Avviso di garanzia a Conte e sei ministri dopo denunce per Covid

Il caso della mancata istituzione delle zone rosse nella Bergamasca continua ad accendere il dibattito in Italia. Se da un lato Matteo Salvini, sostiene che “se fossero confermati i verbali del Cts, Conte dovrebbe essere arrestato”, dall’altro i pm sembrano ritenere credibile la versione del premier.

Zone rosse, la versione di Conte

Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, i pm che lo scorso 12 giugno hanno ascoltato il premier Conte hanno avuto “la netta impressione” che il premier stesse raccontando il vero, cioè che il verbale del Cts del 3 marzo non l’avesse visto, per poi ammettere di averlo visto il 5 marzo. .

Malgrado l’apparente contraddizione, però, stando a quanto riporta il Corriere della Sera, la squadra di pm guidata da Maria Cristina Rota sembra essersi avvicinata alla conclusione che il presidente del Consiglio non abbia mentito. Questo perché, secondo quanto ricostruito dal Corriere, il documento del 3 marzo   si fermò alla segreteria di presidenza, anche se non è chiaro se questa informazione sia stata riferita durante l’audizione.

Zone rosse, l’attesa per la valutazione di Andrea Crisanti

Per i magistrati, dunque, non è poi così rilevante la data in cui Conte fu informato del parere del Cts; è più importante capire se si possa configurare un reato in merito alla decisione di non istituire la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, dove il Covid-19 stava già dilagando.

C’è attesa per la valutazione sulle conseguenze della scelta di non istituire la zona rossa, che deve essere inoltrata dal virologo Andrea Crisanti, consulente della Procura per il caso. Entro fine settembre l’esperto dovrà pronunciarsi su una vicenda su cui l’opposizione fa leva per mettere in cattiva luce il governo, e sulla quale il governatore della Lombardia Fontana e l’assessore al Welfare Gallera respingono ogni responsabilità.

Il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza hanno ricevuto una notifica riguardante un avviso ex art. 6, comma 2, legge cost. n. 1/1989 da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
L’avviso riguarda la trasmissione al Collegio di cui all’art.
7 della citata legge cost. n. 1/1989 degli atti di un procedimento penale iscritto per i delitti di cui agli artt.
110, 438, 452 e 589, 323, 283, 294 c.p., che origina da varie denunce da parte di soggetti terzi provenienti da varie parti d’Italia. Si tratta di denunce che riguardano la gestione dell’emergenza Covid.

“La trasmissione da parte della Procura al Collegio”, il tribunale dei ministri, “in base alle previsioni di legge, è un atto dovuto. Nel caso specifico tale trasmissione è stata accompagnata da una relazione nella quale l’Ufficio della Procura “ritiene le notizie di testo infondate e dunque da archiviare””. Lo si legge nella nota di Palazzo Chigi con cui si rende noto che il premier Conte e sei ministri hanno ricevuto un avviso di garanzia in seguito a denunce in relazione all’emergenza Coronavirus.

Il presidente del Consiglio e i ministri, si legge in una nota di Palazzo Chigi, si dichiarano sin d’ora disponibili a fornire ai Magistrati ogni elemento utile a completare l’iter procedimentale, in uno spirito di massima collaborazione”.

L’avviso di garanzia  nasce da diverse denunce presentate in tutta Italia in relazione all’emergenza Coronavirus e riguarda diversi reati. Le denunce, di cui non sono ancora noti i dettagli, chiamano in causa gli articoli del codice penale sulla pena in concorso (articolo 110), epidemia (articolo 438), delitti colposi contro la salute pubblica (articolo 452) e omicidio colposo (articolo 589), abuso d’ufficio (articolo 323), attentato contro la costituzione dello Stato (articolo 283), attentati contro i diritti politici del cittadino (articolo 294).

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