Abate e disegno di legge sul costo produzione filiera ortofrutticola

Abate (Senato Gruppo Misto – Commissione Agricoltura): «Inutile che il Ministro, il Governo e le associazioni rappresentative si stracciano le vesti dicendo di sostenere le piccole e medie imprese senza poi fare realmente nulla a loro vantaggio. Se davvero vogliono essere dalla loro parte lo dimostrino sostenendo il mio disegno di legge sul costo di produzione nella filiera ortofrutticola (invece di chiedermi di ritirarlo) e lavorino per dare reale liquidità alle imprese».

 C’è una certa dose di “schizofrenia” che caratterizza in questi mesi sia la politica agricola del Governo Draghi e sia le esternazioni della maggioranza delle associazioni rappresentative del settore agrario e della pesca.

Da un lato ci sono i proprietari di piccole e medie imprese italiane, quelle che rappresentano il vero tessuto produttivo dell’economia nazionale, che lamentano una mancanza di liquidità tale da non poter organizzare la prossima campagna agricola, dall’altro lato ci sono le associazioni di categoria che si sbracciano per questa situazione ma, allo stesso tempo, continuano a dare il proprio via libera all’attuazione di misure che non hanno nemmeno lontanamente una ricaduta sulle piccole e medie imprese le quali non ce la fanno più a sostenere i costi delle materie prime, dei concimi o del carburante, tanto per fare degli esempi.

Mi trovo a constatare, ancora, che il Ministro dell’Agricoltura, dal canto suo, mentre riceve da più parti la richiesta di rivedere il Pnrr con misure che salvaguardino le piccole e medie imprese, si affanna a “blindare” ingenti somme destinate a “magiche misure e infrastrutture” dove i soldi non arrivano mai all’anello essenziale e importante di tutta la filiera agricola, vale a dire a chi produce.

Tante misure e tanti soldi sono stati già dati e tra questi ricordo gli 80 milioni di euro dati nella Legge di Bilancio, tramite Ismea, alle società quotate in un momento in cui le piccole e medie imprese erano in sofferenza e chiedevano attraverso un mio emendamento la cambiale agraria. Una liquidità non assicurata neppure negli ultimi provvedimenti dal Governo perché il Ministro Patuanelli, con le sue scelte discutibili, continua a non voler ascoltare i produttori e, anziché fornire a questi liquidità, continua a garantire i grandi gruppi anche attraverso la ristrutturazione del debito (misura sicuramente necessaria).

Così facendo si pensa solo alle aziende già indebitate, in genere di grandi dimensioni, e si abbandonano al proprio destino quelle piccole e medie, virtuose e operative, che hanno fatto i salti mortali per non contrarre debito in questi due anni di dura crisi ma che ora dovrebbero essere assolutamente sostenute con della liquidità per far sì che continuino a sopravvivere. In tale direzione andava anche il mio emendamento presentato al “Sostegni Ter” (dove chiedevo un finanziamento garantito da Ismea a sostegno delle filiere agricole e della pesca e finalizzato alla ricostituzione di liquidità poiché avrebbe concesso dei finanziamenti alle imprese per un importo massimo di 30mila euro) ma che ancora una volta non è stato preso in considerazione né dal Governo, né dal Ministro e né dalle associazioni rappresentative.

L’ennesimo esempio è rappresentato proprio dal “Decreto Ucraina” approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi in cui la misura più importante voluta dal Governo Draghi consiste nella rinegoziazione dei mutui agrari (garantiti da Ismea fino 20 milioni di euro per l’anno 2022) allungando il periodo di rimborso residuo fino a venticinque anni. Mentre per contrastare il caro carburanti, il decreto-legge Ucraina introduce un contributo in forma di credito di imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione. Parliamo, cioè, di debiti spalmati e crediti di imposta da usare, al massimo, in compensazione. Di liquidità vera e propria, dunque, nemmeno l’ombra e le piccole e medie imprese saranno costrette, a questo punto, ad indebitarsi.

Contestualmente il Ministero si è orientato a dare parere negativo al mio disegno di legge “Disposizioni in materia di trasparenza delle pratiche commerciali della filiera ortofrutticola e di elaborazione dei costi medi di produzione dei prodotti ortofrutticoli”, presentato a inizio legislatura e fermo da quasi due anni in Commissione Agricoltura al Senato. Tale Ddl introduce le linee guida sulla trasparenza delle pratiche commerciali della filiera agrumicola e ortofrutticola per assicurare ai produttori un accesso non discriminatorio nel mercato mediante la fissazione dei prezzi di produzione (garantendo cioè il rispetto del riconoscimento del costo di produzione agli agricoltori), favorendo gli accordi con la grande distribuzione organizzata e sostenendo tutta una serie di azioni di regolazione e programmazione del mercato. Una proposta di legge da me fatta raccogliendo la richiesta degli agricoltori di tutta Italia e che se approvata, come sarebbe già dovuto avvenire, garantisce reddito e liquidità ai produttori. Il non voler garantire negli anni passati il costo di produzione agli agricoltori ha comportato l’abbandono di determinate filiere (grano e mais) con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. A poco serve invocare, anche da parte delle associazioni rappresentative, le pratiche commerciali sleali poiché nell’atto governativo che le ha recepite è presente un evidente eccesso di delega che deroga ai rapporti interni tra socio e op e tra socio e cooperative. Tutte queste scelte certificano come questa politica sia orientata a far scomparire, con tutte le conseguenze che ne deriveranno, la piccola e media impresa in agricoltura e nella pesca a favore dei grandi gruppi del settore.2

Rosa Silvana Abate (Senato – Gruppo Misto Commissione Agricoltura)

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