Governo Meloni approva legge par condicio che limita il contraddittorio

Il governo Meloni approva una legge/escamotage sulla par condicio che le garantisce una maggior presenza in Rai per garantire una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative. In nuce, la maggioranza ha votato a proprio favore una legge, che potremmo definire d’assalto, sulla par condicio che l’Agcom non discute. Ovviamente, questo riguarda sia la televisione pubblica, che quelle private. Parliamo di una presenza ‘senza limiti’, garantita dalla legge.

Il lodo Fazzolari, ovvero la proposta studiata e approvata, ha incontrato molta opposizione, non solo quella dei giornalisti Rai che hanno letto un comunicato per esprimere la loro posizione.

Rai e tv private  avranno le stesse regole sulla par condicio in vista delle elezioni europee. A chiarirlo è stato il commissario Agcom Antonello Giacomelli al termine del consiglio in cui l’Autorità per le comunicazioni ha approvato il proprio regolamento, valido per le emittenti private. Il testo non ha recepito le modifiche proposte dalla Commissione Vigilanza della Rai, che nel suo documento aveva inserito una norma sull’informazione governativa che aveva fatto infuriare le opposizioni.

Spiegano fonti dell’Agcom che quel punto, il cosidetto ‘lodo Fazzolari’, era stato già mitigato dall’intervento, in Commissione, di Maurizio Gasparri. Il senatore di Forza Italia aveva richiesto un esplicito richiamo al comma 5 dell’art. 1 della legge 515/1993, che afferma: ‘Nelle trasmissioni informative la presenza di candidati, esponenti di partiti e movimenti politici, membri del Governo, delle giunte e consigli regionali e degli enti locali deve essere limitata esclusivamente alla esigenza di assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione. Tale presenza è vietata in tutte le altre trasmissioni’. Una modifica che di fatto aveva ‘sterilizzato’ il ‘lodo Fazzolari’, riducendone l’efficacia.

In virtù di questa modifica della modifica, Agcom ha ritenuto di non dover cambiare il proprio documento perché di fatto coincidente. ‘Il testo è perfettamente sovrapponibile con la delibera adottata dalla commissione di Vigilanza formulata anch’essa, pur con diverse variazioni lessicali, nel pieno rispetto della regole fissate dalla legge 28 del 2000 e della legge 515 del 1993’, ha spiegato Giacomelli. ‘Pertanto, le prerogative dei diversi soggetti istituzionali e politici rimangono inalterate nei termini fissati dalla normativa e, conseguentemente, i criteri e le valutazioni di Agcom nell’esercizio del suo dovere di vigilanza saranno gli stessi delle consultazioni precedenti e saranno applicati in modo uniforme sia per le tv private che per il servizio pubblico’.

Il ‘lodo Fazzolari’, secondo le opposizioni, dava alla maggioranza più spazio, rendendo la competizione sleale. Per questo, alla notizia del mancato accoglimento delle modifiche proposte dalla Commissione da parte dell’Agcom, le opposizioni avevano esultato, apprezzando il fatto che, dicevano, almeno sulle emittenti private la competizione sarebbe stata ad armi pari. ‘ll fatto che AgCom abbia approvato una delibera sulla par condicio per le tv private senza le modifiche volute dal centrodestra fa capire quanto grave sia stata la forzatura che la maggioranza ha messo in campo’, ha detto Dario Carotenuto del Movimento 5 stelle. ‘È veramente spiacevole però  pensare che il servizio pubblico dovrà sottostare nei suoi talk show a regole diverse più permissive per il governo. Hanno ridotto la Rai a una sorta di operatore telefonico pro-governo: minuti illimitati per Giorgia Meloni e per i suoi ministri’.

Una lettura condivisa dagli stessi giornalisti del servizio pubblico, che hanno protestato con comunicato stampa del sindacato Usigrai: ‘La maggioranza di governo ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono. Lo ha fatto attraverso la Commissione di Vigilanza che ha approvato una norma che consente ai rappresentanti del governo di parlare nei talk senza vincoli di tempo e senza contraddittorio. Non solo, Rainews24 potrà trasmettere integralmente i comizi politici, senza alcuna mediazione giornalistica, preceduti solamente da una sigla. Questa non è la nostra idea di servizio pubblico, dove al centro c’è il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti che fanno domande (anche scomode) verificano quanto viene detto, fanno notare incongruenze. Per questo gentili telespettatori vi informiamo che siamo pronti a mobilitarci per garantire a voi un’informazione indipendente, equilibrata e plurale’. Tuttavia, come ha spiegato Giacomelli, in realtà non esistono differenze sostanziali tra i due regolamenti.

Gasparri, in un convegno su ‘Informazione, politica e par condicio. Le nuove sfide nell’era digitale’, aveva provato a fare chiarezza sulla questione spiegando che i chiari riferimenti alle leggi 515/1993 e 28/2000 (quella che norma la par condicio) impedivano la presenza eccessiva della maggioranza. ‘Non c’è invadenza da parte del governo e nessuna autorità è stata abolita. Se Tajani incontra la Nato e poi va in tv a parlare di Nato è giusto, e se ci saranno esagerazioni interverrà l’Agcom.

Una posizione ribadita dopo la delibera dell’Agcom: ‘Le decisioni della Commissione di Vigilanza Rai e dell’autorità delle comunicazioni in materia di par condicio sono totalmente coincidenti, perché logicamente ispirate alle leggi vigenti del 1993 e del 2000. Che sono state esplicitamente recepite nel testo della delibera della Vigilanza Rai e citate anche su reiterata sollecitazione di Forza Italia, negli emendamenti approvati nei giorni scorsi dalla Commissione bicamerale. Le regole quindi saranno assolutamente uguali per la Rai e per le emittenti private e ricalcheranno le delibere del passato. Non c’è quindi nessuna sconfessione della Vigilanza Rai da parte dell’Agcom, perché le delibere sono assolutamente sovrapponibili, né ci sono equivoci, anche se la materia per la sua complessità sembra quasi facilitarli’.

Andiamo con ordine per capire gli eventi che stanno alzando proteste su ogni fronte contro la decisione presa dal governo Meloni. Il primo aspetto da chiarire è cosa si intenda per par condicio. Con questo termine si definiscono una serie di regole, introdotte intorno agli anni 2000, che garantiscono la parità di accesso agli spazi di informazione alle varie formazioni politiche. Le regole rispondono alla necessità di tutela del pluralismo durante i periodi elettorali.

A garanzia della par condicio ci sono due commissioni: per la Rai è Commissione parlamentare di vigilanza, mentre per le televisioni e le radio private è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Nella serata di martedì 9 aprile la Commissione di vigilanza Rai ha approvato un emendamento che modifica il funzionamento delle regole sulla par condicio. La proposta proveniva ed è stata approvata dalla maggioranza di governo per il governo Meloni. Questa particolarità è stata subito motivo di accuse e forti proteste. Diverse realtà giornalistiche hanno criticato la scelta e utilizzato termini gravi per descrivere quanto deciso da Giorgia Meloni (nello specifico FdI-Lega e Noi moderati senza Forza Italia), come per esempio ‘assalto alla par condicio’. C’è anche chi si spinge oltre e rivede nell’approvazione del cosiddetto lodo Fazzolari una volontà di censura nostalgica.

Nella realtà cosa cambia? Da qui alle elezioni europee non ci saranno limiti temporali per i politici candidati, che potranno intervenire in merito alla loro attività istituzionale senza ostacoli. Si tratta di un emendamento a vantaggio della maggioranza e dei leader dei partiti che rivestono un ruolo di primaria importanza, come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i due vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani.

In concreto i rappresentati del governo Meloni potranno parlare nei talk (a tematica politica) senza vincoli di tempo e senza contraddittorio, mentre Rainews24 trasmetterà senza mediazione giornalistica i comizi politici in versione integrale.

I giornalisti della Rai, rete pubblica sulla quale ricade la proposta approvata, hanno unito le firme in un comunicato dell’Unione sindacale giornalisti Rai. Nella nota si legge tutta la contrarietà in merito alla decisione presa. ‘La maggioranza di governo ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono’, si legge nelle primissime righe.

‘Questa non è la nostra idea di servizio pubblico, dove al centro c’è il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti che fanno domande (anche scomode) verificano quanto viene detto, fanno notare incongruenze’, si legge in conclusione. Prosegue, infine, con la volontà di mobilitarsi per garantire un’informazione indipendente, equilibrata e plurale.

Anche l’opposizione si è posta dall’altra parte della proposta, bocciandola. I parlamentari del Pd nella Commissione vigilanza hanno usato il termine ‘volontà di far esondare il governo durante la campagna elettorale’. Il Movimento 5 Stelle ha fatto notare che ogni tentativo di trovare una mediazione con la maggioranza è stato schiacciato; infine Alleanza Verdi-Sinistra ha commentato con la frase: ‘Si sancisce l’occupazione del governo e della stessa maggioranza degli spazi televisivi Rai’.

No alle modifiche decise dal governo per le tv private. Lo ha garantito il Consiglio dell’Autorità garante per le Comunicazione. Agcom ha confermato il testo inviato nelle scorse settimane per il periodo elettorale, come avviene normalmente. La decisione di Agcom potrebbe essere una risposta alla proposta criticata per la presenza in Rai, oppure (come commentano in molti) un risultato delle critiche di Forza Italia. Maurizio Gasparri infatti potrebbe aver ostacolato la proposta per ragioni pratiche: nella maggioranza FI ha uno spazio più piccolo rispetto a Fratelli d’Italia e Lega.

Antonello Giacomelli, commissario Pd, ha commentato che ‘i criteri e le valutazioni di Agcom nell’esercizio del suo dovere di vigilanza saranno gli stessi delle consultazioni precedenti e saranno applicati in modo uniforme sia per le tv private che per il servizio pubblico’.

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