Il premier Giuseppe Conte firma il nuovo dpcm a palazzo Chigi aRoma, 13 ottobre 2020. ANSA/GOVERNO.IT EDITORIAL USE ONLY NO SALES

Conte tra crisi di governo e vie di uscita

 Giuseppe Conte e i partiti di maggioranza sono alla ricerca dei numeri per scongiurare la caduta del Governo. Il lavorio proseguirà  anche oggi  in vista degli appuntamenti fissati per lunedì alla Camera e martedì al Senato.

Naturalmente la realtà legata alla crisi di governo coinvolge tutto l’arco politico italiano.

Il centrodestra si riunirà quotidianamente fin quando la crisi non arriverà a soluzione procedendo compatti: ‘L’Italia ha bisogno di un governo capace di affrontare le difficili sfide che il Paese si trova davanti, non di un esecutivo zoppicante che si regge su una maggioranza raccogliticcia’.

‘Per seguire gli sviluppi della crisi del governo di Giuseppe Conte e concordare una strategia comune in vista di una possibile riedizione peggiorativa, i leader dei partiti della coalizione si consulteranno ogni giorno fino alla sua soluzione’, prosegue il comunicato diffuso al termine dell’incontro, al quale hanno partecipato Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi, Giovanni Toti e Gaetano Quagliariello.

‘La coalizione si è confrontata sulle strategie per affrontare alcuni temi decisivi per il Paese: piano vaccini; recovery plan; scuola; ristori; nuove restrizioni anti-Covid’, conclude la nota.

Con una lunga intervista a ‘La Stampa’, Renzi si gioca il tutto per tutto per smarcarsi da accuse ed etichette, prima fra tutte quella di perdente in questa strana partita a scacchi che è la crisi. Conte ha vinto?’, gli chiede il cronista, facendo riferimento ai responsabili. ‘Che cos’ è, una profezia che si auto-avvera? Non mi pare che abbia i numeri. Ma se li avrà, auguri. È la democrazia. Resta un fatto, però: se non prende 161 voti, tocca a un governo senza Conte’.   Il leader di Iv non esclude di poter perdere qualche pezzo anche lui, ma ‘almeno per scaramanzia aspetterei martedì per vedere come va a finire. Magari  avranno la vittoria numerica, ma io ho scelto una strada politica, Conte ha scelto l’azzardo. Governare mettendo assieme Mastella e la De Petris di Leu non sarà facile.

Al cronista che gli parla di uno Zingaretti furibondo Renzi replica in modo suggestivo: ‘Curioso. Ho utilizzato verso Conte parole molto più gentili di quelle che usava Zingaretti su di lui nei nostri colloqui privati. Evidentemente ha cambiato idea’.

‘Torneremmo in maggioranza se ci fosse il Mes, se si sbloccassero i cantieri, se si aumentassero i soldi per sanità e scuola, se si accelerasse sull’alta velocità’.

Su una cosa Renzi è perentorio: il voto? ‘Non esiste’.

Il Corriere’ tratteggia l’exit strategy di Conte dopo lo strappo di Renzi. La crisi fa tremare Palazzo Chigi.  Per il   quotidiano di via Solferino  gli ‘sbocchi possibili’  per Conte sono  5.

Il primo sbocco individuato dal Corriere della sera  ipotizza che Conte argini la crisi con ‘un’alleanza puntellata dai responsabili’. È l’ipotesi più accreditata. I ‘responsabili’ sono  le truppe  di Itali Viva sostituite da falangi di senatori  che dovrebbero puntare a ‘garantire la sopravvivenza di una maggioranza che non è più tale’. Un’alleanza fragile e raccogliticcia.  Conte resterebbe a Palazzo Chigi ma  ridimensionato.

Il secondo sbocco, difficile e improbabile, vede Conte e Renzi in pace con  passo indietro  che passerebbe per un cambio di ministri e di rapporti di forza. Conte, in questo caso,  resterebbe a Palazzo Chigi

Uno  sbocco diverso ma  possibile  vede  i grillini che fanno quadrato intorno a Conte e lo stesso Pd che, riporta il Corriere, ‘teme che rimettere in discussione Conte finisca per provocare una destabilizzazione della maggioranza e assecondare i piani renziani’.

Poi, una carta disperata, da calare eventualmente solo all’ultimo e in realtà tenuta nella manica come ‘soluzione finale’, che punterebbe su un uomo o una donna con un profilo super partes, tale da raccogliere consensi in gran parte dell’arco parlamentare.

La soluzione, forse,  più auspicata dagli elettori, ma invisa alla attuale maggioranza che, grazie anche ai sondaggi che continuano a dare il centrodestra vincente nell’agone elettorale, è anche la più invisa al governo messo alla porta dallo strappo renziano. Governo che, nonostante ancora Giorgia Meloni  ospite a ‘Porta a porta’, abbia ricordato come sia in programma in mezza Italia e mezza Europa nei prossimi mesi, da noi viene esclusa per motivi organizzativi legati alla pandemia e, soprattutto, col referendum costituzionale che ha ridotto di un terzo il numero di deputati e senatori nella prossima legislatura. L’elezione del capo dello Stato nel 2022, poi, dà la spallata finale a questa quinta via di fuga ipotizzata dal Corriere: la più fisiologica e democratica. Ma anche la più osteggiata dal traballante esecutivo in carica.

Domani, alle 12,  Giuseppe Conte si presenterà alla Camera per le comunicazioni sulla crisi di governo e la richiesta di fiducia, previste poi per martedì alle 9.30 al Senato.

‘Prima di lunedì vengono un sabato e una domenica. Ho i brividi pensando alle offerte da suk che saranno fatte a questo e a quello’, ha pronosticato Matteo Salvini, ricordando che ‘Mattarella stesso disse a me e all’intero centrodestra: vi conferirò l’incarico se riuscirete a portarmi numeri veri e seri per un governo vero e serio. Non quelli di tre tizi in ordine sparso’. Il riferimento al Colle non è causale, perché, fiducia o no a Conte, secondo diverse indiscrezioni,  Mattarella sarebbe tutt’altro che entusiasta di avallare una nuova maggioranza raccogliticcia.

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