Sondaggio: Meloni in testa, Cinque Stelle in recupero

“Il Movimento 5 Stelle nell’arco di una settimana recupera quasi un punto percentuale nelle intenzioni di voto attestandosi al 15,2%”, osserva l’analista dei dati e sondaggista Alessandra Ghisleri in un’analisi su La Stampa, perchè “la ritrovata sintonia, celebrata in una colazione molto mediatica tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo ha dato una nuova forza al suo elettorato”.

Le rilevazioni sulle intenzioni di voto dicono che Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha ormai agguantato la testa, con il 20,2%, mentre la Lega è al 20,1%, il Pd al 19,1%.

Sul fronte M5S, che guadagna quasi 1 punto percentuale in una settimana, spiega Ghisleri, “le spinte sull’acceleratore della pressione psicologica effettuate dal Garante Grillo a fine primavera hanno lasciato spazio ai toni più persuasivi dell’ex premier Conte e l’elettorato lo riconosce ampiamente con il 90,7% di credito nella sua capacità di poter rilanciare il M5S e la sua azione politica”, anche se tuttavia su questo particolare aspetto “il resto dell’elettorato nazionale è maggiormente scettico, infatti un cittadino su due non identifica tali capacità”.

Spiega pertanto Ghisleri: “Queste sono le premesse che sembrano esprimere la classica circostanza del primato della retorica sulla logica pragmatica.

Gli elettori sono molto più acuti e severi nei giudizi, forse perché sono sempre più privi di veli e schermi nell’osservare la politica e i suoi protagonisti. Quando a fine giugno Beppe Grillo sul suo blog attaccava Giuseppe Conte descriveva la bolla che l’ex premier stava creando di un’illusione collettiva basata più sulle parole che sui fatti di aver risolto le difficoltà del Movimento. Nelle sue definizioni ricordava al suo pubblico l’effetto delle difficoltà politiche e organizzative, sostenendo che Giuseppe Conte non avrebbe potuto risolverle perchè privo di visione politica e capacità manageriali, senza esperienza di organizzazione e doti di innovazione. Per smentire tutto ciò il nuovo leader dei pentastellati si è subito prodigato nell’esprimere le sue perplessità sulla riforma Cartabia votata all’unanimità – e quindi anche dai rappresentanti del suo partito- in Consiglio dei ministri”. Con il risultato che “nel resto del Paese solo un cittadino su quattro riconosce il ruolo di “perturbatore” all’ex premier”, sottolinea l’analista.


 

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