene attualmente.

I socialisti S&D rimarrebbero a 141.

Allo stato attuale dei fatti è del tutto chiaro che il gioco è nelle mani del PPE, che appare diviso tra una prospettiva di cambiamento e una di continuità.

Giorgia Meloni ha detto a chiare lettere che non ha alcuna intenzione di fare alleanze di alcun genere con la sinistra, mettendo pertanto fine a qualsiasi possibilità di mediazione di Forza Italia per i futuri assetti di Bruxelles e al fine di incamerare i conservatori in una sorta di inciucione che aprirebbe le porta anche a repliche nazionali.

Gran parte del gioco nel PPE è nelle mani della Germania e dell’Italia, dove Forza Italia è un partito che si è immedesimato per anni con Silvio Berlusconi e anche con le sue finanze, nonché con i destini della sue aziende. Quanto è sensibile Forza Italia ai richiami dell’attuale sistema di potere di Bruxelles?

A Forza Italia, probabilmente, sono destinati gli avvertimenti di Maurizio Belpietro, in considerazione del fatto che in vista di un inciucio europeo del PPE potrebbe esserci anche uno spostamento di Forza Italia in una sorta di nuovo governo inciucista anche in Italia.

Per quanto riguarda la Germania (meglio le Germanie) il PPE deve fare i conti con la sua crisi e con le divisioni interne, alcune delle quali sono elettorali e altre molto più profonde e di collocamento geostrategico.

I territori dell’ex DDR non sono molto europeisti e sono insofferenti alla chiusura dei rapporti con la Russia. La Baviera, cuore pulsante agricolo e industriale della Germania, è governata dalla CSU, la parte più conservatrice del partito CDU-CSU, attualmente all’opposizione. In crescita significativa è la destra di Afd.

La partita è aperta.

E’ aperta nel PPE in tutti i Paesi, con particolare attenzione alla Germania e all’Italia.

In Italia è aperta in Forza Italia che dovrà giocare una partita non facile e soggetta a mille strattonamenti.

I segnali di fumo sono evidentemente rivolti al partito che è stato di Berlusconi, ma che ora gioca senza il suo capo carismatico.

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