La caserma dei Carabinieri di via Caccialupo sequestrata durante loperazione di questa mattina a Piacenza, 22 luglio 2020. ANSA/Pierpaolo Ferreri

Carabinieri Piacenza, l’accusatore: “Ho paura che mi uccidano”

Emergono nuovi dettagli sulla caserma dei Carabinieri posta sotto sequestro a Piacenza. Il ragazzo che ha accusato i carabinieri arrestati ha rilasciato un’intervista al ‘Corriere della Sera’, dove ha raccontato di essere stato picchiato con calci e pugni e di temere ora per la sua vita. L’accusatore dei carabinieri di Piacenza ha detto: “Lo vedi il naso? Me l’hanno spaccato due volte. Mi hanno pestato, riempito di botte. Io non vivo più. Bevo e non dormo la notte. Ho fatto bene? Con la paura che mi uccidano”.

Poi il racconto sul carabiniere Montella: “Montella l’ho conosciuto da ragazzino, faceva il preparatore atletico a calcio. Non sapevo fosse carabiniere. Nel 2016 mi hanno arrestato con un po’ di hashish. Mi hanno affidato in prova con obbligo di firma alla Levante. Sono entrato e ho trovato Montella: ‘Se mi dici chi spaccia ti faccio venire a firmare quando vuoi’. Non toccavo cocaina, lui ha iniziato a pagarmi con fumo e bamba. Chi doveva aiutarmi mi ha fatto precipitare ancora di più”.

L’accusatore ha spiegato di aver fatto fare ai carabinieri “almeno trenta” arresti. E ha aggiunto: “Me ne vergogno perché poi venivano pestati a sangue e incastrati. Si spezzava la droga, l’accusa diventava spaccio. Li ho aiutati anche io, in caserma”.

Il ragazzo, 26 anni, nato in Marocco, ha detto di aver frequentato la caserma “praticamente tutti i giorni”.

Sui pestaggi: “Ricordo le urla disumane di un poveretto che era nella ‘stanza della terapia’, dove tenevano la droga sequestrata. Lo stavano picchiando. E in ufficio si sentiva benissimo. C’era anche il comandante”.

L’accusatore ha anche raccontato: “Avevo una brava ragazza e per questo volevo smettere. Montella ha iniziato a pedinarmi all’associazione dove facevo l’affido, al Sert. Mi impediva di entrare. Hanno iniziato a picchiarmi. Mi chiudevano nello stanzino, due mi colpivano e due fingevano di volermi aiutare”.

E ancora: “Hai presente le torture? Calci, pugni…“.

Interpellato sul motivo della mancata denuncia, il ragazzo ha spiegato che il suo avvocato “era lo stesso che difende Montella, un suo caro amico. Era il legale di un mio conoscente. L’ho scelto per quello”.

Sui festini in caserma ha aggiunto: “Un giorno mi chiama Montella e dice: ‘vieni qui, sto sco…’. E mi fa vedere una ragazza tossica che faceva sesso con lui in cambio di droga”. Alla domanda: “Montella le ha anche pagato prostitute?”, il ragazzo ha risposto: “Andavamo in un centro massaggi cinese”.

La chiosa finale dell’intervista: “I proprietari di casa mi vogliono cacciare perché hanno paura che vengano qui a picchiarmi. Temo che mi uccidano davvero adesso“.

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