Elezioni, il PD vara la lista dei candidati

Al termine di una giornata di Ferragosto convulsa e ricca di frizioni, il Partito Democratico vara la sua lista di candidati in vista delle elezioni del 25 settembre. Un lunedì complicatissimo per il segretario Enrico Letta e i Dem: la direzione nazionale è slittata per tre volte, doveva tenersi alle 11, poi alle 15, ancora alle 20 e poi per le 21:30, ma Letta è arrivato al Nazareno soltanto alle 23.

Alla fine poco dopo la mezzanotte l’approvazione della delibera con le liste di candidati alle elezioni con 3 voti contrari e 5 astenuti, ma alla votazione non hanno partecipato i 20 componenti di Base riformista, la corrente degli ‘ex renziani’ guidata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex ministro Luca Lotti, quest’ultimo fatto fuori dalle candidature.

Quanto ai nomi e alle ‘posizioni’, il segretario Enrico Letta sarà il capolista alla Camera per Lombardia e Veneto, l’economista Carlo Cottarelli capolista al Senato a Milano, mentre va segnalata in quota società civile la candidatura del virologo Andrea Crisanti, capolista in Europa secondo fonti dem. Confermata la candidatura nel collegio uninominale di Bologna per Pier Ferdinando Casini, mentre sarà della partita pure il senatore Tommaso Nannicini, che sarà candidato in un collegio contendibile.

Spazio quindi ai giovani, con quattro capilista under 35: saranno Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina e Marco Sarracino.

Tra i big esclusi, assieme all’ex ministro Lotti, c’è anche la senatrice uscente Monica Cirinnà, paladina dei diritti civili. Cirinnà ha infatti annunciato di aver rifiutato la candidatura, proposta dal partito in un collegio di fatto già perso in partenza: “La mia avventura parlamentare finisce qui, domani comunicherò la mia non accettazione della candidatura. Mi hanno proposto un collegio elettorale perdente in due sondaggi, sono territori inidonei ai miei temi e con un forte radicamento della destra. Evidentemente per il Pd si può andare in Parlamento senza di me, è una scelta legittima. Resto nel partito, sono una donna di sinistra ma per fortuna ho altri lavori”, l’atto di accusa.

Fuori dalle liste a sorpresa anche Enzo Amendola, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, così come Giuditta Pini, esponente della sinistra Pd, ex vicesegretaria regionale dem in Emilia-Romagna, vicina a Matteo Orfini.

Rinuncia arrivata anche da Stefano Ceccanti, il costituzionalista che il partito voleva candidare nel proporzionale in Toscana al quarto posto, una elezione di fatto impossibile, dopo giorni in cui la sua candidatura era data in bilico. “Leggo con stupore dalle agenzie che sarei candidato numero 4 al proporzionale a Firenze Pisa. La notizia è destituita di qualsiasi fondamento come ben sa il segretario Letta”, le parole nella notte di Ceccanti.

Letta nel suo discorso in direzione nazionale ha spiegato che da parte sua “avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti. Impossibile per il taglio dei parlamentari ma anche per esigenza di rinnovamento”. “Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni – ha aggiunto Letta – Mi è pesato tantissimo. Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo”, con chiaro riferimento all’ex segretario Matteo Renzi. “Io ho cercato di comporre un equilibrio. Rispetto dei territori tra i criteri fondanti delle scelte”, il discorso di Letta in direzione al Nazareno.

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