Giorgia Meloni e programmi di governo

Banche, immigrazione, rapporti internazionali, emergenza violenze, manovra, patto di stabilità. Nella sua prima intervista al rientro dalle vacanze, Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio, parla a tutto campo con Il Sole 24 Ore degli  impegni che attendono il governo.

Molti i punti essenziali che la premier mette in chiaro con il quotidiano di Confindustria. Sulla tassazione degli extraprofitti delle banche spiega e replica alle polemiche sollevate: “Il profitto è chiaramente il motore di un’economia di mercato. Ma questo vale quando il profitto deriva dall’intraprendenza imprenditoriale. Cosa diversa è quando registriamo profitti frutto di rendite di posizioni. Gli extraprofitti delle banche sono il frutto della decisione della Bce di alzare il tasso di interesse. Gli istituti di credito – afferma Meloni- hanno adeguato con grande tempestività gli interessi attivi: quelli relativi, per esempio, a un mutuo. Gli interessi passivi, invece, li hanno lasciati invariati. Tassare quel margine è una cosa di buon senso”. Smonta le accuse ricevute: “Non c’entra con certi commenti che ho letto: ‘volete tassare la ricchezza guadagnata’. Io non tasserò mai il legittimo profitto imprenditoriale e agirò sempre per aiutare a creare ricchezza. Però non intendo difendere le rendite di posizione”. E chiarisce:  “Non mettiamo in difficoltà alcuna banca, è solo – aggiunge – un provvedimento che interviene, con garbo, in un momento di difficoltà per tante persone”.

La premier ha sentito il presidente della Tunisia Saied.   Sui viaggi e i contatti internazionali per affrontare la questione migranti “sto indirizzando gran parte delle mie energie- ha detto il premier al Sole 24 Ore- . Io penso, anzi sono convinta, che l’unico modo per agire strutturalmente sul problema sia discuterne con i Paesi del Nord Africa”. Ribadisce la necessità di “coinvolgere l’Europa nel suo complesso. Il cambio di passo c’è, perché oggi la Ue discute prima di come contrastare l’immigrazione illegale sulle rotte mediterranee e poi di come distribuire i migranti. Negli anni passati si discuteva solo di quest’ultima parte”. Certo, si tratta di un lavoro lungo. “Che alla fine ci darà ragione. Ma intanto stiamo subendo una pressione fortissima e capisco che gli italiani chiedano risposte immediate. Per questo ho deciso di dare piena applicazione al decreto Cutro, in tema di rimpatri. Porteremo nuove norme ma credo che serva un coordinamento maggiore nel governo, sia sul piano nazionale che internazionale”. “Per questo – ricorda – lunedì ho convocato permanentemente il Comitato per la sicurezza pubblica”.

Meloni replica ai retroscenisti che enfatizzano le divisioni all’interno del governo. “Naturale che in vista delle europee si valorizzino le differenze. Ma sono ottimista. Nel centrodestra siamo sempre stati capaci di fare sintesi su tutto. Capiamo di avere la responsabilità di un governo che può durare a lungo. Nessuno metterà a repentaglio tutto questo per un punto percentuale alle europee. Sono convinta che, lavorando bene, tutti i partiti della maggioranza potranno crescere. E io farò quello che posso perché si vada in questa direzione”. E’ il ritorno della politica, del confronto, dell’ascolto: stare in coalizione significa questo, spiega il premier a proposito dei  rapporti con i suoi alleati:  “Lavoro benissimo con Antonio Tajani, è molto capace e molto serio. Così come lavoro bene con Matteo Salvini. Gli alleati troveranno in me una persona sempre disposta ad ascoltare le loro richieste. Il centrodestra è bello perché è composito“.

Sulle opposizioni, Meloni si sofferma focalizzando la questione del salario minimo: “Sono molto colpita per il fatto che l’opposizione, dopo aver governato per dieci anni, ripeto dieci anni, consideri oggi il salario minimo la panacea di tutti i mali. Perché non l’hanno fatto prima, mi chiedo. E perché non dicono dove troverebbero le coperture. Onestà vorrebbe che quando indichi un provvedimento, segnali anche dove trovare i soldi”.

Quando si parla di salario minimo per legge, poi, il nodo è: a quale livello andrebbe fissato? L’Unione Europea indica come soglia più adatta il 60% del salario mediano: da noi sarebbero 7,5 euro lordi l’ora. Un disegno di legge condiviso dalle opposizioni (esclusa solo Italia Viva di Matteo Renzi) parla di 9 euro lordi l’ora. Da notare: non è semplice paragonare queste due soglie con i salari minimi definiti dai contratti, perché questi prevedono anche una parte di retribuzione differita attraverso Tfr, tredicesima e quattordicesima. Inoltre bisogna conteggiare anche il welfare (la parte di retribuzione “in natura” sotto forma di assicurazioni sanitarie, per esempio). In ogni caso, secondo uno studio condotto dalla Fondazione dei Consulenti del Lavoro, ben 22 tra i principali contratti di categoria hanno un minimo inferiore ai 9 euro lordi l’ora, tutto compreso.

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