L’improvvisazione teatrale come pratica di relazione: dentro una scuola romana che da oltre vent’anni allena all’ascolto, all’errore e alla costruzione collettiva.
Oltre il teatro: una grammatica del presente
In un tempo che premia la performance individuale, la rapidità di risposta e il controllo, esiste una pratica che chiede esattamente il contrario: rallentare, ascoltare, accettare, costruire insieme. È l’improvvisazione teatrale, spesso fraintesa come gioco o intrattenimento leggero, ma in realtà sempre più riconosciuta come una vera e propria grammatica della relazione contemporanea.
A Roma, una delle realtà che da oltre vent’anni lavora in questa direzione è la scuola di improvvisazione teatrale Verba Volant guidata da Susanna Cantelmo e Alessandro Cassoni. Verba Volant è un’esperienza che, pur restando radicata nella scena artistica, si è progressivamente allargata a un campo più ampio: quello della formazione umana, sociale e comunicativa.
Non esistono idee fantastiche
Non esistono idee fantastiche, esistono idee semplici che insieme diventano straordinarie. È una delle prime cose che Susanna Cantelmo e Alessandro Cassoni mettono a fuoco. Una frase che, più che una regola teatrale, sembra una dichiarazione di metodo.
L’improvvisazione, spiegano, non è il luogo del talento individuale che si impone, ma quello dell’idea che nasce dall’incontro. Il principio cardine è noto nella pratica improvvisativa come “accettazione”: non negare la proposta dell’altro, ma accoglierla e rilanciarla.
Per un improvvisatore l’altro è fondamentale… la spalla è l’origine della tua idea.
In questa prospettiva, l’atto creativo smette di essere un gesto solitario e diventa un processo condiviso. Un cambio di paradigma che ha implicazioni evidenti non solo sul piano artistico, ma anche su quello sociale.

Disimparare il controllo
Se la società contemporanea è attraversata da una crescente richiesta di prestazione, l’improvvisazione lavora in direzione opposta: chiede di disimparare.
L’essere umano cerca protezione… paradossalmente nell’improvvisazione se ti togli le protezioni allora ti diverti.
Il controllo, la pianificazione, la previsione – elementi centrali in molti ambiti professionali – diventano qui ostacoli. L’errore non è una deviazione da evitare, ma una possibilità narrativa. È proprio da una “stortura” che può nascere una nuova direzione. In questo senso, l’improvvisazione si configura come una pratica che allena all’incertezza: una competenza sempre più necessaria in un contesto sociale ed economico instabile.
Il valore profondo del “divertimento”
C’è una parola che, nel racconto di Cantelmo e Cassoni, torna con insistenza: divertente. Non nel senso superficiale di intrattenimento, ma come esperienza trasformativa. Divertire, etimologicamente, significa “portare altrove”.
L’improvvisazione è divertente perché sposta, perché interrompe automatismi, perché consente di uscire, anche temporaneamente, dalle rigidità del quotidiano. È in questo spostamento che si apre uno spazio creativo e, insieme, relazionale. Un luogo in cui è possibile sperimentare modi diversi di stare con gli altri.

Una comunità che si contruisce nel tempo
Nel corso degli anni, la scuola ha visto passare centinaia di allievi. Non tutti con l’obiettivo di diventare attori, anzi, la maggior parte arriva per motivazioni molto diverse: curiosità, bisogno di esprimersi, desiderio di superare blocchi personali.
Non cambiamo la vita delle persone… però generiamo dei cambiamenti.
Le trasformazioni sono spesso sottili ma profonde: maggiore sicurezza nel parlare, capacità di ascolto, disponibilità all’errore. Competenze che trovano applicazione nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni e accanto a questo, si sviluppa una dimensione comunitaria. La scuola diventa così un luogo di socialità reale, non mediata, in cui il gruppo non è un semplice contenitore, ma un elemento attivo del processo.
Generazioni che si incontrano
Un altro elemento significativo è la composizione dei gruppi: persone di età molto diverse condividono lo stesso percorso.
Il fattore età non è assolutamente determinante.
In un’epoca in cui le generazioni tendono a vivere in spazi separati, l’improvvisazione crea contesti di mescolanza. E proprio da questa eterogeneità emergono dinamiche creative inaspettate.
Dal palcoscenico alla formazione
Negli ultimi anni, l’improvvisazione teatrale ha trovato applicazioni sempre più ampie: scuole, aziende, percorsi di coaching, contesti educativi. Ascolto attivo, public speaking, lavoro di gruppo, gestione dell’imprevisto: competenze trasversali che rispondono a esigenze concrete del mondo contemporaneo.
La scuola Verba Volant si muove in questa direzione, sviluppando progetti che superano il confine strettamente artistico e dialogano con altri ambiti disciplinari e professionali.

Una crescita “goccia a goccia”
A differenza di molte realtà culturali che si affermano attraverso eventi o momenti di visibilità, questo percorso si è costruito nel tempo, senza strappi.
Non c’è stato un momento in cui questa cosa è successa… è il costante impegno, goccia a goccia.
Un lavoro continuo, spesso portato avanti senza sostegni economici strutturati, che ha dato vita a una rete di attività, sedi e collaborazioni.
Un laboratorio per la società contemporanea.
L’improvvisazione teatrale, in questa prospettiva, appare sempre meno come una disciplina di nicchia e sempre più come una pratica capace di intercettare bisogni diffusi. In un contesto segnato da isolamento, iper-connessione digitale e difficoltà relazionali, essa offre uno spazio fisico e simbolico in cui tornare a sperimentare la presenza, l’ascolto, il rischio condiviso. Non si tratta di una risposta risolutiva, ma di un dispositivo culturale: un luogo in cui allenare competenze umane fondamentali.
Senza copione, insieme.
Alla fine, ciò che emerge con maggiore chiarezza è forse questo: l’improvvisazione non insegna tanto a “inventare storie”, quanto a stare dentro quelle che accadono, insieme agli altri, enza copione, ma con una regola implicita: dire sì, ascoltare, costruire.
In un tempo che spesso spinge nella direzione opposta, può sembrare poco.
In realtà, è già moltissimo.

www.verbavolant.roma.it – Via Carlo Emanuele I, 36 – Roma
Loredana Margheriti
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.