Ex senatore De Falco e Ischia: ‘Disso no al condono e fui cacciato dal M5S’

La tragedia di Ischia vede sul banco degli imputati Giuseppe Conte, che introdusse un condono nelle misure urgenti per Genova dopo il crollo del Ponte Morandi. Era il 2018, e a spingere per quel provvedimento fu soprattutto Luigi Di Maio, all’epoca vicepremier.

Carlo Cottarelli, attacca: “I fatti parlano. Quello fatto dal governo 5Stelle-Lega nel 2018 per Ischia fu l’ennesimo condono edilizio. Le carte parlano. Il testo della legge parla di condono. Non si può riscrivere la storia a piacere a seconda di come tira il vento. O siamo ancora al: ‘Questo lo dice lei?’”. Già, ma i primi a partire in quarta contro Conte sono stati i renziani, che hanno intasato la rete col video in cui Renzi in aula accusava: di abusivismo si muore.

Ora si cerca di tirare in ballo la Lega, e persino Fratelli d’Italia, che votò quel decreto per le misure urgenti per Genova. Ma la responsabilità politica del condono, va ribadito, ricade per intero sul Movimento 5Stelle. Di Maio lo prometteva agli ischitani già nel 2013,  quando in un convegno sull’isola si impegnava a ‘portare a Roma’ insieme al suo collega Tofalo, poi sottosegretario alla Difesa, una proposta di legge per la sanatoria. L’isola se lo aspettava: il M5S nel 2018 era primo partito, con il 32% dei voti.

L’ex senatrice M5S Elena Fattori punta l’indice: “Conte dimostrerebbe maggiore dignità se ammettesse che in quel periodo (il 2018, ndr) non aveva tanta agibilità politica. Di Maio volle fortemente il condono a Ischia, la Lega i fanghi in agricoltura e il decreto sicurezza.

“Nel 2018 subii pressioni per il mio no al condono a Ischia”, racconta l’ex senatrice del M5S Paola Nugnes. Ricordando il dibattito parlamentare che quattro anni fa accompagnò l’approvazione del decreto Genova, che conteneva una norma (l’articolo 25) sulla “definizione delle procedure di condono” a Ischia. L’ex pentastellata ricorda un episodio in particolare. “In Commissione fui circondata dai miei ex colleghi del Movimento. Avevo presentato un emendamento soppressivo, volevano indurmi a votare contro. Nessuno volle ascoltare le mie spiegazioni tecniche sulla gravità dell’articolo 25”.

Ma la politica entra nel dibattito sulla frana e le vittime anche per un allarme inascoltato: quello dell’ex sindaco di Casamicciola. Ne parla  Il Giornale in prima pagina: “Il 22 novembre, quattro giorni prima della tragedia, il sindaco della Città Metropolitana Gaetano Manfredi e il prefetto di Napoli Claudio Palomba sarebbero stati allertati con una Pec a firma dell’ingegnere Giuseppe Conte, ex sindaco di Casamicciola, dell’imminente pericolo. Pericolo che avrebbe investito anche l’ospedale dell’isola nella zona del vallone della Rita. Ma sarebbe stato praticamente impossibile intervenire per mettere in sicurezza il monte e gli alvei. L’unica cosa da fare sarebbe stata l’evacuazione”.

“Il mio no al condono mi costò l’espulsione dal Movimento 5 Stelle”. A parlare è l’ex senatore pentastellato Gregorio De Falco. Dopo i tragici fatti di Ischia, l’ex esponente del M5S ricorda la contestata norma del decreto Genova del 2018 che riguardava l’isola di Ischia sulla quale si è abbattuta la tragedia della frana,  ovvero l’articolo 25 sulla “definizione delle procedure di condono”. Il provvedimento oggi viene rinfacciato da Italia Viva all’ex premier Giuseppe Conte, il quale nega però si sia trattato di un condono. “Conte sa benissimo che è un vero e proprio condono ex novo che richiama il condono del 1985. In diritto esiste un principio, ‘tempus regit actum’, il professor Conte non può non saperlo. Il condono del 2018 doveva essere disciplinato dalle norme del 2018. Se fosse vero quello che dice Conte, sarebbe bastato un atto amministrativo e un modellino unificato”, attacca De Falco, che proprio oggi è tornato in servizio a Napoli presso la Capitaneria di Porto. “Parlo a titolo personale”, ci tiene a precisare.

L’ex senatore grillino, all’epoca, si scagliò contro quella norma ‘blindata’ dal M5S, azionista di maggioranza del governo Conte. Un’opposizione che poi gli sarebbe costata la cacciata dal Movimento. “Mi fu contestato il no al decreto Salvini, ma certamente – rimarca De Falco – il decreto Genova fu la goccia che fece traboccare il vaso a metà novembre 2018. Contestai i 12 articoli che riguardavano il condono a Ischia. Mi fu risposto che non si potevano presentare emendamenti e che il condono si sarebbe fatto. Il senatore Santangelo, allora sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, disse che era stato deciso così”.

De Falco in Commissione provò a bloccare la norma sul condono: “Avevo predisposto un emendamento che prevedeva di tagliare le ultime parole dell’articolo 25 laddove si faceva riferimento alla legge 47 del 1985, il cosiddetto condono Craxi”. In Commissione “fu messo ai voti l’emendamento presentato dalla senatrice forzista Urania Papatheu, identico al mio. Il governo – racconta il Capitano di fregata – fu battuto e quell’emendamento passò. Immediatamente si autosospesero 4 senatori campani di Forza Italia, tra cui De Siano e Cesaro. Il giorno seguente in Aula Fi, dopo un travaglio interno, tornò a ‘militare’ a favore dei condoni e quindi votò contro il ‘proprio’ emendamento a firma Papatheu. Insieme a Fi votarono la Lega e Movimento 5 Stelle”.

“Tutto il M5S difese quella norma, eccetto me e le senatrici Nugnes e Fattori. Tutto il Movimento si muoveva come una testuggine, secondo un’espressione evocata all’epoca da Luigi Di Maio…”, prosegue De Falco togliendosi più di un sassolino dalle scarpe: “Il voto su Ischia contribuì alla mia espulsione. A certificarlo fu il Movimento stesso nelle motivazioni che accompagnarono il mio provvedimento disciplinare. Su quel condono Conte all’epoca nulla ebbe da eccepire, così come Salvini. Oggi entrambi balbettano. Adesso il leader M5S sconta la sua eccessiva attitudine al cambiamento”. L’ex senatore del M5S punta il dito contro l’esecutivo allora in carica: “Il disastro di Ischia grava sulle spalle di tanti soggetti e il governo Conte I è sicuramente corresponsabile. Le case abusive non hanno generato la frana ma le case costruite laddove non devono stare hanno certamente incrementato la tragedia e probabilmente concorso a rendere ancor più fragile quel territorio”.

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