Manovra e Meloni: ‘Agiamo su redditi medio-bassi, pensioni, famiglie’

‘Dal taglio del canone Rai alla riduzione delle tasse in busta paga, dalle decontribuzioni per le mamme lavoratrici alle agevolazioni per le imprese che non delocalizzano. Famiglie, redditi medio-bassi, pensionati, incentivi al lavoro e una particolare attenzione alla sanità e alla natalità. Sono le “grandi priorità” su cui si concentra la manovra approvata dal Consiglio dei ministri a tempo di record, a dimostrazione dell’unità di vedute del Cdm e della maggioranza che sostiene il governo”, ha sottolineato Giorgia Meloni in conferenza stampa di presentazione delle misure adottate:  Sono molto fiera del risultato che abbiamo raggiunto, la maggior parte di questo lavoro è stato fatto chiedendo sacrifici ai ministeri. Da Palazzo Chigi ai ministeri, tutti abbiamo tagliato le spese. Voglio ringraziare tutti e sono molto fiera di questo lavoro. È un governo che non spreca risorse in mille rivoli, ogni anno cerchiamo di fare un passo avanti insieme. È questo il segnale che vogliamo dare agli italiani. La manovra si innesta in un “quadro complesso”, sul quale pesano le scelte della Bce e l’eredità pesantissima del superbonus. Ciononostante il governo è riuscito a confermare le priorità dello scorso anno, dando continuità e respiro alla “visione che ha messo in campo fin dall’inizio del mandato”, fatta di sostegno al reddito e al lavoro e attenzione alle famiglie, con priorità per le fasce più deboli. “È una manovra che considero molto seria, molto realistica. A bilancio di sono “24 miliardi o poco meno, frutto per 16 miliardi di extragettito e per il resto di tagli di spese”.

Fra le misure della manovra c’è anche il meccanismo cosiddetto del “più assumi, meno paghi”, che “è nel nostro programma”. Si tratta di una “super deduzione per chi assume a tempo indeterminato, che ammonta al 120% per tutte le assunzioni e arriva fino al 130% per chi assume mamme, under 30, percettori di Reddito di cittadinanza e persone con invalidità”.

Il governo ha confermato per l’intero 2024 il taglio del cuneo contributivo di 6 punti per i redditi fino a 35mila euro e di 7 per quelli fino a 25mila. In termini concreti, la misura si traduce in un aumento di circa 100 euro in busta paga  per una platea di circa 14 milioni di italiani. “Questo provvedimento cuba circa 10 miliardi”, ha spiegato Meloni, sottolineando come con questa concentrazione di risorse il governo abbia voluto “difendere il potere d’acquisto delle famiglie”, facendo arrivare “più soldi in busta paga per i cittadini con redditi medio-bassi”. Allo stesso obiettivo mira anche l’anticipo della riforma dell’Irpef prevista nella delega fiscale: cominciando dagli scaglioni più bassi, il governo ha eliminato il secondo scaglione in modo da estendere il primo con aliquota al 23% ai redditi fino a 28mila euro (oggi è per quelli fino a 15mila, ndr). Questa misura, ha spiegato ancora il premier, “serve a rafforzare il taglio del cuneo, che vale altri 4 miliardi”. Anche in questo caso le misure si concentrano sui redditi medio-bassi, compresi quelli dei pensionati i quali sono stati al centro di ulteriori provvedimenti dedicati.

Innanzitutto, c’è la rivalutazione delle pensioni in rapporto all’inflazione, che vale circa 14 miliardi. Ape sociale e pensione donna vengono sostituiti da un unico fondo per la flessibilità in uscita. Poi c’è un inedito: il governo, infatti, ha scelto di introdurre un elemento di novità “anche su alcune situazioni di squilibrio e abbiamo cominciato a dare un segnale sulle pensioni di cui non si è mai occupato nessuno”, cioè quelle interamente nel sistema contributivo, eliminando “il vincolo che impone a chi è nel contributivo di andare in pensione con l’età raggiunta solo se l’importo della sua pensione è inferiore a 1,5 la pensione sociale”, altrimenti è necessario attendere “i 70 anni”. “Secondo noi – ha sottolineato Meloni – non è una misura corretta e abbiamo rimosso il vincolo esistente”.

Per quanto riguarda il sostegno ai salari, poi, Meloni, oltre alle misure già illustrate, si è soffermata sul tema degli aumenti contrattuali nella pubblica amministrazione, ai quali sono destinati circa 7 miliardi. Di questi, circa 2 miliardi riguardano il comparto della sanità; i rimanenti gli altri comparti, con una priorità a quello della sicurezza, perché non è ammissibile, ha chiarito il premier, “che un poliziotto prenda per lo straordinario poco più di 6 euro l’ora”. Per quanto riguarda la sanità “ci sono 3 miliardi in più rispetto a quanto previsto e sono tutti destinati – ha precisato Meloni – all’abbattimento delle liste d’attesa”. Un obiettivo che per il governo passa sia attraverso il rinnovo contrattuale sia attraverso la detassazione degli straordinari e i premi di risultato in relazione al taglio delle attese.

“Voglio fare una precisazioni: si dice che noi avremmo tagliato i fondi alla sanità. Sul fondo sanitario nazionale ci sono quasi 136 miliardi, che rappresentano il più alto investimento mai previsto per la sanità. Mi sembra che sostenere che il governo taglia la sanità sia piuttosto forte: sono bugie che non corrispondono alla realtà delle cose”, sottolinea Giorgia Meloni, ricordando che nel 2019 il fondo ammontava a 119 miliardi e negli anni del Covid a 122 e 127 miliardi, “vaccini compresi”.  Un altro grande obiettivo è quello della famiglia con l’incentivo alla natalità. Tre le misure per perseguirlo, con una dotazione di un miliardo: un ulteriore mese di congedo parentale al 60% dello stipendio, sia per madri che per padri, fino al 6 anno di età dei figli, che si aggiunge a quello all’80% introdotto lo scorso anno; l’aumento “in modo significativo” di circa 150-180 milioni di euro .del fondo per gli asili nido, con l’obiettivo di arrivare all’asilo gratis per il secondo figlio; la decontribuzione per le madri con due o più figli, che saranno esentate dal pagamento dei contributi a carico del lavoratore, cui provvederà lo Stato, fino ai 10 anni del figlio più piccolo in caso di due figli e fino ai 18 in caso più più figli. “Il concetto che noi vogliamo affermare è che una donna che mette al mondo almeno due figli già ha offerto un importante contributo alla società e vogliamo anche contrastare il racconto secondo cui favorire la natalità disincentiva il lavoro delle donne”.

Il premier spiega poi che invece il taglio dell’Iva sui prodotti per la prima infanzia non è stato confermato perché “è stato assorbito dagli aumenti di prezzo e non penso valga la pena rinnovare questa misura”.

Fra le altri misure previste a sostegno di famiglie e lavoratori vi sono anche la conferma dell’esenzione dei fringe benefit, che per il 2mila 2024 sarà fino a 2mila euro per i lavoratori con figli e fino a mille per tutti gli altri; la conferma della carta “Dedicata a te” e la conferma della tassa piatta al 15% per i lavoratori autonomi, per i quali è prorogata per altri tre anni l’indennità straordinaria che corrisponde grosso modo alla Cig per i dipendenti, perché, ha chiarito il premier, “il lavoratore va sempre tutelato” sia che sia dipendente, sia che sia autonomo. E sempre per gli autonomi è prevista la possibilità di pagare l’anticipo Irpef a rate e non più obbligatoriamente a novembre.

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Tarquinio, ex direttore dell’Avvenire, quotidiano Cei, oggi europarlamentare, sposa le posizioni Pd sull’aborto nel G7

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