Sondaggio Termometro politico: Meloni vede il 30%, Forza Italia supera Conte

Cosa succederebbe se in Italia si votasse oggi? A una settimana dalle elezioni europee che hanno confermato l’avanzata dei partiti di governo di centrodestra (insieme arrivano al 47%), la sorprendente crescita del Pd, il balzo in avanti di Alleanza Verdi e Sinistra e il crollo del Movimento 5 Stelle, arriva il sondaggio di Termometro politico a fotografare una situazione ancora in divenire.

Confermate le tendenze dell’8 e 9 giugno, ma con tre dinamiche letteralmente “esplose”: Fratelli d’Italia fa il vuoto e sfiora il 30%, i dem si confermano e i 5 Stelle di Giuseppe Conte, che avevano giustificato il travaso di voti legandolo alle europee (insieme alla amministrative, il tallone d’Achille storico del partito), che precipitano sotto il 10 per cento. E Fratoianni e Bonelli che evidentemente continuano a godere dell’effetto Ilaria Salis.

Nel dettaglio, FdI di Giorgia Meloni è dato oggi al 29,4%, in salita di 6 punti rispetto al 28,8% sancito dalle urne una settimana fa. Dietro, stabilmente secondo, il Partito democratico al 24,4% (+0.3 sulle europee).

Terzo partito, e qui si registra la prima clamorosa sorpresa, è Forza Italia. Sull’onda del successo del Ppe, Antonio Tajani vola al 9,8% (era al 9,6%, sempre in abbinamento con Noi moderati) e scavalca il Movimento, scivolato al 9,6% (alle Europee aveva agguantato un risicatissimo 10%). Al quinto posto la Lega di Matteo Salvini, all’8,6% (era al 9% alle Europee, beneficiando anche della candidatura da esterno del generale Vannacci).

A chiudere la lista dei partiti che “danno le carte” c’è Avs, che addirittura raggiunge il 7,1% rispetto al clamoroso 6,7% di pochi giorni fa. Se sia frutto dell’euforia, esposizione mediatica per il caso Salis o consolidamento del dato politico di Verdi e Sinistra, in tandem con la flessione dei grillini, si vedrà nelle prossime settimane. Ormai residuali, come dimostrato dalle Europee, i valori di Azione (al 3,2%), Italia Viva (al 2%), Pace Terra e Dignità (2%) e +Europa (1,6%), tutte liste che nonostante alchimie e alleanze varie sono non a caso rimaste fuori dall’Europarlamento di Strasburgo.

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