Manovra da 35 mld e 174 articoli, Mattarella firma. Meloni: “Ecco chi difendiamo”        

Via libera dal presidente della Repubblica Mattarella alla Legge di bilancio. Meloni convoca i sindacati. Cosa c’è nel testo che approda in Parlamento

La premier Giorgia Meloni ha convocato i sindacati CGIL, CISL, UIL e UGL per un ulteriore confronto sulla Manovra il prossimo 7 dicembre. Landini, Sbarra e Bombardieri, assieme ai ministri economici e all’Ugl, dovranno dire la loro sulla Legge di bilancio 2023 approvata e firmata da Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il capo dello Stato ha infatti autorizzato la presentazione della Manovra in Parlamento, dopo la bollinatura della Ragioneria di Stato. Rispetto alla prima bozza del 27 novembre, gli articoli del disegno di legge sono saliti a 174 rispetto ai 156 iniziali. Le cifre restano ferme: 35 mld da mettere in campo.

Nella giornata del 29 novembre Meloni ha dettato i tempi nel corso di un incontro a Palazzo Chigi con i capigruppo di maggioranza, chiedendo ai partiti sostegno, per evitare l’esercizio provvisorio che – è il pensiero della premier – darebbe un sacco di problemi durante l’iter di approvazione. Meloni serra i ranghi, esorta tutti a non andare “in ordine sparso” e approvare il prima possibile la Legge di bilancio.

Una riunione “molto tecnica, di metodo” l’ha definita Meloni, per evitare che i decreti in arrivo rallentino il percorso della legge di bilancio, hanno riferito  fonti di maggioranza.

Per questo, sottolineano le stesse fonti, è stato deciso di contingentare gli emendamenti segnalati, che saranno circa 400, e di fissare un coordinamento dei capigruppo di maggioranza: la prossima settimana infatti è previsto un nuovo vertice di maggioranza con Meloni. In Commissione Bilancio dovrebbe essere audito a breve il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Meloni è convinta che l’impianto non verrà stravolto in Parlamento. “Abbiamo corso contro il tempo per dare al Parlamento la possibilità di esaminare approfonditamente la Manovra. Possono arrivare certamente norme migliorative, non solo dalla maggioranza ma anche dall’opposizione. Escludo che venga stravolta: sono anzi stata colpita dalla coesione nel Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di Bilancio. E come si sa in Cdm siedono tanto il segretario della Lega quanto il coordinatore di Forza Italia. Stravolgere la manovra significherebbe delegittimarli”.

La giornata di ieri è stata anche scandita da un incontro tra Meloni e Carlo Calenda. Il leader di Azione, alla guida del Terzo Polo in cui è confluito anche Matteo Renzi – ha aperto a una collaborazione sulla Manovra, ma non a un’alleanza: “E’ stato un incontro molto positivo, nel merito. Abbiamo trovato una controparte molto preparata, la Meloni molto preparata. Abbiamo trovato molte aperture, da approfondire. Ma non faremo la stampella” ha commentato al termine Calenda.

Cosa c’è nella prima Manovra del governo Meloni

Nella Manovra emergono priorità e una visione, dice Meloni: crescita economica e attenzione al lavoro, a partire dalla messa in sicurezza del sistema produttivo a fronte del caro energia. “Abbiamo dato segnali chiari con la tassazione sui premi di produttività, il fisco per gli autonomi, i provvedimenti che eliminano gabelle inutili, il pacchetto famiglia da 1,5 miliardi di euro. E poi l’attenzione ai redditi più bassi” puntualizza la premier al Corriere della sera.

Poi torna sul messaggio già mandato nei giorni scorsi agli industriali: la ricchezza non la crea lo Stato, ma le imprese con i loro lavoratori. “Allo Stato compete dare una mano. Saremo al fianco di chi, in un momento difficile, si rimbocca le maniche”. Concetto condiviso dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che però ha criticato duramente le misure messe in atto dal governo per le imprese italiane.

“Tutte le critiche sono utili e le rispetto”, replica Meloni, “Bonomi dice che non si è fatto nulla perle imprese. Devo segnalare che abbiamo liberato 30 miliardi per destinarli interamente al caro energia. Landini dice invece che non abbiamo fatto nulla peri poveri, e allora come definirebbe l’indicizzazione delle pensioni minime al 120%, l’aumento del 50% dell’Assegno unico per i figli, i 500 milioni contro il caro carrello e il taglio del cuneo fiscale per i redditi più bassi? Sull’accusa di aiutare le categorie che pagherebbero meno tasse come gli autonomi, la considero un tipico pregiudizio della sinistra e non l’ho mai condiviso” replica secca.

“Alcuni sono rimasti spiazzati dalle scelte di un governo che, si diceva, avrebbe favorito i ricchi: noi abbiamo scelto invece di sostenere i più fragili e rafforzare la classe media. Anche la tassa piatta incrementale si applica su massimo 40mila euro, riguarda dunque il ceto medio”.

“C’è un liberi tutti e una fuga dalle tasse?” Non penso, risponde Meloni. “Stralciamo solo cartelle vecchissime sotto i 1.000 euro e per le quali la riscossione avrebbe per lo Stato un costo superiore a quello che incasserebbe. Per le altre cartelle stabiliamo il principio che l’importo dovuto si paga interamente con una piccola maggiorazione e la possibilità di rateizzare. Non siamo di fronte a un condono”.

E riguardo alla polemica sul tetto al contante, che resta a 60 euro nonostante le critiche Ue (sembrava che il governo fosse pronto a fare marcia indietro), “mi sembra poi abbastanza pretestuosa. Ci siamo attestati sulla media europea”, spiega la premier.

Il governo durerà a lungo, assicura, “anche perché l’Italia ha pagato per troppo tempo l’assenza di stabilità. La Manovra lo dimostra: avevamo poche risorse e abbiamo deciso dove concentrarle” dice ancora al Corriere.

Qui tutte le principali misure in Manovra (con la sola differenza della soglia dell’obbligo per il POS, che passa da 30 a 60 euro).

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