Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia arriva a San Macuto per l'audizione, Roma 8 novembre 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Luca Zaia a Treviso: ‘La Lega Nord mi piaceva di più’

Luca Zaia scuote l’assemblea provinciale della Lega a Treviso. Davanti a cinquecento militanti della provincia che è stata la culla della Liga veneta, il presidente ripercorre le tappe eroiche del Carroccio, dai primi Comuni conquistati allo scandalo Mose che travolse la galassia Galan ma non scalfì alcun leghista.

Nell’assemblea di Treviso  nessuno,  nelle relazioni introduttive,  ha mai pronunciato, neppure il segretario regionale Alberto Stefani, ha ciao Matteo Salvini. Zaia  parla di identità: ‘Noi nasciamo per difendere i veneti. Abbiamo fatto una federazione con le altre regioni, bene, si chiamava Lega Nord e a me piaceva di più’. A queste parole  l’effetto è galvanizzante  e i militanti reagiscono con una standing ovation.  Zaia aggiunge: ‘Anzi, a dirla tutta era più bello ‘Liga’. Per i leghisti veneti ‘Liga’ significa Leone di San Marco, orgoglio contro la lunga sudditanza verso i cugini lombardi che sempre hanno espresso il segretario federale. ‘Liga’, più recentemente, in Veneto fa rima con ‘terzo mandato’ e ‘corsa solitaria’ nei Comuni vicini al voto e persino alle prossime Regionali. A Treviso è stato un lungo pomeriggio di orgoglio lighista. A restare impresso a fuoco, però, è soprattutto il passaggio su ‘mi piaceva di più la Lega Nord ma non si deve vivere di ricordi, di nostalgie, e si deve guardare avanti. Ma noi siamo sempre quelli di prima, abbiamo i nostri ideali, li dobbiamo difendere fino in fondo’. La stoccata a Matteo Salvini non è passata  inosservata.

Nelle stesse ore ha preso a circolare una raccolta firme online per ‘Zaia capolista alle Europee’ lanciata da Giuseppe Paolin, responsabile organizzativo della Lega in Veneto. ‘Un’iniziativa a titolo personale’. dicono i vertici veneti consapevoli di quanto Zaia sia fermamente deciso a non prestarsi a una candidatura di bandiera. Così il governatore inizia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, dopo che, qualche giorno fa, è arrivata la bocciatura del terzo mandato in commissione Affari costituzionali del Senato.

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