Bisesti: “Violenza nazifascista, da Liliana Manfredi uno straordinario messaggio ai giovani”

Festival Living Memory: l’assessore ha ringraziato per la sua presenza a Trento l’unica sopravvissuta della strage nazista del 1944. “Nuove generazioni, l’impegno del Trentino”

Bisesti: “Violenza nazifascista, da Liliana Manfredi uno straordinario messaggio ai giovani”

“Siamo onorati di accogliere in Trentino persone come Liliana Manfredi, che hanno vissuto la violenza nazifascista e che hanno accettato di venire qui, in questo momento delicato anche dal punto di vista sanitario, per raccontare la loro esperienza. La loro testimonianza, rivolta in particolare ai giovani, è un valore aggiunto per fare in modo che si rafforzi la consapevolezza sull’orrore di quel periodo storico. È questo l’impegno che la Provincia autonoma di Trento promuove riguardo alle iniziative legate al Giorno della memoria, su tutto il territorio trentino, pensate in particolare per le scuole e le future generazioni e con l’obiettivo di costruire un futuro che sia davvero di speranza, solidarietà e giustizia”. È il messaggio espresso dall’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura, Mirko Bisesti, nell’incontro al Teatro sociale di Trento con Liliana Manfredi. È lei, ospite d’eccezione al festival Living Memory, l’unica sopravvissuta della strage nazista della Bettola, sulle colline di Reggio Emilia. Il suo racconto si dipana dal palco del Sociale in una serata di impegno e straordinario coraggio.

Manfredi, che ha accettato l’invito a partecipare al Festival Living Memory dell’associazione Terra del Fuoco Trentino, racconta la sua storia che ha qualcosa di unico. Nel giugno 1944, ad appena 11 anni, viene fucilata insieme alla mamma e ai nonni, nella terribile notte in cui vengono uccisi trentacinque civili innocenti. In quel terribile momento ha la fortuna di rimanere solo ferita, e l’audacia di tentare una fuga rocambolesca fino al fiume. Ed è lì, sul greto del torrente Crostolo, che si consuma il miracolo: il nazista addetto al giro di ricognizione post-strage scopre Liliana nascosta nell’erba e ferita e invece di darle il colpo di grazia la porta sulla strada principale, rischiando la corte marziale per salvarle la vita.

“Io penso che lui mi abbia voluto salvare” racconta Manfredi. “Avevo già perso tanto sangue e portandomi sulla strada ha permesso che le persone che abitavano lì vicino mi recuperassero. Magari dentro di sè, ho pensato, avrà avuto vergogna di quello che ha fatto. In quel momento in cui ci siamo guardati ha avuto un momento di umanità, e non ha avuto il coraggio di sparare a bruciapelo ad una bimba di 11 anni. Ho anche pensato che magari a casa anche lui avesse dei figli. Però essendo da solo ha disubbidito all’ordine, che era uccideteli tutti. Ha agito seguendo la sua coscienza, nella tragedia un atto di speranza”.

È lei stessa a portare questa straordinaria testimonianza nelle scuole. Nell’ultimo anno ha fatto incontri in cento scuole, “che è proprio quello che stiamo facendo anche in Trentino”, sottolinea lo stesso assessore Bisesti, “anche con il progetto Alfieri di Memoria e sostenendo le attività delle associazioni proprio per trasformare i ragazzi in testimoni attivi e consapevoli della Storia”.

“Il Giorno della memoria – conclude Manfredi – e tutte le iniziative per parlare ai giovani sono fondamentali -. I ragazzi che incontro mi chiedono: ma quello che lei racconta è vero? Certo, rispondo, è la verità. È ciò che nelle guerre succede. Voi, dico a loro, che siete il futuro cercate di capire cosa vuol dire la guerra. Sappiate evitare che si ripetano queste cose. Senza passato non c’è futuro”.

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