Assegno unico 2023, aumenti fino a 1000 euro per gli Isee più bassi

La Legge di Bilancio del governo Meloni rende più sostanzioso l’assegno unico: per il 2023 previste maggiorazioni del 50% per i figli nel primo anno di vita. Maggiorazione del 50% anche per i figli da 1 a 3 anni in famiglie numerose. Dall’importo di 100 euro si passa dunque a 200 euro. Previsto anche un bonus gemelli da 100 euro per i primi 3 anni di vita dei bambini.

La Legge di Bilancio rivede dunque l’assegno unico universale. La norma è contenuta all’articolo 65 del Tomo II.

Dal testo: “A decorrere dal 1° gennaio 2023, per ciascun figlio di età inferiore a un anno, gli importi di cui ai primi quattro periodi del presente comma, come rivalutati ai sensi del comma 11, sono incrementati del 50 per cento; tale incremento è riconosciuto inoltre per i nuclei con tre o più figli per ciascun figlio di età compresa tra uno e tre anni, per livelli di ISEE fino a 40.000 euro”.

Salvo modifiche al testo, sul piatto ci sono 650 milioni di euro che saranno impiegati per 520mila bambini sotto i 3 anni d’età, 369mila bambini più piccoli di 12 mesi e 150mila bambini sotto i 3 anni nati in famiglie numerose.

I numeri dell’assegno unico

L’assegno unico sarà decrescente per fasce di reddito. Ecco in sintesi di quanto aumenterà l’assegno (salvo modifiche):

  • Isee fino a 15mila euro = aumento di +87 euro al mese (+1.050 euro all’anno)
  • Isee fino a 20mila euro = aumento di +75 euro al mese (+900 euro all’anno)
  • Isee fino a 25mila euro = aumento di +62,5 euro al mese (+750 euro all’anno)
  • Isee fino a 30mila euro = aumento di +50 euro al mese (+600 euro all’anno)
  • Isee fino a 35mila euro = aumento di +37,5 al mese (+450 all’anno)
  • Isee fino a 40mila euro e oltre = aumento di +25 euro al mese (+300 euro all’anno)

Gli stessi importi si applicano ai figli da 1 a 3 anni di età, con almeno altri due fratelli/sorelle. In questo caso però c’è una differenza: per gli Isee oltre i 40mila euro non viene riconosciuta la maggiorazione del 50%.

Confermata infine la maggiorazione dell’assegno in caso di figli con disabilità. Nei fatti, su questo punto, per i cittadini non cambia nulla. L’unica differenza è che la norma prima era transitoria e adesso è stata resa strutturale.

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