Il Palazzo e la Piazza mai così divisi

Nel momento più difficile e drammatico della nostra storia repubblicana, un grande Paese si unisce non si divide. Chiama a raccolta i suoi uomini e le sue donne migliori e non si aggrappa a quelli scelti in una stagione lontanissima, per quanto vicina, connotata da un’emergenza senza precedenti e funestata da lutti quotidiani che sembrano quasi essere, ormai, ostaggi dell’oblio. Durante l’emergenza le forze di governo tendono ad allargarsi e non a restringersi. I capi partito tendono a coinvolgere e non ad arroccarsi per difendere il proprio orticello di consensi; mai come in questo momento, le diatribe tra le forze politiche, le fanno  apparire così distanti dagli affanni quotidiani che affliggono i cittadini. La nostra Costituzione si fonda sui partiti, che ormai sono scomparsi e con loro i leader e le classi dirigenti.  Ed è falso che i cittadini si disinteressano alla politica, anzi vorrebbero sapere ed essere informati, ma ciò non accade, o quantomeno in modo poco chiaro o a volte non intellegibile. Gli italiani non chiedono altro che di sapere come saranno spesi i soldi che l’Europa ci ha resi disponibili, quali saranno gli investimenti e se saranno produttivi, se si creerà il lavoro per i giovani. Ma la politica è intenta a ben altro: a spartirsi le poltrone e la governance per gestire i fondi europei. I partiti politici hanno già individuato il colpevole, il cattivo di turno: Matteo Renzi. La sua unica colpa, a nostro sommesso avviso, è quella di aver provocato la crisi in tempi sbagliati con il virus che incalza e le terapie intensive ancora una volta al limite del collasso, per non parlare di un piano di vaccinazione ancora all’inizio. Per il resto ha ragione a porre il tema sui Recovery  plan, prima delle sue insistenze, vuoti e fumosi.  Ma quando una maggioranza di governo viene meno, la colpa non può essere trovata da una sola parte. Del resto il Pd, nonostante le ‘invettive’ del suo segretario all’indirizzo di Renzi, appare sempre di più il mandante occulto di Italia Viva. Il Presidente del Consiglio, Conte, si è cullato su uno stuolo di fedelissimi che mai hanno avuto un’investitura popolare e adesso corre il rischio di ritrovarsi da solo. All’opposizione Lega e Fratelli d’Italia non fanno altro che gridare al voto anticipato che nemmeno loro vogliono, ma così facendo rinsaldano i ranghi delle forze di maggioranza. Ma il Paese reale guarda a tutt’altro. La paura della pandemia e della morte è stata soppiantata dalla paura della povertà e si guarda con ansia e preoccupazione ai prossimi mesi. I cittadini sembrano esausti per le troppe regole che cambiano continuamente, che generano confusione e malcontento. Colori: Giallo, arancione, rosso e adesso anche bianco. Tutto sembra avvitarsi su se stesso. Ma quello che veramente la gente chiede è stabilità, protezione sanitaria economica e sociale. Del resto le elezioni regionali del settembre 2020 hanno fatto emergere proprio il desiderio dei cittadini di stabilità; sono stati riconfermati quasi tutti i governatori uscenti. In sintesi il Paese non vuole il voto subito, ma una ricetta che possa gettare basi solide per la ricostruzione. Se da questa crisi ne uscirà un Governo migliore, in grado di offrire ai cittadini e agli alleati europei, idonee garanzie, allora il tempo perso per questa crisi inedita, sarà stato ben impiegato, contrariamente la politica cadrà nel discredito più totale e dal quale riprendersi sarà arduo.

Andrea Viscardi

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