Giorgia Meloni e il ‘fisco amico’

Il dibattito sempre più acceso sulla riforma fiscale proposta dal governo. La presidente del Consiglio: “Non aiutiamo i furbi ma gli italiani onesti”

Presso la Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza stampa molto attesa per fare il punto sulla riforma fiscale proposta dal governo italiano. Convocata dalla premier Giorgia Meloni, l’evento ha visto la partecipazione dei ministri competenti, Giancarlo Giorgetti e Maurizio Leo, oltre al presidente della Camera, Lorenzo Fontana. In quest’occasione la premier ha espresso un forte sostegno alla riforma fiscale, sottolineando l’importanza di sostenere quelli che ha definito italiani che pagano regolarmente le tasse e contribuiscono al bilancio pubblico. Ha anche ribadito che non c’è spazio per coloro che cercano di eludere il fisco, ma che coloro che sono onesti e in difficoltà meritano di essere aiutati.

La recente proposta di riforma fiscale in Italia ha sollevato non poche polemiche e discussioni. Attualmente confinata nel campo delle deleghe, questa riforma prevede una rimodulazione degli scaglioni e delle aliquote dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef), ma è anche caratterizzata da altri elementi che hanno suscitato dibattiti accesi.

Uno degli aspetti più controversi riguarda l’allungamento dei tempi di emissione delle cartelle esattoriali. In alcuni casi, se queste non vengono riscosse entro un periodo di cinque anni, potrebbero addirittura essere cancellate. Questa disposizione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile riduzione del gettito fiscale e, di conseguenza, dei finanziamenti destinati ai servizi pubblici essenziali.

Un altro punto chiave della riforma riguarda la riduzione delle sanzioni per gli evasori fiscali, con l’obiettivo di allinearle ai parametri europei. La premier Meloni ha criticato le sanzioni attuali definendole “sproporzionate, illogiche e vessatorie”. Ha inoltre sottolineato che, sebbene le tasse non siano piacevoli, è fondamentale gestire le risorse pubbliche in modo responsabile e non utilizzarle per ottenere consenso immediato a scapito delle generazioni future.

Ha respinto con fermezza le accuse mosse al governo, evidenziando il successo delle misure adottate nel contrasto all’evasione fiscale nel 2023, con un record di 24,7 miliardi di euro recuperati. La premier ha anche sottolineato l’importanza di norme anti-elusione introdotte dal governo, come quelle contro il fenomeno delle attività “apri e chiudi”.

Tra coloro che hanno accolto con favore la proposta di riforma fiscale c’è Giancarlo Giorgetti, che ha espresso entusiasmo per il risultato ottenuto. Giorgetti ha ringraziato coloro che hanno contribuito all’approvazione della legge delega e dei relativi decreti, sottolineando la difficoltà e l’importanza storica di mettere in atto una tale impresa in tempi così rapidi.

Il nucleo centrale della riforma fiscale proposta da Giorgia Meloni è stato enfatizzato sin dall’inizio: un’impostazione che promuove uno Stato comprensivo e giusto, che assiste i cittadini in difficoltà e che mira a ridurre la pressione fiscale generale. Meloni ha ribadito l’importanza di considerare lo Stato come un “buon padre di famiglia”, che non debba essere visto come un avversario da aggirare, ma come un alleato nel garantire equità e giustizia fiscale.

La premier ha anche sottolineato l’importanza di una riforma organica, che sia volta a garantire un utilizzo responsabile delle risorse pubbliche. Ha poi affermato che il governo mira a ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese, allineandosi ai principali standard europei e garantendo un sistema fiscale equo e responsabile.

‘Non dirò mai che le tasse sono bellissime» ma la riforma fiscale «è uno degli strumenti con i quali lo Stato può aiutare il Paese a prosperare, mettendo il tessuto produttivo nelle migliori condizioni per creare ricchezza». Cita l’ex ministro dell’Economia di centrosinistra Padoa Schioppa, Giorgia Meloni, nell’incontro alla Camera per fare il punto sulla riforma del fisco che era uno dei punti più qualificanti del programma del centrodestra. «La riforma fiscale è uno degli strumenti con i quali lo Stato può aiutare il Paese a prosperare, mettendo il tessuto produttivo nelle migliori condizioni per creare ricchezza – spiega Meloni – È lo strumento con il quale lo Stato raccoglie le proprie risorse facendo funzionare la macchina e redistribuendo le risorse, come noi stiamo facendo, ai più poveri. Lo Stato non deve opprimere le famiglie con un livello di tassazione ingiusto: il sistema fiscale deve chiedere il giusto e saper utilizzare quelle risorse con buonsenso e lungimiranza». E quindi il passaggio: «Non penso e non dirò mai che le tasse sono una cosa bellissima, per questo penso sia grande la responsabilità di chi è chiamato a gestirle».

La citazione, però, chiama la risposta della leader del Partito democratico, Elly Schlein, impegnata anche lei a poca distanza in un evento sulla mobilità dolce: «Sa che cos’è bellissimo? – replica la segretaria – una sanità pubblica in grado di curare le persone a prescindere dal portafoglio che hanno in tasca, una scuola pubblica che garantisca un’istruzione di qualità per tutti i bambini. Sono cose bellissime». «Ora capisco – aggiunge – che questo governo, impegnato a trovare slogan ogni giorno, si dimentichi quali sono le esigenze vere delle persone ma quello che è orrendo sono i tagli alla sanità pubblica, al tpl, alle pensioni e al welfare che questo governo sta facendo, perché aumentano le disuguaglianze in questo Paese. Invece li abbiamo visto più timidi sugli extraprofitti». Tornando alla riforma fiscale, però, è il viceministro Leo a spiegare che «si basa su diversi pilastri: il primo è la certezza del diritto, oggi le imprese estere hanno difficoltà a venire in Italia, a causa di un sistema complesso e ricco di norme. Abbiamo necessità di semplificazione». Fondamentale poi la lotta all’evasione «che rimane per noi un elemento fondamentale, abbiamo un tax gap da 85 a 100 miliardi l’anno». Secondo Leo «chi guadagna 50mila euro l’anno non può essere considerato un super-ricco, non può pagare il 50 per cento di tasse». Inoltre «dobbiamo cambiare registro sull’accertamento, non agire ex-post ma ex- ante: oggi il fisco ha tanti elementi conoscitivi». Infine, per quanto riguarda le sanzioni, «abbiamo sanzioni da esproprio in materia di Iva, li portiamo a livelli europei».

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