Danza | “Pasionaria” | Teatro Bellini, dal 14 al 16 aprile

“Perché quando un essere umano mostra segni di avere un po’ o molto bisogno di qualcun altro, quell’altra persona si allontana?” Simone Weil

Immagina quel posto di cui tutti parlano. Il luogo in cui cambieremo tutto questo.

Quel mondo che è il risultato di tutti i nostri sforzi nel corso di questi anni. Quel posto che chiamiamo progresso. Potremmo chiamare quel posto, quel pianeta: Pasionaria.

Esseri simili a noi, che sono stati perfettamente progettati per imitarci, vivono lì.

Ciò che chiamiamo vita è diventato un paesaggio artificiale e i suoi abitanti si sono trasformati  in gadget tecnologici che hanno perso ogni tipo di passione.

Il presente in cui viviamo ci fa immaginare un futuro in cui abbiamo semplicemente smesso di sentire.

Un futuro in cui non riusciamo neanche più a riconoscere noi stessi o a sentire che stiamo vivendo la nostra stessa vita.

Il dolore e la passione sono ciò che ci differenzia dai robot o dalle statue, e useremo quei corpi inerti – protagonisti della pièce –  per guardare noi stessi, trovare le differenze e scoprire se siamo ancora vivi.

Pasionaria mette in discussione il distacco emotivo verso cui ci stiamo muovendo. Una riflessione su quell’idea di progresso che ci viene imposto. Il mondo artificiale verso cui siamo spinti e violentemente gettati, dove individualismo e una sorta di codardia morale stanno trasformando il mondo attuale in un luogo di adulti indifesi. Un futuro che è – per fortuna – ancora lontano.

“Se controlli i bambini controlli il futuro” Michel Houllebecq, Submission

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