Budapest, Ilaria Salis in aula ancora con manette e catene. Negati gli arresti domiciliari. Elly Schlein pensa di candidarla alle Europee

Candidare Ilaria Salis col Pd. Non è detto che l’operazione vada in porto, ma se n’è discusso, al Nazareno. L’altro ieri, prima della segreteria sulle liste delle Europee, Elly Schlein ha convocato i fedelissimi. E in questa sede si è parlato di una possibile corsa per Bruxelles dell’insegnante antifascista, detenuta.

Ilaria Salis resta in cella: il tribunale di Budapest ha respinto infatti la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria presentata dai legali della trentanovenne in carcere da 13 mesi con l’accusa di aver aggredito due esponenti di estrema destra.

Anche oggi, come nell’udienza di fine gennaio scorso, Ilaria Salis è apparsa in tribunale all’udienza del processo in catene. Le polemiche delle ultime settimane dunque non sono servite a migliorare la sua situazione, e fuori dal tribunale di Budapest le cose non sono andate meglio: amici, familiari e legali di Ilaria si sono visti anche insultare e minacciare da un gruppo di militanti di estrema destra ungheresi.

A raccontarlo, oltre all’avvocato della famiglia Salis Eugenio Losco, anche Michele Rech, meglio conosciuto come Zerocalcare, il fumettista romano che era stato citato dalla stessa Salis in una lettera dal carcere qualche giorno fa. Zerocalcare era infatti presente a Budapest e al ‘Corriere della Sera’ ha spiegato quello che è successo: «L’ingresso del tribunale era presidiato dai neonazisti che filmavano e fotografavano tutti quelli che arrivavano, con telefonini e telecamere. All’inizio pensavo fossero guardie, poi ho visto i vari simboli nazisti».

Zerocalcare sta raccontando la storia di Ilaria su Internazionale, con varie vignette dedicate al tema. «Stai zitto o ti spacco la testa», sarebbero le minacce pronunciate dagli estremisti di destra al gruppo composto da legali e amici di Ilaria. «Ci aspettavano e ci hanno insultato e minacciato in ungherese» ha detto l’avvocato Eugenio Losco. «Ci hanno fatto delle riprese con i telefonini, ci hanno ripreso e il nostro traduttore ci ha detto che ci stavano minacciando».

«I mesi sono lunghi e accade che la bolla si trasformi in un buco nero che ti risucchia. Prendendo in prestito una metafora che leggerò parecchi mesi dopo in un bellissimo fumetto dedicato alle mie vicende – diceva Ilaria Salis nella sua lettera, citando proprio Zerocalcare – sono caduta in un pozzo profondissimo. Le pareti sono scivolose ed ogni volta che faticosamente cerco di compiere un breve passo per risalire appena un pochino, finisco sempre col precipitare più in profondità. A volte mi chiedo se questo pozzo abbia un fondo e se da qualche parte ci sia davvero un’uscita. Immagino di essere un piccolo geco, che nell’oscurità silente riesce a scalare le pareti. Già, devo scalare le pareti, ma qui purtroppo non ci sono i miei compagni di arrampicata e i legami di fiducia ben stretti sulla corda della sicura».

«Io mi auguro che la signora Salis possa essere assolta, ho visto che oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene ma pare che poi gliele hanno tolte. Non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro». Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani mentre era in corso a Budapest l’udienza per la cittadina italiana. «A me preoccupa la cittadina Salis – dice Tajani – non mi interessa se poi vogliono candidarla ma se si deve trasformare il processo in scontro politico lo scontro politico non favorisce la signora Salis».

«Ilaria Salis resterà in carcere a Budapest. Dopo essere stata portata ancora una volta in Aula catene ai polsi, alle caviglie e guinzaglio, oggi i giudici ungheresi hanno deciso anche di negarle gli arresti domiciliari. Uno schiaffo irricevibile ai diritti di una persona detenuta, di una nostra connazionale. Ci aspettiamo che il governo di Giorgia Meloni reagisca, subito.», afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

«Spetta a noi cercare di difendere i nostri concittadini. Non mi sento di assolvere automaticamente il comportamento della Salis su quello che è successo. Però è una cittadina italiana e il governo farà tutto il possibile per difenderla. Ancora in catene? Ricordo che anche in Italia Tortora era stato portato in catene in tribunale. La giustizia italiana è andata avanti, ci sono altri rispetti, e noi siamo orgogliosi di questo»,  dice il deputato Fdi, Giovanni Donzelli a margine di un convegno sul premierato a Roma. «Ovviamente l’Italia si batterà per tutti i cittadini che si trovano in condizioni di questo genere».

«Una scelta negativa e molto frustrante. Ilaria è molto delusa. Noi non ci arrendiamo, troveremo un modo per tirarla fuori di lì, ma il governo italiano ora faccia un esame di coscienza». A parlare è Roberto Salis, il padre di Ilaria, appena lasciato l’aula del tribunale di Budapest in cui sua figlia, di nuovo ammanettata e incatenata, ha appena saputo di dover restare ancora in cella, dopo 13 mesi. Il giudice ha appena rifiutato i domiciliari in Ungheria per lei: “Resta il pericolo di fuga”.  «I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza»: è quanto ha detto Roberto Salis, il padre di Ilaria, a cui  sono stati negati i domiciliari in Ungheria. «Le catene non dipendono dal giudice ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane» ha aggiunto. «Mi pare palese – ha aggiunto Salis – che ci sia una posizione del governo ungherese di infischiarsene delle direttive europee e questo leva anche un po’ il velo sulle responsabilità del governo italiano« dato che «il governo ungherese ha deciso di perpetrare questo atteggiamento inaccettabile per uno Stato che appartiene all’Unione europea». «I nostri ministri non hanno fatto bella figura. Nordio – ha ricordato – ci aveva accusato di aver perso tempo ma non è cambiato nulla. Per cui c’è da convivere con la giustizia ungherese, con le istituzioni italiane». «Ci dobbiamo aspettare che ci sia una protesta contro l’immobilismo italiano», ha concluso.

«Quella che sta succedendo» a Ilaria Salis «è una cosa abbastanza grave e penso che ci sia bisogno in questo caso di un intervento del nostro governo, molto più esplicito, nei confronti del governo ungherese». Lo ha detto il leader della Cgil Maurizio Landini commentando il no agli arresti domiciliari per la donna in carcere a Budapest, a margine di un convegno sugli scioperi del 44 a Milano.

Giorgia Meloni, il 31 gennaio, incontrò Victor Orban invitandolo a esercitare un’influenza perché Ilaria Salis avesse un equo trattamento. Il premier ungherese affermò che l’insegnante “non era stata isolata dal mondo”, ma  le erano state appplicate “misure adeguate alla gravità dell’accusa del reato commesso.  Ho detto che ha potuto fare delle telefonate e non è stata isolata dal mondo. Non è corretto dire così”, sono state le parole di Orban raccontando ai cronisti di aver parlato del caso Ilaria Salis con la premier Giorgia Meloni. “Ho fornito a Meloni tutti i dettagli del caso Ilaria Salis – ha precisato ancora Orban -. Ho chiarito che nel sistema ungherese la magistratura non dipende dal governo ma dal Parlamento. Il sistema giudiziario è totalmente indipendente dal governo”.

Ricordiamo che Ilaria Salis, 39 anni, è un’insegnante di scuola elementare a Monza e un’attivista antifascista che dall’11 febbraio 2023 è detenuta a Budapest, in Ungheria, con l’accusa di lesioni aggravate nei confronti di alcuni manifestanti di estrema destra e  rischia 24 anni di prigione.

La ricerca di una soluzione più umana per la detenuta italiana, trattata come una bestia in Ungheria, non sembra essere dietro l’angolo. L’Italia punta a ridurre i tempi del processo,  che però nel frattempo si stanno dilatando,  per arrivare alla sentenza il prima possibile, e ottenere poi, se arriverà una condanna, un decreto di espulsione che riporti la maestra di Monza in patria. Se l’espulsione è teoricamente possibile, non lo è invece in alcun modo l’estradizione, perché Salis non ha mai ricevuto condanne in Italia.

Che l’espulsione sia possibile lo ha fatto capire anche il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani: “L’estradizione è impossibile perché non ha ricevuto condanne in Italia. Può essere espulsa dall’Ungheria in caso di condanna”. Se l’autorità giudiziaria ungherese la pone ai domiciliari, poi, lei può chiedere di scontarli in Italia. “Ma non si può passare dal carcere in Ungheria ai domiciliari in Italia”, ha concluso Tajani.

Per il momento i domiciliari le sono stati negati.

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