Introduzione a ‘Pensieri fumati’ di Simona Mazza

                                                                         INTRODUZIONE

Simona Mazza, siciliana di nascita, è una giornalista/scrittrice, molto nota  per le inchieste pubblicate per la messa al bando globale dell’amianto e di tutti gli altri agenti tossico nocivi per la salute. Approdata molti anni fa al ‘continente’, vive a Roma ed è autrice dei libri; Carta Carbone (2012); “Dai Memoriali di Vincenzo Calcara: le 5 Entità rivelate a Paolo Borsellino” (2014); “La Mafioneria è uno Stato perfetto” (2015), ristampato nel 2017; La rivelazione: 6 luglio 1950. Portella della Ginestra” (2020). Pubblica oggi Pensieri fumati, raccolta di aforismi che fonde con immagini derivanti da quadri che impattano fortemente con gli argomenti illustrati attraverso la scrittura.

Pensieri fumati, di Simona Mazza riporta in prima di copertina Erna con sigaretta, di Ernst Ludwig Kirchner.

La donna protagonista di questo quadro è intenta a fumare con lo sguardo rivolto verso il basso. ‘Pensieri fumati’ è un’opera scritta in totale rilassamento, con la protagonista che è ben ingoiata dai propri pensieri.  ‘La sigaretta è il modello perfetto di un piacere perfetto: è squisita e ti lascia insoddisfatto. Che cosa si può volere di più?’, annotava Oscar Wilde. Simona Mazza in un paragrafo dedicato alla meditazione osserva: ‘Con la meditazione impari a respirare ogni sensazione, impari ad accoglierla in ogni cellula per poi dissolvere fisiologicamente, attraverso i pori, tutte le cose inutili’; in ‘Preghiera e fede’ riporta le considerazioni di Franco Battiato: ‘La preghiera non è un atto di sottomissione, ma un momento di intima connessione. Ecco perché necessita il silenzio della mente’. Da notare che si parla di ‘dissolvere fisiologicamente…tutte le cose inutili…; e poi: …intima connessione…perché necessita del silenzio della mente…’. Io lascio la meditazione per approdare a quanto insegnato da Rudolf Steiner e Massimo Scaligero. La meditazione è una pratica che si utilizza per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che questa divenga capace di concentrarsi su un solo pensiero, su un concetto elevato, o un preciso elemento della realtà, cessando l’usuale chiacchierio di sottofondo e divenendo un ‘pensiero purificato’. Osservando la donna raffigurata nella tela si noterà che non si trova nella posizione del ‘faraone’, abitualmente usata nelle pratica del pensiero, o meditazione, cose ben note a Simona, che lascia scorrere il suo flusso di pensiero disseminando per il lettore considerazioni dedicate all’elevazione del pensiero religioso, spirituale e filosofico. Interessanti i riferimenti della Mazza alle monadi, o alla monade, entità unitaria, semplice, indivisibile; nella filosofia pitagorica, l’elemento primo matematico dell’universo; accezione ripresa da Giordano Bruno che ne fa l’unità indivisibile, spaziale e psichica, in antitesi agli atomi; secondo Leibniz, ciascuna delle infinite sostanze inestese o centri di forza, o di coscienza che, come unità autonome, costituiscono l’universo. Altamente interessante e suggestiva l’impaginazione che fonde immagini e parole scritte, realtà che darà al fruitore, o al lettore, immagini altamente impattanti ben fuse con le parole scritte. E’ questo un lodevole sistema che, in leggerezza, condivide conoscenze interiormente conquistate.

In Risvegli e sonno, che accompagnano l’opera ‘Sogno causato dal volo di unape, di Salvador Dalì (1944).

L’essere umano, uomo o donna che sia, vive in uno stato di assoluta sonnolenza finché non arrivi, o giunga, se preferite, ad uno stato di risveglio che gli permetta di cogliere che vive una vita assolutamente ripetitiva, da uomo accecato che quotidianamente non coglie che è rintanato in un semplice nascondiglio.

‘L’universo e la grande Madre: un sistema di  anelli concentrici. Ognuno ha il suo grado di comprensione e  ognuno trae beneficio a seconda della  vicinanza alla sua fonte di luce. Talora quelli che si trovano in un gradino superiore scendono in quello inferiore per aiutare i più “addormentati” a salire’.

‘…Poi arriva l’illuminazione e tutto diventa chiaro e non hai più bisogno di seguire le sue orme perché pensi in maniera indipendente e ti sorprendi nel sentire che altre persone sono illuminate e che ci sono discorsi che scorrono su un piano parallelo, un piano più alto…’

La creazione delluomo di Marc Chagall apre la visione di ‘L’Uno: la matrice di tutte le cose’, da cui deriva per diretta conseguenza ‘l’Universo’.

‘Noi siamo frammenti dell’emanazione dell’Uno e l’Uno è solo energia cosmica, infinita e pulsante. Tutto molto semplice in fondo. Ma solo un’animo umile ed essenziale può comprendere che siamo solo gli scarti energetici di Dio. L’entusiasmo (en thèos) è essere tutt’uno con il Dio. Dio ci ha creato e ci ha voluto così, proprio  così come siamo, tutti diversi. E non ci ha mai  giudicato, né ci giudicherà. Ha creato delle creature cui è stata conferita a loro volta la  proprietà di creare e cui ha donato (in maniera, anzi in quantità casuale) una parte della sua intelligenza cosmica. Invece di limitarsi a creare e a divertirsi in questo processo, l’uomo ha inventato la “morale”. Da quel momento sono nati il giudizio, il concetto di bene e di male, di giusto di  sbagliato. L’inizio della sofferenza’, annota con infinita tristezza animica Simona. Viene scelto Marc Chagall, maggiore interprete della Bibbia nell’arte contemporanea, che incanta con il suo alfabeto fatto di colori e fede. La fine è l’inizio. Sono queste le parole che Chagall pare trasmetterci: inizialmente sembra di partecipare alla disperazione silenziosa di un defunto: l’abbandono del corpo tra le braccia dell’angelo, il senso di freddo suggerito dal blu, lo sguardo dell’angelo rivolto verso sinistra come per chiamare qualcuno a partecipare alla tragedia, la bocca assente come per rimandarci a un dolore trattenuto; e invece dal titolo del quadro comprendiamo che non è un morto qualsiasi, bensì è Adamo: il primo uomo secondo la Creazione della Terra e l’inizio dell’Umanità.

Il processo creativo”. “Il letto volante” di Frida Khalo.

“Anche la distruzione fa parte del processo  creativo. L’Uno la utilizza per ripristinare l’ordine primevo, l’Uomo dovrebbe utilizzarla per superarsi, per creare e rinascere in una forma superiore che lo avvicini sempre di più all’emanazione primordiale. Il piacere sta nel mezzo. Se non creiamo nulla, la nostra esistenza non serve a niente. Non è importante creare consapevolmente, è importante essere consapevoli del processo creativo”.

Singolare e significativo scegliere questa tela di Frida Khalo da parte di Simona Mazza. Frida realizzò questo quadro dopo il 1930 : in quell’anno, l’artista dovette interrompere una gravidanza a causa di alcuni problemi di salute. Successivamente, rimase nuovamente incinta, ma molti dottori consigliarono a Frida di non tentare di avere un bambino, a causa della tripla frattura delle ossa del bacino che aveva; questo avrebbe reso impossibile un normale parto. Unicamente il dottor Eloesser era propenso, e Frida divenne grande amica di quest’ultimo, scrivendogli spesso e chiedendo consigli a tal merito. Nonostante molti dubbi ed incertezze, Frida decise di continuare questa seconda gravidanza, ma purtroppo il 4 luglio, a causa di un aborto spontaneo, perse anche questo bambino. Rimase i successivi tredici giorni in ospedale, e da lì cominciò a disegnare a matita uno schizzo su questo funesto evento, ed in un secondo momento lo ripropose come dipinto ad olio. La protagonista è la stessa Frida, sdraiata nuda su un letto molto più grande di lei: il suo corpo è circondato dal sangue; dalla pancia, ancora ingrossata per la gestazione del bambino, escono tre vene, che conducono a vari elementi differenti. Osservando bene, in basso, si può notare anche uno oggetto meccanico: è una parte dello sterilizzatore a vapore, oggetto presente usualmente negli ospedali del tempo; probabilmente, la forma di questo macchinario ha ricordato a Frida il “malfunzionamento” del suo corpo. Infine, l’orchidea viola che si trova in basso, al centro della tela, è un fiore che Diego le portò mentre lei era ricoverata, e per l’artista, simboleggerebbe la sessualità ed i sentimenti. Sul volto di Frida è presente una lacrima, e ciò indica la grande tristezza e forte dolore legati a quel terribile evento. In definitiva, essere mutilato nel processo creativo e nella creazione ascensionale, leggi di resurrezione e riproduzione, genera un reale annullamento anche se non viene percepita la triste realtà che, purtroppo, non merita neanche una lacrima…

“Autostima ed Ego”, “Narciso” di Caravaggio.
‘L’autostima presuppone che la stima di voi dipenda dalla stima che un’altra persona ha di voi. A Robinson Crusoe non serviva affatto. E poi cosa vuol dire autostima? Per progredire occorre farsi schifo ogni tanto. Dunque, più che di sedute per aumentare l’autostima, avremmo semmai bisogno di fare delle sedute di auto schifo. Insultati da solo fino a trovare il peggiore degli epiteti: vedrai che quando ti insulteranno gli altri, la cosa non ti farà più né caldo né freddo. Quando gratti la superficie di un grande Ego e trovi nel nucleo un Ego ancora più smisurato, non si può che provare compassione per chi ha una visione così ristretta. Eco fa rima con Egoooooooooo. L’Io in relazione al Tu diventa Sé. L’Ego è l’Io ripiegato su se stesso. Sicurezza e autostima non ti fanno progredire. Ti fanno restare nel più basso livello evolutivo, nel più basso gradino di coscienza. Ci offendiamo solo quando ci affidiamo ai giudizi esterni. Non mi offendono i tuoi giudizi su di me, mi offende che tu giudichi. Dai tuoi giudizi mi autoassolvo. Non è il mio
Ego che si offende. È la mia anima’, sono le considerazioni dell’autrice.

Consapevolezza”.Il Viandante sul mare di nebbia” (Der Wanderer über dem Nebelmeer), è il dipinto più noto e famoso di Caspar David Friedrich. È  considerato una icona che rappresenta il piacere del viaggiare. In particolare è stato adottato dagli amanti della montagna quale espressione della passione che li spinge a conquistare le grandi vette. Per Simona Mazza rappresenta iniziaticamente il ‘cercatore’, ovvero chi spiritualmente ricerca l’elevazione ascensionale: ‘Sono consapevole di essere un’incompiuta: sto percorrendo tutti gli stadi evolutivi a partire dal gradino più basso. Adesso ho smesso di punirmi. Ho raggiunto gli inferi della mia anima, ho compiuto il mio viaggio ctonio e sono pronta alla rinascita.

Con l’autostima non ci fai niente. Ti anestetizza dicendoti “sei perfetto così”. I nostri obiettivi vanno invece misurati secondo metri di giudizi interni. È questo il punto di partenza della consapevolezza. Se ci giudichiamo prendendo riferimenti esterni, abbiamo bisogno dell’autostima. Con la consapevolezza puoi scoprire realmente te stesso e superare i tuoi limiti. Tutto il resto è relazione. Se sei consapevole di te stesso, nessuna relazione può spostare il tuo baricentro e niente può scalfirti’.

“Coscienza”.Il figlio delluomo” è probabilmente uno dei quadri più celebri di Magritte, semplice ed enigmatico. Rappresenta un uomo posizionato frontalmente rispetto allo spettatore, con una bombetta in testa, un cappotto elegante, camicia bianca e cravatta rossa. Il quadro è apparentemente semplice e privo di dettagli ed è necessario ricordare che doveva essere un autoritratto ma Magritte ha numerose difficoltà nel dipingere un ritratto di se stesso, che in numerose lettere da lui scritte definisce come un problema di coscienza. L’opera esprime una forte critica rivolta alla classe borghese, dato l’abito formale del protagonista, che Magritte reputava meschina e ipocrita.

‘Se ci si trova su piani di coscienza diversi non si può comunicare. Piani diversi di coscienza sono infatti piani diversi di comunicazione. Io capisco il tuo stato di coscienza e posso comunicare con te, perché l’ho sperimentato e superato, ma tu non puoi capire il mio stato di coscienza. Sta a te decidere di cogliere i messaggi o restare compiaciuto e beato al tuo livello’, annota l’autrice. ‘Vivo nel timore di non essere incompreso’, annotava Oscar Wilde.

“Pensieri surreali”. Simona Mazza sceglie un’opera del surrealista contemporaneo Willem den Broeder per mostrare quella parte di noi che emerge durante i sogni, ma che può emergere anche quando siamo svegli permettendoci di associare libere parole, pensieri ed immagini senza freni inibitori e scopi preordinati. ‘Pensieri fumati’ della Mazza è un testo volutamente surrealista, ‘prodotto dal comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale’, per dirla con Breton. Automatismo psichico che può dare vita al ‘cadavere squisito’ frutto della poetica casualità.

‘Chissà cosa vedevano i tuoi occhi quando morivi. Per vedere la Galassia bisogna uscire fuori da essa. La gente teme coloro che ragionano ma la maggior parte di voi non capisce a cosa mi riferisco. La vita è solo una delle tante possibili forme dell’energia e della materia e noi siamo solo una delle tante possibilità. Potevamo essere delle pietre, delle piante, dei virus, delle cacche di topo… La terra è un punto finito nell’infinità. La lumaca è una piccola galassia. Non è che sei inferiore, è che non sei riuscito a vedere oltre. Quanto è bello non avere certezze, a parte che il sole sorge e tramonta lasciando il posto alla luna. Non posso controllare i miei pensieri, figuriamoci se posso controllare i pensieri altrui!’, annota l’autrice nel testo.

“Amori e amore” Il baciodi Francesco Hayez accompagna amore e amori dell’autrice: ‘…Sono pronta ad amare e riscattare la mia stirpe. L’amore va tramandato alle generazioni future. Un amore? Non l’hanno voluto né il fato, né l’accidente, né la volontà. Non sono bella, non sono colta, non sono sexy, non sono intelligente, non sono ricca. Però ti amo. In affari, i regali mi danno l’idea del ricatto. In  amore però li temo: mi danno l’idea della sottomissione…’.

Il dipinto rappresenta una scena, apparentemente, intima tra due innamorati, ambientata nel passato medioevale cavalleresco tra le mura di un castello. Il Romanticismo, in Italia, si declinò nell’amore nazionalista e nell’odio verso lo straniero, che nelle zone dell’attuale Lombardia, era rappresentato dalla dominazione austriaca.

Fu il conte Alfonso Maria Visconti a commissionare il dipinto all’artista per creare un simbolo di patriottismo. Infatti, Hayez frequentava i circoli indipendentisti dell’epoca ed era molto apprezzato da Giuseppe Mazzini.

Intelligenza”. Viene scelta da Simona Mazza l’opera del surrealista Rene MagritteLa faccia di genio’ come immagine per illustrare il paragrafo ‘intelligenza’: ‘Siamo gli unici animali che non solo si sentono separati dalla Natura, ma anche superiori. Pensa come siamo intelligenti…Puoi essere intelligentissimo ma se non sei illuminato hai perso solo tempo. Una persona intelligente è intelligente in tutto. Una persona stupida è stupida in tutto. Poi ci sono persone intelligenti in certi campi e stupide in altre e viceversa. Non ho capito a quale categoria appartengo’.

Meditazione o psicologia?” ‘La meditazione, o Madame Monet sul Sofà’ di Claude Monet accompagna ‘Meditazione o psicologia?’: ‘Con la meditazione impari a respirare ogni sensazione, impari ad accoglierla in ogni cellula per poi dissolvere fisiologicamente, attraverso i pori, tutte le cose inutili. Con la psicologia analizzi e giudichi ogni minima sensazione, fino a quando non si cristallizza e sedimenta dentro di te. È li che ne diventi vittima. Siamo solo noi a decretare se una cosa è disturbante oppure no. Non è lo psicologo. A lui raccontiamo la nostra narrazione di vittime o vincitori. Lui semplicemente constata il ruolo, il mito che abbiamo scelto di impersonare e ce lo spiega facendosi pagare’, annota l’autrice. In fondo la tela scelta per il paragrafo dello scritto può essere niente altro che una pregevole decorazione murale che può raffigurare il ruolo o il mito che abbiamo scelto di impersonare…

“Identificazione e malattia” LAutoritratto con lorecchio bendato’  di Vincent van Gogh apre il paragrafo che parla di patologie e del senso della realtà proiettato sulle persone dall’esterno, ovvero da qualcosa che è al di fuori di se stessi. La patologia, in tal caso, è uno stato ordinario di identificazione guidato dall’esterno. A volte il ‘problema’ può trasformarsi in un processo creativo. Il delirio, in tal caso’ è Dioniso liberato’, osserva l’autrice.

Van Gogh si amputò l’orecchio sinistro con un rasoio, a causa di un eccesso di cerume che il suo medico curante non aveva saputo asportare bene, pertanto arrivò ad amputarsi. Dopo due settimane di degenza in ospedale, Van Gogh si ritrasse numerose volte con l’orecchio fasciato. Questo autoritratto con l’orecchio bendato, inizialmente posseduto da van Gogh, pervenne in circostanze non chiare a Julien père Tanguy, titolare di un negozietto di colori a Parigi che accettava in forma di pagamento i quadri offertigli dal pittore, quando ancora nessun mercante d’arte gli dava credito. Nell’Autoritratto con l’orecchio bendato predominano i colori freddi che danno una nota ancor più malinconica al dipinto. Il volto dell’artista è invero smunto e ossuto, con la carnagione definita da un giallo cereo, ed il suo sguardo abbattuto e perso nel vuoto sembra quasi affondare in mondi immaginari dove egli può eludere dall’etichetta di «folle» che la società gli ha imposto. Il cappotto abbottonato e il cappello, indossati anche in casa, sembrano alludere all’assenza di un impianto di riscaldamento, che forse, per le condizioni economiche sempre precarie, l’artista non poteva permettersi: ma non va tuttavia dimenticato anche il significato più profondo di riparo da un mondo ormai ritenuto nemico dall’artista.

Paura”. “LUrlodi Edvard Munch accompagna il paragrafo di ‘Pensieri fumati’ dove la Mazza osserva che ‘Abbiamo paura degli altri quando non conosciamo noi stessi. Abbiamo paura degli altri quando, come specchi, riflettono qualcosa che non ci piace di noi. Quello che non ci piace degli altri è spesso una proiezione dei nostri limiti e dei nostri difetti. Uno non mi ha riconosciuta, Uno mi ha riconosciuta e ne ha avuto paura. Non so cosa sia peggio’.

Miti. “Dedalo e Pasifae” in un affresco della Casa dei Vettii. ‘Impersono il mito della maga Circe. Anche io isolana, che ama sempre il viandante già ammogliato. È lui il mio archetipo. Ecco perché ho dovuto scegliere l’uomo che odia il viaggio, il sapere, che non ha curiosità. Avevo bisogno di lui per riscattarmi. Circe seduce per vendetta. Identificarsi con Zeus è un po’ azzardato: lui è potente tu no. Tu rappresenti la legge degli uomini, ma io sono legge di natura. Impara a restituire il Toro Bianco: il potere non ci appartiene’, la nota di Simona.

Zeus si innamorò di Europa mentre la osservava su una spiaggia insieme a delle ancelle, con le quali raccoglieva dei fiori e per averla ordinò ad Ermes di guidare i buoi del padre di Europa verso quella spiaggia. Poi assunse le sembianze di un toro  bianco e le si avvicinò per distendersi ai suoi piedi. Europa salì sul dorso del toro, impressionata dalla sua mansuetudine, e questi la rapì e la portò attraverso il mare fino all’isola di Creta.

“Realizzare lobiettivo dellanima”. “La Gioconda (Monna Lisa)” di Leonardo Da Vinci è l’immagine indicata per ‘Realizzare l’obiettivo dell’anima’. ‘Si può decidere di passare la vita a beccare chicchi di grano come le galline o si può decidere di volare alto. Possiamo sempre scegliere di essere il concime della Terra o di innalzare la coscienza del Se’ collettivo. Ognuno trova e manifesta tutto quello che cerca realmente. Ognuno ha la sua missione: bisogna compierla fino in fondo. Alla fine, siamo qui per far chiarezza su due punti: qual è il senso della nostra vita è qual è la nostra missione. Se non vengo riconosciuta come Amore, la mia missione non ha senso. Solo io e mio cugino potevamo bruciare il karma familiare. Solo noi potevamo essere all’altezza di sopportare tanto. Tutti e due accomunati dallo stesso destino: genitori, fratelli, figli, coniugi…. Adesso che abbiamo “sbloccato” i nostri parenti, nella nostra famiglia potrà rinascere l’Amore. Si potrà iniziare a procreare davvero una nuova genia da quella che si è appena estinta e che abbiamo riscattato in vita. Abbiamo portato a termine la “missione” di un’intera stirpe. I sogni si realizzano sempre. Non si realizzano solo quando ci appropriamo di quelli altrui’, le parole di Simona Mazza.

La Gioconda, o meglio Monna Lisa, è l’opera iconica ed enigmatica della pittura mondiale, con il suo sorriso impercettibile ed enigmatico. La particolare storia del dipinto, che seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia, e che venne ritoccato per anni e anni dall’artista. Alcune analisi ai raggi X hanno mostrato che ci sono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale.

‘Realizzare l’obiettivo dell’anima’ ci dice che ognuno ha la sua missione: bisogna compierla fino in fondo. Alla fine, siamo qui per far chiarezza su due punti: qual è il senso della nostra vita è qual è la nostra missione. I sogni si realizzano sempre. Non si realizzano solo quando ci appropriamo di quelli altrui’, le parole dell’autrice. E quale ‘Gioconda’ immagine, attraverso le rivisitazioni  compiute nel corso della vita può raggiungere e realizzare i propri sogni? Solo chi non si ispira ad altri per realizzarli, per i quali resterà sempre sorridente ed enigmatica…

“Uomini e animali”. “Il sogno” di Henri Rousseau viene  scelto per illustrare ‘Uomini e animali’. Il dipinto rappresenta una giovane donna bianca nuda, sdraiata su un divano rosso, in una giungla: si tratta di Yadwigha, un’amica polacca del pittore. La attorniano vari animali – un grosso serpente arancione, alcuni uccelli, un elefante, una coppia di leoni (maschio e femmina) e un gruppo di scimmie – tutti affascinati dall’ascolto della melodia eseguita da un pifferaio indigeno; ma né essi né la giungla esistono, se non nel sogno di Yadwigha.

Nel timore che il pubblico non capisse il quadro, Rousseau scrisse una poesia per accompagnarlo, intitolata “Inscrizione per “Il sogno”:

Yadwigha dans un beau rêve
S’étant endormie doucement
Entendait les sons d’une musette
Dont jouait un charmeur bien pensant.
Pendant que la lune reflète
Sur les fleuves [ou fleurs] les arbres verdoyants,
Les fauves serpents prêtent l’oreille
Aux airs gais de l’instrument.
“Yadwigha in un bel sogno
dolcemente addormentata
sentì il suon di cornamusa
d’un incantator cortese.
Mentre la luna riflette
sui fiumi [o fiori] i verdi alberi,
serpenti l’orecchio prestan
alle liete melodie.”

‘Chi l’ha stabilito che un pangolino, uno scarafaggio, una zanzara, un cinghiale o un virus debbano avere meno diritto di vivere rispetto a noi? Non è che l’abbaiare del cane sia privo di significato! E’ che non siamo in grado di decifrare tale linguaggio. Non è che gli animali siano meno intelligenti di noi. Noi non siamo abbastanza intelligenti da capire la loro intelligenza. Gli animali hanno un’intelligenza diversa. Non è affatto inferiore alla nostra. Dovendo scegliere di incarnarmi in un triceratopo o in un uomo non saprei davvero decidere’, la nota della scrittrice.

“Siamo donne quando”. “Le lacrime di Freyja”, realizzata da Anne Marie Zilberman, pittrice contemporanea francese che ha  lavorato come pubblicitaria e in seguito, come stilista per alcune note case di moda, tra cui Kenzo. Anne Marie Zilberman, suo malgrado è diventata ‘famosa’ per l’erronea attribuzione del dipinto da lei realizzato, a Gustav Klimt, subito smentito, ma verosimilmente accaduto per l’assonanza di stile ed in particolare per l’utilizzo della foglia d’oro impiegata per simboleggiare le lacrime che versa la protagonista del quadro, ma anche per quell’intrinseco fascino sensuale e sognante che sprigiona il dipinto e che è presente anche nelle opere di Klimt.

La Dea Freyja, risalente alla dea mitologia nordica, nella religione tradizionale pre-cristiana dei popoli della Scandinavia, era considerata la dea della fertilità, della guerra, della seduzione e dell’amore, della bellezza e dell’oro, nonché delle virtù profetiche. Narra la leggenda che ogni volta che il marito Odur si allontana per dedicarsi ai propri doveri, la splendida elfa piange lacrime d’oro, per amore, tingendo l’alba dei suoi colori vividi. E, anche quando i due amanti si ricongiungono, al calar del sole, il pianto colora l’orizzonte di caldi toni dorati.

‘Siamo Donne, Anima, Madre, Materia nello spirito, Spirito nella materia, Sophia, Conoscenza, Matrice. Siamo la colla di qualsiasi tela di ragno, ali di farfalle che nessuno può imprigionare.

Siamo sempre vincenti’, dice la nota tenue, umile ed elegiaca della giornalista che accompagna la tela.

“Gioco”. “Arearea” di Paul Gauguin accompagna queste parole: ‘Noi (gli esseri umani) siamo delle storie che servono ad animare il gioco.

Siamo il giocattolo di Dio. Lui si trastulla e noi siamo prigionieri all’interno di un gigantesco videogame.

E poi un giorno ci sveglieremo e realizzeremo che siamo solo dei giocattoli. Che il tempo, il tempo degli umani intendo, non ha un inizio e non ha una fine. Corriamo come in una ruota per criceti. Quando moriamo è solo perché abbiamo esaurito l’energia o perché ci hanno ammazzato sotto varie forme, come in un videogioco, ma più articolato’.

Da notare che la tela scelta vede l’utilizzo del termine  ‘Arearea’, che ha il significato di ‘felicità’, di  ‘giocosità’, indispensabili per ricordarti che ‘la vita è un gioco ma intanto vivila…’.

“Preghiera e fede”. “La Donna che prega” è una tela di Franco Battiato. La preghiera non è un atto di sottomissione, ma un momento di intima connessione. Ecco perché necessita il silenzio della mente.

Quando sto nella fede mi sento la persona più ricca del mondo’.

Cantautore, compositore, regista e, tra le altre cose, anche pittore, Franco Battiato è stata una figura irripetibile della scena artistica e culturale italiana.  L’arte è prima di tutto un esercizio spirituale. Una via per giungere all’assoluto, come tanti filosofi hanno provato a teorizzare. Eppure, non di rado, essa si manifesta con maggiore intensità quando si presenta spontanea, priva di costrutti, libera di essere al di fuori di un sistema che la inquadri o legittimi. Semplicemente è, semplicemente ne godiamo. Se intesa quindi come una delle (poche) vie utili alla conoscenza di sé, non ci deve sorprendere che Franco Battiato l’abbia percorsa. ‘L’obiettivo ultimo della mia vita è conoscere me stesso‘.  É sulle basi di un dialogo – prima sofferto, poi molto sereno – con la propria individualità che il poliedrico artista ha intrapreso un cammino di ricerca, pennello in mano. Aveva iniziato a dipingere nel ’93, non senza incontrare difficoltà: ‘Ho iniziato a dipingere vent’anni or sono, spinto dalla mia incapacità’ amava ripetere. Forse un mantra utile a ricordare che l’arte è tecnica, esercizio che si accompagna all’ispirazione. E il nodo per Battiato stava proprio qui. L’immagine, lo slancio del genio, l’intuizione folle, l’artista l’ha sempre avuta. Quel che mancava, a suo parere, era la capacità di metterla in pratica, di riportare sulla tela un’idea che nella sua mente appariva delineata: ‘qualsiasi cosa diventava una cosa diversa’.

Un anno di tanti sforzi e altrettanti delusioni, ma «un bel giorno all’improvviso la figura di un danzatore derviscio si materializzò sulla tela, nel modo giusto, nel modo che volevo. Fu una gioia immensa, anzi di più. Fu un orgasmo cosmico».

Da quel momento, a fasi alterne, Franco Battiato si è dedicato anche alla pittura. Una “terapia riabilitativa”, un ulteriore mezzo per migliorarsi artisticamente e personalmente. Le opere figurative prodotte sono circa 80, tra tele e tavole dorate. La miscela, tendenzialmente, ad olio. Süphan Barzani lo pseudonimo con cui firmava i suoi dipinti. Per intenzione e ispirazione intima Battiato ha riportato sulla tela un sentimento archetipale, intriso di spiritualità e bellezza. Difatti, al di là di ogni dimensione temporale, il colore oro è simbolo di purezza e ascensione spirituale. Da qui la sua presenza, quasi costante, nelle opere di Battiato.

“Valori rovesciati”. ’Luomo con la testa rovesciata di Marc Chagall accompagna le considerazioni del paragrafo di ‘Pensieri fumati’: ‘In certi stadi di coscienza, l’abito fa davvero il monaco. Viviamo credendo in valori capovolti. Percepiamo gli animali e gli zulù delle tribù come degli esseri lontani, addormentati, incoscienti. Noi ci percepiamo come i “privilegiati” gli “illuminati”. Bisogna capovolgere quest’ordine. Gli animali e gli zulù sono i più vicini allo stato naturale. Non fanno altro che realizzare il loro compito, con uno stato di coscienza intuitivo. Noi invece, non solo non realizziamo alcun compito che sia compatibile con lo stato naturale delle cose, stiamo distruggendo quest’ordine e ci compiaciamo persino della nostra presunta superiorità’.

‘Mi trascino per le vie di Mosca. Né la Russia imperiale, né la Russia dei Soviet hanno bisogno di me. Io sono incomprensibile per loro, straniero… Sono certo che Rembrandt mi ama. Molti hanno fatto dell’umorismo sui miei dipinti, soprattutto sui miei quadri con le teste all’ingiù. Non ho fatto niente per evitare quelle critiche. Al contrario. Sorridevo – tristemente certo – della meschinità dei miei giudici. Ma avevo, malgrado tutto, dato un senso alla mia vita. Se sei pittore puoi avere la testa al posto dei piedi e resterai pittore’, l’amara considerazione di Marc Chagall.

“La solitudine”. ’La solitudine di Mario Sironi ispira all’autrice di ‘Pensieri fumati’ queste considerazioni: ‘Se dovessimo dire tutto quello che pensiamo degli altri, resteremmo soli. Ma se dovessimo misurare la solitudine in base alla nostra piena soddisfazione nella relazione con gli altri, allora ci accorgeremmo di essere davvero soli. I soldi non possono comprare un abbraccio. I regali cafoni non valgono una canzone. Un abbraccio è l’unica materia che può colmare il vuoto. Devi apprezzare l’immensità del vuoto, perché non è mancanza è solo “materia invisibile”. Che tristezza i sani di testa: dovranno soffrire tanto di solitudine’.

In Solitudine, Mario Sironi rappresenta il dramma dell’uomo contemporaneo. I suoi personaggi sono essenziali e diventano dei simboli della condizione vissuta dagli abitanti delle periferie urbane. Nei suoi dipinti Sironi muove una critica verso il progresso e i colori che utilizza lo dimostrano. La donna è sola all’interno di un ambiente essenziale e arcaico. Le architetture sono fredde e sovradimensionate rispetto alla dimensione umana. Infine il volto della protagonista ha un’espressione triste e rassegnata’.

“Tutto è narrazione”. “Lassenzio” di Edgar Degas viene incardinato nella narrazione per  informarci che: ‘Davanti a ogni situazione che non ti piace, immagina di stare sulla vetta di una montagna e osserva tutto dall’alto. Guarda con l’occhio dell’osservatore esterno e capirai che è solo una sfida, un messaggio da decifrare…Ogni volta che una forza negativa ti si presenta, immagina che sia un filo elastico: più ti spinge verso il basso, più la sua energia ti catapulterà verso l’alto… Siamo il riflesso di ciò che pensiamo e di come giudichiamo… Se siamo fatti della stessa sostanza di Dio, non esiste imperfezione… La sofferenza non è punitiva, serve a bruciare il karma. Mai giudicarla!’.

Edgar Degas pittore vissuto nel diciannovesimo secolo e legato alla scuola dell’impressionismo. Le caratteristiche fondamentali di questo movimento sono la pittura all’aria aperta e il nuovo utilizzo della luce. Alla base di questo procedimento vi era la pittura ‘en plein air’, ovvero all’aperto, luogo dove il pittore esercitava la propria visione e riportava sulla tela.

“Centro di gravità”. Il ‘Funambolo di August Macke ci trasmette che se si trova il ‘centro di gravità’, ’tutto ciò che accade all’esterno non ci può scalfire…La nostra sicurezza non deve venire dall’esterno e poggiarsi a cose materiali o alla nostra collocazione sociale, ma deve venire dall’interno e si deve fondare sulla certezza della vacuità e dell’effimero… L’Uno ha emanato le sue monadi, gemme che si sono diramate a cascata…  Lo scopo del gioco è restare in equilibrio…’, sono parte delle considerazioni di Simona.

Mascheresi apre con l’immagine di Luomo con mascheredi Raphael Chanterou. Qui l’artista ha saputo esprimere e dar volto alla psiche moderna: fa letteralmente fumare anche le maschere, che sono facce occhialute, impudiche, che fanno linguaccia all’osservatore. ‘Un giorno inventeranno delle maschere da indossare sul viso come una seconda pelle. Ognuno potrà scegliere i connotati che preferisce. Quando devi fare qualcosa che ti fa veramente schifo, indossa una delle tante maschere del tuo Io e recita la parte fino in fondo. L’abito ha un fine’, osserva Simona Mazza in un pirandelliano ‘Uno, nessuno e centomila’.

“Potere e boicottaggio” mostra Leclisse di soledell’artista tedesco George Grosz e rappresenta  una denuncia al potere di sempre. Il dipinto rappresenta il duro atto d’accusa di Grosz nei confronti della realtà politica ed economica della Germania durante la Repubblica di Weimar, in particolare degli interessi economici che dominavano il nuovo regime. Al tavolo ci sono quattro uomini, politici o finanzieri, senza testa, in abiti formali. Essi rappresentano la classe politica, cieca ai problemi della Germania, affarista e corrotta, nonché priva di reale autonomia perché serva del potere militare, rappresentato da Paul von Hindeburg. L’attenzione di Hindenburg è rivolta altrove, al di là della sua spada insanguinata e della croce funeraria, davanti a lui a tavola, come residuo del ruolo che ebbe nella prima guerra mondiale, e di tutte le vite perse allora.

‘Il potere è bello quando è un gioco di alleanza e complicità con il divino. Quando cerchi di imitarlo, ma sai di esserne solo il riflesso. In questo caso il desiderio di potere è volontà di perfezionamento. Quando diventa una sfida contro il Dio, il potere è un giocattolo crudele che ti illude, ti porta vicino alla fonte ma poi ti fa crollare giù senza pietà… Tenetevi il potere! Non voglio essere l’oggetto di consumo di nessuno. Dalla vetta della montagna vi vedo così piccoli. Il potere andrebbe usato non contro gli altri ma a beneficio degli altri. Se Dio ti ha dato più potere degli altri, usalo! Ma usalo per far crescere il prossimo insieme a te, in base al suo grado evolutivo. In queste quattro mura sei importante e riverito. Se giri l’angolo, ti conoscono diverse persone e sei “qualcuno”. Cambi città e sei il Sig Nessuno. Cambi dimensione sei solo una delle tante monadi dell’Universo,’ è la chiusa di ‘Pensieri fumati’.

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Roberto Cristiano

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