Giorgia Meloni, chiude con il ‘Secolo d’Italia’ la sua campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles

Giorgia Meloni chiude, in un  colloquio con il ‘Secolo d’Italia’, la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles:

«Non amo gli appelli ma un’ultima cosa la dico volentieri, approfittando del nome di una testata storica come questa. Vi assicuro che l’Italia farà appieno la sua parte perché la prossima legislatura passi alla storia come l’inizio del nuovo “Secolo”: quello dell’Europa politica, dei popoli…

Le parole d’ordine? «Sovranità e sussidiarietà». A questo lavora Fratelli d’Italia, con un “modello italiano” di cui il governo di centrodestra è il laboratorio a vista. Il fatto nuovo, secondo tutti gli osservatori, della politica internazionale.

Una parte non indifferente del nostro futuro: come italiani, europei, occidentali. La storia, con la “S” maiuscola, si è rimessa in moto: piaccia o no. E in questo frangente l’Europa è a un bivio. Il referendum è su questo: tra un’Europa che vuole continuare ad essere un enorme “ente regolatore” della vita dei cittadini, quando il resto del mondo investe, produce e allarga – non sempre in maniera democratica – la propria sfera di influenza; e un’Europa che invece vuole recuperare la visione dei Padri fondatori, ripartire dalla cooperazione tra Nazioni sovrane e investire sulla propria autonomia strategica. A partire dalla questione energetica.C’è chi pensa che la transizione verde possa avvenire solo legandoci mani e piedi all’elettrico cinese. E chi, come noi, è convinto invece che la strada da seguire sia quella della neutralità tecnologica. Noi vogliamo un’Europa che si occupi di poche cose ma importanti, come la politica estera e di sicurezza comune, lasciando tutto il resto alla libertà e alla sovranità delle Nazioni. In altre parole, non faccia Bruxelles quello che può meglio fare Roma. E non faccia Roma quello che può fare meglio Bruxelles.In questa campagna elettorale abbiamo registrato grande entusiasmo, non solo a Roma ma su tutto il territorio nazionale. Perché rendere l’Europa un soggetto politico forte è un sogno che, a destra, si tramanda di generazione in generazione. È altrettanto vero che, per troppi anni, certa politica ha investito poco e male sulle energie da mandare a Bruxelles. A questo si aggiunge il tic della sinistra di aderire in modo incondizionato ai diktat comunitari. Tutti, guarda caso, a danno delle famiglie e di chi produce. Ciò che dobbiamo far capire agli italiani è che tu puoi anche non interessarti dell’Europa, ma è certo che lei si interesserà di te. Il punto è capire come lo farà. E questo dipenderà dal voto che gli italiani esprimeranno l’8 e il 9 giugno.

La pandemia ha mostrato un’Ue “nuda”, sprovvista dei dispositivi minimi per proteggere i suoi cittadini; mentre l’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato quanto eravamo dipendenti dagli altri sul fronte energetico, e non solo. Che significa questo? Che negli ultimi decenni è stato accantonato lo spirito dei trattati costitutivi della Comunità europea: che non a caso si erano concentrati nel prevedere la cooperazione sull’energia e le materie prime. È da questo che si mette in moto il progetto per una vera autonomia strategica. Un altro esempio che faccio sempre riguarda la Nato: vogliamo una colonna europea che guardi ai fronti più vicini a noi? Dobbiamo investire in sicurezza. Se invece si continuerà a voler stare comodamente sotto un ombrello garantito e finanziato da altri, non possiamo lamentarci se la strategia non sarà la nostra.

L’Europa che abbiamo nella mente e nel cuore deve saper ritrovare il suo bene più prezioso: l’orgoglio per la sua storia, la sua identità e le sue radici. Vogliamo una Europa che sappia ritrovare la sua anima, ovvero ciò che per millenni l’ha resa un faro di civiltà. Perché non dobbiamo dimenticare che l’Europa è la terra nella quale fede, ragione e umanesimo hanno trovato quella perfetta sintesi dove è nato lo Stato sociale, si è formata una società che mette al centro la difesa della vita e della famiglia, e si occupa dei più fragili. Abbiamo il compito di risvegliare questa Europa dal sonno in cui è piombata, e difenderla dal relativismo e dall’islamizzazione strisciante. Va riportata al modello sancito dai Trattati di Roma. Modello all’epoca sostenuto dalla destra e dal Msi, e ferocemente contestato dal Partito comunista, di cui l’attuale sinistra è erede. Noi vogliamo un’Europa in cui le Nazioni scelgano di collaborare sulle grandi sfide che da sole non riescono ad affrontare, mentre la sinistra non vuole altro che un super-Stato burocratico ipercentralista, fondato sul trasferimento di competenze e quote sempre maggiori di sovranità dai governi e dai parlamenti legittimati dai popoli a Bruxelles.

Come leader di Fratelli d’Italia e dei Conservatori europei, il mio obiettivo è creare in Europa una maggioranza alternativa a quella attuale, mandando finalmente le sinistre di ogni colore all’opposizione. Vogliamo fare, cioè, esattamente quello che abbiamo fatto in Italia un anno e mezzo fa, ed esportare questo modello per la guida della futura Europa. Se questo scenario sia possibile o no, spetta solo ai cittadini determinarlo. A noi spetta il compito di crearne le condizioni, e sono convinta che si possa su questo trovare una sintesi virtuosa tra conservatori, popolari e le altre forze politiche che si riconoscono nel centrodestra. Considero questa tornata un’indicazione importante sulla strada percorsa finora. In questo anno e mezzo abbiamo ottenuto risultati importanti in Europa, a tutela dei nostri interessi nazionali. Penso alla revisione della Politica agricola comune, alla battaglia per cambiare il regolamento imballaggi, al cambio di approccio che abbiamo impresso sull’immigrazione.

Prima che arrivassimo noi, in Ue si discuteva soltanto su come redistribuire tra i 27 Paesi membri gli immigrati clandestini che i governi di sinistra facevano sbarcare sulle nostre coste, con noi adesso si lavora insieme per difendere i confini esterni e combattere finalmente i trafficanti di esseri umani. Sul fronte interno, abbiamo investito tutte le risorse a disposizione per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e incentivare le imprese ad assumere, e i principali indicatori macroeconomici, a partire da quelli sull’occupazione, ci dicono che siamo sulla strada giusta.

Dopo un anno e mezzo di governo, per la gran parte dei cittadini io sono semplicemente “Giorgia” e non “il Presidente Meloni”. È qualcosa di estremamente prezioso che intendo custodire. Mi ha fatto sorridere che il Pd, dopo aver attaccato in ogni modo questa scelta, alla fine abbia deciso di scimmiottarla invitando a scrivere solo “Elly” sulla scheda elettorale.

All’Europa, in tutti questi anni, è mancata la spinta dell’Italia. L’instabilità dei governi italiani ha sì inciso sulla difesa dei nostri interessi nazionali, ma anche sulla forza e sull’autorevolezza dell’Ue nel suo complesso. Con il nostro governo, solido e rappresentativo, la storia è cambiata e da mesi si parla solo della nostra Nazione. Non era mai accaduto. E questo significa due cose: che l’Italia isolata era quella governata dalla sinistra e che un’Italia consapevole del proprio ruolo è un valore aggiunto per l’Europa intera. Un governo scelto dai cittadini, che ha la possibilità di governare con un orizzonte di legislatura e con un programma chiaro, è un governo che può dare all’Italia maggiore peso e autorevolezza, tanto nel contesto europeo quanto in quello internazionale. Quando abbiamo iniziato a fare politica nessuno di noi immaginava dove saremmo arrivati oggi. E dove sarebbe arrivata un’intera comunità, umana e politica, nata e cresciuta nelle sezioni prima del Msi e poi di An. Eppure, già da allora credevamo nella possibilità che le nostre idee, prima o poi, avrebbero fatto breccia. Quelle idee ci hanno condotto oggi alla responsabilità più grande, il governo della Nazione. Adesso siamo di fronte ad un ennesimo tornante della storia. Siamo chiamati a costruire l’Europa alla quale abbiamo dedicato, fin da quando eravamo ragazzi, manifesti e canzoni. In questo memorabile appuntamento con la storia, difenderemo il nostro futuro e, con lui, il nostro passato. Abbiamo cullato il sogno di un’Europa unita per dare forza alla Nazione cui apparteniamo, per destino e per volontà, e ora vogliamo essere all’altezza di questo compito».

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