Il Tar del Lazio dice ‘no’ a Vittorio Sgarbi sulla richiesta di sospendere efficacia a delibera  Antitrust

Il Tar dice “no” a Vittorio Sgarbi. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto la richiesta dell’ex sottosegretario alla Cultura di sospendere l’efficacia della delibera dell’Antitrust. La delibera dichiara la sua incompatibilità nella carica di governo per aver “svolto attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo in favore di soggetti pubblici e privati”.

A seguito della delibera con cui il 31 gennaio scorso l’Antitrust aveva dichiarato incompatibile Sgarbi con la carica di sottosegretario alla Cultura, il noto opinionista e critico d’arte aveva rassegnato le dimissioni “irrevocabili e con effetto immediato”.

In seguito, aveva chiesto di consegnarle in mano alla premier Giorgia Meloni, la quale tuttavia lo aveva battuto sul tempo. Infine, le dichiarazioni: “Mi dimetto, ma non per l’Antitrust: e il Tar mi darà ragione”.

Nell’attesa della camera di consiglio fissata per il prossimo 6 marzo, tuttavia, un primo “no” è già arrivato, come riportato dal Fatto Quotidiano.

Il presidente della prima sezione del Tribunale amministrativo, con un decreto monocratico, ha considerato che “nella specie, non sussistono le condizioni per disporre l’accoglimento dell’istanza anzidetta nelle more della celebrazione della camera di consiglio”.

La delibera dell’Antitrust

Oltre a quello di sottosegretario, la delibera dell’Autorità ha sottolineato i 16 incarichi di Sgarbi: assessore a Viterbo, sindaco di Sutri, commissario ai musei di Codogno, Presidente del Mart di Trento e Rovereto e altri.

L’Antitrust ha registrato partecipazioni “sempre in qualità di critico d’arte” e ricordato che la legge vieta le attività professionali “anche se gratuite”.

Non si sarebbe trattato di rimborsi, in quanto le spese per gli eventi le pagavano gli organizzatori, “come risulta dai numerosi contratti acquisiti”, ha riportato il garante.

A ottobre dell’anno scorso il Fatto aveva già rivelato presunti cachet di circa 300mila euro totali ricevuti da Sgarbi in 9 mesi per attività professionali.

Ricordiamo che la legge impone ai titolari di incarichi politici di dedicarsi esclusivamente alla “cura degli interessi pubblici”.

Per questo, sono vietate “attività professionali in materie connesse alla carica di governo”

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