Riforma Pensioni 2020: da Landini a Tridico, le ipotesi in campo

Il 27 gennaio riprende il tavolo delle trattative sulla riforma pensioni 2020. Governo e sindacati assieme per superare la Legge Fornero, diminuire le disuguaglianze, aumentare le opportunità di uscita anticipata.

Ultima, in ordine di tempo, è arrivata la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha aperto alla possibilità di un pensionamento anticipato rispetto ai 67 anni   previsti dalla legge ma solo se la pensione sarà sottoposta ad un ricalcolo contributivo. Proposta contro cui insorgono Cgil, Cisl e Uil ma rispedita al mittente e bocciata duramente anche dall’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che la giudica “poco opportuna e politicamente poco fattibile”: il rischio peraltro sarebbe quello “di creare nuovi poveri”, dice.

A innescare la miccia delle polemiche dunque il presidente Inps: “La flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036. È poi necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario”, aveva spiegato Tridico in una intervista a Repubblica.

Per Maurizio Landini, Cgil, le priorità sono: separazione tra spesa previdenziale/assistenziale e lavori gravosi; pensione di garanzia per i giovani o con lavori discontinui e precari; riconoscimento dei caregiver familiari; più meccanismi di flessibilità; rivalutazione pensioni e legge sulla non autosufficienza.

”Una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi. Bisogna ricostruire un sistema pensionistico pubblico degno di questo nome. Primo, acceleriamo la commissione sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi. Secondo, serve una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha avuto lavori discontinui e precari. Terzo, bisogna riconoscere il lavoro di cura delle donne, che non si può trasformare in una tassa. Quarto, serve un meccanismo di uscita flessibile. Quinto, rivalutazione delle pensioni e legge sulla non autosufficienza. Proposte praticabili, e le risorse si possano trovare”. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, lo spiega in un’intervista a ‘La Stampa‘.

La proposta Brambilla (Quota 102) non pare convincere i sindacati(su questo punto Cgil-Cisl-Uil sono compatti), o almeno non del tutto: sì la pensione anticipata a 62 anni ma senza la penalizzazione dell’assegno interamente contributivo.

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