Crescita industriale dopo il voto

Un Paese come il nostro per crescere ha soprattutto bisogno di un’idea larga di industria. Tocca a tutte le parti che ‘fanno sistema’, oltre al sindacato, determinare le scelte equilibrate che avranno effetti sull’economia reale.

Il ministro Carlo Calenda crede fermamente che la crescita sia  possibile: ‘Quello che occorre   è un piano centrato fortemente sugli investimenti sia pubblici che privati. Valorizzare da un lato le infrastrutture materiali e fisiche e dall’altro quelle tecnologiche e immateriali, essenziali per gestire la transizione che sta riguardando la manifattura Industria 4.0 ha rimesso in moto gli investimenti privati, mentre quelli pubblici faticano. Su questo aspetto stiamo studiando un veicolo per la cartolarizzazione dei crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione. Si può riattivare un ciclo di investimenti ragionando su spazi maggiori di risorse dal bilancio europeo. Nel prossimo futuro può essere più praticabile puntare sul potenziamento del piano Junker e comunque su strumenti e facilità assimilabili al concetto di eurobond’.

Dal punto di vista fiscale  abbiamo bisogno di politiche selettive dal lato dell’offerta, che possano sostenere ma soprattutto allargare la parte evoluta del nostro capitalismo, oggi troppo circoscritta, che corre, se non addirittura vola, e vanta tassi di produttività di livello europeo e atlantico, perché ha puntato tutto sul l’innovazione di processo e di prodotto, sulle tecnologie digitali e sull’internalizzazione del proprio business.

Siamo nel pieno della campagna elettorale, ma dal dibattito delle forze politiche che si fronteggiano emerge più la propaganda di parte che proposte equilibrate. Fra i grandi assenti di questa competizione manca fortemente il tema dell’industria. Non è cosa da poco per un Paese che è il settimo produttore manifatturiero al mondo e il secondo in Europa.

Fra pochi  giorni,  avverte l’ex premier Romano Prodi, così come atri leader politici,  i cittadini italiani saranno chiamati alle urne ed è impressionante constatare come la maggioranza degli analisti politici ritenga assai probabile che non solo ci sarà alcun vincitore ma che l’impasse sarà tale per cui si dovrà ricorrere a nuove elezioni con le conseguenze economiche e politiche che tutti possiamo immaginare.

Se questo è il quadro di prospettiva, occorre, ora più che mai, puntare su obiettivi possibili, anziché illustrare i libri dei sogni.  E se anche le cose dell’economia, o della vita in genere, non dovessero volgere al meglio, è bene prendere  una  direzione che va presa col giusto equilibrio.

Il titolare del dicastero dello Sviluppo economico, Carlo Calenda è chiro: ‘Da adesso in poi  parte la ‘due diligence’, che sarà molto breve per dare la massima continuità con  occhi puntati sul confronto per il futuro del gruppo Ilva che potrebbe riprendere nel mese di marzo, dopo la consultazione elettorale, ma soprattutto a seguito della sentenza del Tar di Lecce, prevista per il 6 marzo, sui ricorsi presentati dal Comune di Taranto e dalla Regione Puglia contro il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che comprende il piano ambientale per la nuova Ilva.

È bene ricordare che l’Italia continua ad essere il secondo produttore di acciaio in Europa, dopo la Germania, avendo consuntivato una produzione di oltre 23 milioni di tonnellate nel 2016 ed un incremento 1,7% nel primo semestre del 2017, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (fonte Federacciai); per quanto concerne l’alluminio, nel 2016 l’impiego totale del metallo in Italia è stato di 2,4 milioni di tonnellate, registrando un nuovo incremento rispetto all’anno precedente, pari al 7,7% (fonte Assomet, ndr). In particolare è rilevante il valore di produzione di getti di alluminio colati a pressione, gran parte dei quali sono destinati ai mercati esteri come parti di prodotti complessi (auto, macchine, impianti di riscaldamento), che contribuiscono significativamente alla competitività del made in Italy e che ci fanno posizionare, anche in questo caso, come secondo Paese produttore in Europa dopo la Germania.

Assicurare un futuro occupazionale e produttivo al gruppo Ilva di Taranto attraverso gli investimenti del gruppo acquirente di Am InvestCo Italy, controllata dalla famiglia Mittal, significherebbe attuare una vera e propria scelta di politica industriale a favore dell’economia nazionale.

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