Elezioni Europee, retromarcia di FdI sul 3% della soglia di sbarramento

Cala il sipario sulla proposta di abbassare al 3% la soglia di sbarramento per le elezioni Europee. Troppe le frizioni nella coalizione di governo, altissimo il muro alzato dalla Lega che teme possano spuntare nuove formazioni a destra in grado di intercettare i delusi di Fratelli d’Italia ed erodere quel consenso che viceversa Matteo Salvini spera di catalizzare su di sé, approfittando della svolta moderata di Giorgia Meloni. Non solo il movimento di Gianni Alemanno, che punta a candidare il generale Vannacci ma col quorum più alto rischia comunque di non farcela: anche un listone di centro avrebbe complicato i sogni di gloria del Carroccio.

Il ministro Francesco Lollobrigida a mettere la parola fine: “Non esiste alcuna proposta depositata o discussa nell’ambito della maggioranza che preveda modifiche della soglia di sbarramento”, illazioni giornalistiche diffuse al solo scopo di divaricare una maggioranza coesa come non mai”.

Eppure erano stati i piccoli, in particolare i moderati di Maurizio Lupi, a chiedere un aiutino al partito della premier per favorire un rassemblement delle formazioni minori: obiettivo, superare un’asticella altrimenti proibitiva. Modifica che, oltretutto, avrebbe dato una grossa mano ai rosso-verdi di Bonelli e Fratoianni in funzione anti-Pd. E perciò benvista dai Fratelli, su cui pure Matteo Renzi era sceso in pressing — complice l’intesa con Ignazio La Russa, eletto alla presidenza del Senato con i voti occulti di Iv — per accrescere le speranze della sua nuova creatura, il Centro, che lo vedrà capolista nel Nord-Ovest.

Antonio Tajani, capo di Forza Italia, preoccupato dalla discesa nei sondaggi, aveva incoraggiato il ritocco della legge elettorale, intavolando una trattativa segretissima con il fondatore di Italia Viva per unire le forze in vista della esiziale scadenza elettorale: se va male, infatti, sia il ministro degli Esteri, sia il senatore di Firenze sarebbero politicamente morti. Peccato che, secondo alcune indiscrezioni, la famiglia Berlusconi si sia messa di traverso e in una brusca telefonata avrebbe recapitato al segretario azzurro il seguente messaggio: mai con Renzi, se fai accordi con lui quello ci mette un attimo a scipparti il partito.

Il progetto di abbassare di un punto il barrage per il Parlamento di Strasburgo  in un vicolo cieco.

Un punto su cui Meloni frena decisamente. Il suo ragionamento è il seguente: c’è stato un difetto di comunicazione, dovuto forse a chi ha voluto veicolare l’ipotesi di un possibile abbassamento della soglia dal 4 al 3%, ma su questo «io sono sempre stata contraria».

Meloni ha cercato di fare moral suasion sugli alleati anche usando l’argomento della prospettiva di lungo periodo. Non dobbiamo ragionare su quest’anno – è il senso del suo ragionamento – ma su una prospettiva di legislatura. Insomma, anche se a giugno ci sono le elezioni Europee, non è questo il momento dei fuochi d’artificio perché «abbiamo ancora tempo davanti a noi».

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