Strategie governative su green pass e terza dose di vaccino

Il Governo al lavoro per il nuovo decreto sul Green Pass. L’aumento dei contagi ha portato il premier Draghi ad accelerare sulle modifiche alla certificazione verde e, come scritto da La Repubblica, già la prossima settimana le misure potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri.

La discussione è in corso nella maggioranza e ci sarà un confronto nella consueta cabina di regia prima di convocare il Cdm.

In un primo momento si era parlato di un Consiglio dei ministri che doveva approvare solamente la riduzione della durata della certificazione verde e l’obbligo della terza dose ai sanitari, ma il quadro dell’epidemia sta cambiando velocemente e per questo prende piede sempre più l’ipotesi di una stretta sulla certificazione.

L’idea è quella di portare, in accordo con le regioni, delle misure molto più dure contro i No Vax. Prende quota l’ipotesi del super Green Pass o Green Pass 2G. La certificazione verde sarà rilasciata solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid.

La stretta interesserà solo per gli aspetti della vita sociale. Quindi per accedere a bar e palestre, ad esempio, si dovrà essere guariti o vaccinati. Il mondo del lavoro resta escluso da questa stretta, quindi sarà possibili andare a lavoro anche con tampone negativo.

Cdm che dovrebbe approvare anche la riduzione della durata della certificazione verde, che passerà da dodici a nove mese.

Non solo. Prende piede anche l’ipotesi di anticipare la somministrazione della terza dose. Molto probabilmente si arriverà a fare la terza dose cinque mesi (e non sei) dopo la seconda somministrazione.

Il Professor Silvio Brusaferro e il Professor Rezza hanno parlato della situazione sulla situazione epidemiologica in Italia commentando i dati del monitoraggio Iss del 19 novembre.

Per la quarta settimana consecutiva si registra un aumento dei casi.  Per quanto riguarda l’aspetto anagrafico, si evidenzia un incremento nella fascia di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Negli ultimi sette giorni, le fasce di età con un incremento più significato sono le fasce di età dai trenta ai cinquant’anni. Per quanto riguarda l’Rt, è a 1.2, quindi sopra la soglia epidemica. Tutte le regioni hanno un valore puntuale di Rt superiore a 1. L’età mediana dei casi resta sopra i 40 anni”.

Aumentano anche i casi tra la popolazione pediatrica, dove si registra anche un incremento dei ricoveri ospedalieri.

Per quanto riguarda i casi pediatrici si registra un incremento dei casi sotto i 12 anni. Parliamo di numeri molto piccoli ma c’è un segnale che dimostra che ci sono anche dei ricoveri.

Se l’indice Rt resta stabile rispetto alla settimana precedente, l’incidenza cresce in maniera significativa.

L’incidenza su sette giorni è pari a 98 casi su 100.000 abitanti. Per quanto riguarda l’occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva si registra un aumento”.

I dati sulla campagna di vaccinazione mostrano, nell’arco di tempo in analisi, un incremento nella somministrazione delle terze dosi.

Il dato vaccinazioni mostra una crescita nelle terze dosi. La quantità di persone che non hanno ancora iniziato con la prima dose è ancora considerevole. I dati confermano l’efficacia del vaccino. Per quanto riguarda l’infezione c’è una riduzione dell’efficacia globale ma rimane significativa la protezione per l’ospedalizzazione e per i decessi. I dati ci fanno raccomandare di fare la terza dose.

Tutte le Regioni sono a rischio moderato e in tutte le Regioni si presume un aumento della circolazione del virus.

In sintesi, tutte le regioni sono a rischio moderato e gli scenari mostrano come quasi tutte le regioni sono intorno al valore 2. Ci sono anche alcune Regioni con un valore 3. Tutti i valori superiori a 1 portano ad un incremento della circolazione.

“Per la quarta settimana consecutiva si registra un aumento dei casi. La velocità di trasmissione si mantiene costante. Continua a crescere l’occupazione di area medica e terapia intensiva. Questo quadro epidemiologica richiede due raccomandazioni: la copertura vaccinale con prima e terza dose e i comportamenti corretti, come usare la mascherina, il distanziamento e l’igiene delle mani“.

“I dati parlano chiaro. Abbiamo una tendenza dell’aumento dell’incidenza e una tendenza dell’aumento del tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva. Si tratta di una situazione che ci mostra la tendenza ad un certo peggioramento. Se da un lato non possiamo escludere un peggioramento della situazione, dall’altro confidiamo nel fatto che la crescita sia chiara ma lenta, grazie anche alla copertura che ci viene offerta dalla campagna di vaccinazione, che fino a questo momento è stata un successo e grazie ad alcune misure come il Green Pass”, ha dichiarato il Professor Rezza commentando i dati del monitoraggio.

“Il vaccino riduce la circolazione del virus e può garantire una tenuta dell’incidenza. Dobbiamo aspettarci ancora un incremento ma facciamo affidamento sulla campagna di vaccinazione e su misure fondamentali come il Green Pass”.

“Convenzionalmente e livello internazionale si era deciso di attendere i sei mesi“, ha parlato Rezza parlando dei tempi tra la somministrazione della seconda e la terza dose. “Accorciare questo intervallo non dovrebbe essere controindicato e sicuramente è un elemento da valutare con una certa attenzione”.

Il pensiero di Rezza e Brusaferro è condiviso da Locatelli. “L’ipotesi di fare il richiamo dopo cinque mesi dalla seconda dose è sul tavolo – ha detto il coordinatore del Cts citato dal Corriera della Sera – e non possiamo escludere l’obbligo vaccinale per alcune persone più esposte al virus come per esempio insegnanti e forze dell’ordine“.

Il professor Andrea Crisanti commenta il ‘no’  di Giorgia Meloni a un lockdown per i non vaccinati: “Per una volta sono d’accordo con Giorgia Meloni, è assurdo imporre un divieto a chi non vuole vaccinarsi, è molto più facile obbligare all’uso delle mascherine FFP2.

“Questa caccia alle streghe sui No vax distoglie dall’obiettivo principale, perché in Inghilterra si è vaccinato il 74% della popolazione e hanno 40mila casi al giorno”, mentre “l’Irlanda dove si è vaccinato il 93% della popolazione con età superiore a 18 anni, con una media dell’84%, in questo momento è la nazione che ha più contagi al mondo: c’è qualcosa che non capiamo e bisogna metterselo in testa”, dice il virologo,  direttore dei dipartimenti di microbiologia e virologia dell’università di Padova.

“I No vax – ammonisce – non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategia e di decisioni. Non è stata fatta nessuna analisi per capire quali erano i vaccini che davano più protezione. Si è fatto questo miscuglio e non si capisce se Moderna dà più protezione di AstraZeneca o Pfizer. E questa – afferma Crisanti – era una cosa che si sarebbe potuta tranquillamente fare e non è stata fatta. Avendo fatto questo miscuglio incredibile in cui” per esempio “c’è chi ha fatto AstraZeneca, chi ha fatto Moderna, chi ha fatto il mix delle due dosi, è chiaro che c’è un impatto sulla protezione: non sappiamo qual è il livello di protezione della popolazione”.

“Ora la priorità è fare le terze dosi e noi abbiamo il problema di farne 45 milioni in pochi mesi”, aggiunge il direttore dei dipartimenti di microbiologia e virologia dell’università di Padova.

“E’ già da un mese che il governo inglese ha deciso di accelerare sulle terze dosi. Del resto – ricorda – è da giugno che sappiamo che c’è bisogno della terza dose. Israele aveva 10mila casi al giorno a fine giugno, era evidente che andava fatta la terza dose ed era dimostrato già a luglio che la terza dose ripristinava l’immunità”. Ma, attacca Crisanti, “l’Italia ha questo atteggiamento così provinciale che pensa di essere migliore, che pensa di essere diversa, non riesce a vedere quello che succede dall’altra parte del mondo”.

Ma lo diamo per certo, osserva chi scrive, che la terza dose di vaccino dia l’immunità? E siamo certi che dopo la quarta non arrivi la quinta per ‘ripristinare l’immunità che, forse, non c’è mai stata?

‘’Un super green pass responsabile e condiviso, per non far pagare a tutti l’egoismo di alcuni”. Il ministro della P.A., Renato Brunetta, in una intervista al Corriere della Sera, indica la strada che potrebbe prendere il governo nel caso dovessero aumentare i casi di coronavirus. Escluso, almeno per ora, l’obbligo vaccinale. “La decisione non mi sembra questa, con uno zoccolo duro di irriducibili del 10% l’obbligo non risolve nulla. Che fai, gli applichi il trattamento sanitario obbligatorio?”. Dunque super green pass. Draghi, osserva Brunetta, “è cauto e fa bene, deve rappresentare l’equilibrio. Ma è stato in prima linea sull’estensione del green pass al mondo del lavoro, determinatissimo e non cauto. E prenderà la decisione giusta anche questa volta”. “Se noi, con l’economia tutta aperta, abbiamo meno casi degli altri, il merito è della strategia del green pass del governo Draghi”. “Imponendo il green pass a tutto il mondo del lavoro abbiamo fatto la più grande strategia di politica economica. Ma il governo segue con estrema attenzione quel che accade in Italia e fuori e ascolta il grido di dolore di molte regioni. Non si tratta di cambiare strategia, ma di rafforzarla per non dover richiudere”.

Poi spiega che “se gli indicatori ospedalieri dovessero peggiorare, penso sia il caso di rafforzare il green pass escludendo i non vaccinati da alcune attività sociali”. Cioè “ristoranti, stadi, piste da sci, teatri, cinema, discoteche. Perché far pagare a tutto il mondo del terziario urbano, della cultura, dello sport e del tempo libero con restrizioni che rischiano di ripiombarci in lockdown parziali? Vorrebbe dire costi di impresa, ristori, deficit, crisi, nuovo crollo dei consumi”. “I tamponi – rimarca il ministro – sono ancora il compromesso migliore. Le decisioni vanno prese con gradualità, sulla base dell’evidenza scientifica”.

Brunetta apre anche ad una stretta sui controlli, “si sta ragionando su un rafforzamento complessivo del sistema, per evitare elusioni o comportamenti opportunistici”. Infine, sulla proroga dello stato di emergenza, “mi piacerebbe che si potesse tornare a una situazione di normalità, attribuendo tutti i poteri straordinari a una struttura di missione di Palazzo Chigi. Oltre al personale sanitario, vedrei bene l’obbligo della terza dose per chi lavora agli sportelli nella pubblica amministrazione” spiega poi Brunetta. “Per ora il mondo del lavoro lo lascerei col green pass standard. Con alcune eccezioni. Per esempio estendendo la terza dose alle categorie già obbligate, sanitari ed Rsa. Dovremmo puntare molto sulle terze dosi. Se trasformiamo i richiami in una nuova, grande campagna vaccinale, possiamo anche far crescere la propensione alle prime dosi”, ha aggiunto il ministro.

Questo è in realtà lo stata dell’arte sui vaccini e sui green pass che registrano pareri che apparentemente collimano in grande parte ma lasciano, alla fin fine, dubbi e interrogativi.

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