AL VIA LA RASSEGNA POMPEII THEATRUM MUNDI

Sarà il debutto in prima assoluta di Clitennestra, lo spettacolo firmato dal regista Roberto Andò tratto dal romanzo del 2017 del 68enne scrittore irlandese Colm Tóibín La casa dei nomi, con protagonista Isabella Ragonese, ad inaugurare venerdì 16 e sabato 17 giugno alle 21.00 la nuova, sesta edizione di Pompeii Theatrum Mundi, al Teatro Grande del sito Archeolgico di Pompei.

Su produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Fondazione Campania dei Festival, lo spettacolo si avvale dell’impianto scenico e delle luci di Gianni Carluccio; dei costumi di Daniela Cernigliaro; dei video di Luca Scarzella; del suono di Hubert Westkemper; delle coreografie di Luna Cenere.

In scena affiancano Isabella Ragonese, nel ruolo di Clitennestra, gli attori Ivan Alovisio (Agamennone), Arianna Becheroni (Ifigenia), Denis Fasolo (Achille), Katia Gargano (donna anziana del popolo), Federico Lima Roque (Egisto), Cristina Parku (Cassandra), Anita Serafini (Elettra).

Per il coro: Luca De Santis, Eleonora Fardella, Sara Lupoli, Paolo Rosini, Antonio Turco.

«Dei quattro spettacoli proposti in questa edizione della rassegna – dichiara Roberto Andò – tre affrontano il tema della maternità in alcune delle sue declinazioni più drammatiche, a partire da Clitennestra, che io dirigo sul mio adattamento del bellissimo romanzo di Colm Toíbín, La casa dei nomi».

«La storia – prosegue il regista – di una madre che fa del desiderio di vendetta l’unica, dolorosa ragione della propria vita. A vestirne i panni è Isabella Ragonese, tra le nostre attrici di maggiore fascino e temperamento, ormai al culmine della sua maturità espressiva. In questo magnifico testo del grande scrittore irlandese le figure classiche della casa degli Atridi, Clitennestra, Agamennone, Ifigenia, Elettra, Achille, Egisto, sono sottoposte a una sapiente, quanto inesorabile, umanizzazione. I loro pensieri e progetti, le loro speranze e disperazioni sono ormai unicamente mortali. L’orizzonte degli dei è svanito».

Note di Roberto Andò

«Leggendo il romanzo di Colm Tóibín, La casa dei nomi, ho provato una grande emozione, e alla fine, quasi senza accorgermene, mi sono sorpreso a fantasticare sulla possibilità di mettere in scena il personaggio più grandioso che vi è narrato, Clitennestra. Una figura che nell’Odissea è presentata come l’anti-Penelope, il prototipo della donna infedele e assassina. La stessa che quando Ulisse scende nel mondo dei morti e si imbatte nel fantasma di Agamennone è qualificata con l’appellativo di “perfido mostro”. Invece, nell’Orestea di Eschilo, Clitennestra è una regina assetata di potere, autrice di una vendetta che si prolungherà oltre la morte. Essa uccide il marito Agamennone che, oltre ad infliggerle gravissimi torti, aveva sacrificato in nome della guerra sua figlia Ifigenia ed è uccisa a sua volta dal figlio Oreste, che perseguita da morta fino al delirio. «Riabilitata» da filosofi e scrittrici, Clitennestra è rimasta a lungo il prototipo dell’infamia femminile. La sua vicenda è giunta a noi soprattutto grazie all’Orestea, la trilogia (Agamennone, Coefore ed Eumenidi) in cui Eschilo, nel 458 a.C., celebrò la fine del mondo della vendetta e la nascita del diritto. Nel romanzo di Tóibín, la tragica storia di rancore e solitudine, di sangue e vendetta, di passione e dolore è narrata da tre punti di vista, ma soltanto le due donne, Clitennestra e Elettra, raccontano in prima persona e la loro voce è decisamente la più drammatica. Chi conosce Tóibín sa che egli compone in ogni suo libro una drammaturgia del dolore e della perdita ed è interessato al silenzio che si crea attorno al dolore, alla vita di donne sole che portano con sé il peso di un trauma. Voci che parlano col timbro speciale conferitole della violenza subita. Se Clitennestra ci è stata tramandata come un personaggio essenzialmente negativo, qui finalmente si trovano dispiegate le sue ragioni umane. Ed è ciò che mi ha attratto di questo testo, per il quale ho subito individuato una interprete straordinaria come Isabella Ragonese. Un’attrice in grado di esaltare e modulare i toni complessi, ed emotivamente risonanti, di Clitennestra. Tóibín non dà giudizi, accoglie la potenza emotiva che scaturisce da questo personaggio e ne esplora le azioni confrontandole con le parole che adopera per far luce nel buio della sua interiorità danneggiata. Ne nasce un teatro di ombre, di voci, di fantasmi, che si muove dentro e fuori: dentro, tra i labirinti della mente, fuori in un luogo senza tempo dove vivi e morti dialogano senza requie».

Il libro:

«Clitennestra vive per vendicare la morte della figlia, Ifigenia, sacrificata dal padre Agamennone agli dèi. La sua vendetta ne innescherà un’altra, e a compierla su di lei saranno i figli Elettra e Oreste. Ma le antiche divinità stanno scomparendo, e la casa un tempo popolata dei loro nomi risuona ormai a vuoto. In questo splendido romanzo di Colm Tóibín il mito classico della regina assassina e del vendicatore matricida diventa cosí una tragedia di passioni e debolezze profondamente umane».

Colm Tóibín, 68 anni, è uno scrittore e critico letterario irlandese, pluripremiato nonché noto autore LGBT; sul suo romanzo ha scritto:

«La prima cosa che mi ha interessato di Clitennestra è stata la sua voce, la voce di chi è senza potere e diventa potente.

È la voce di chi, in questa posizione, come Medea, Elettra o Antigone – voci ricche, strutturate di donne – quando parla lascia emergere la sua forza, ma allo stesso tempo appare impotente.

Mentre guardiamo questo dramma che ha a che fare con il potere e l’impotenza, allo stesso tempo abbiamo a che fare con il tradimento e l’innocenza, con Clitennestra che all’inizio obbedisce a quello che dice suo marito e poi sarà ingannata e attirata in una trappola.

E ovviamente tutti intorno a lei immaginano che quando finirà in questa trappola sarà un esempio di impotenza e che questa impotenza la renderà debole e la distruggerà.

Ma quello che emerge invece è una risposta al tradimento, una risposta all’omicidio, che la porta alla vendetta.

Quando lei diventa vendicativa non ha un esercito a sua disposizione, non ha uomini che fanno quello che lei dice, non comanda gruppi di persone, è semplicemente da sola.

Il complotto deve farlo personalmente. Le cose che prima erano pubbliche, come l’esercito che si muove verso il successo, ora diventano esclusivamente personali, e private, e riguardano interamente il suo piano mentale, il suo modo astuto di trovare un modo per vendicarsi. 

E naturalmente questo porterà ad altre vendette, ad altri inganni, altri tradimenti.

Ma al centro di tutto questo c’è questa donna che è stata resa potente dalla sua personale impotenza, ed è questo il dramma su cui ho lavorato».

Colm Tóibín

Su La casa dei nomi, pubblicato nel 2017, è stato scritto:

«La Casa dei nomi è un ritratto intimo e straordinariamente compassionevole»

Literary Review

«…dimostra un’inedita ambizione, sia nel tono che nell’azione, e conferma il suo autore come uno dei migliori scrittori di lingua inglese viventi».

The Washington Post

«Tóibín tramuta i miti greci in carne e sangue. La scrittura è come sempre elegante, asciutta e precisa. Il rapporto fra Clitennestra ed Egisto, cupamente voluttuoso».

The Times

«Questo romanzo è un inno a ciò che il romanzo può fare. Ci offre introspezione, dettaglio, e tutto il collante che costituisce l’essenza della vita».

The Guardian

Teatro Grande Parco Archeologico di Pompei

venerdì 16 e sabato 17 giugno 2023 | ore 21.00

CLITENNESTRA

da La casa dei nomi di Colm Tóibín

adattamento e regia Roberto Andò

con Isabella Ragonese (Clitennestra)

Ivan Alovisio (Agamennone), Arianna Becheroni (Ifigenia), Denis Fasolo (Achille), Katia Gargano (donna anziana del popolo), Federico Lima Roque (Egisto), Cristina Parku (Cassandra), Anita Serafini (Elettra).

il coro: Luca De Santis, Eleonora Fardella, Sara Lupoli, Paolo Rosini, Antonio Turco

impianto scenico e luci Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

video Luca Scarzella

suono Hubert Westkemper

coreografie Luna Cenere

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival

durata spettacolo 1h e 40’

info www. teatrodinapoli.it

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